CONSEGUENZE DEL COLONIALISMO (dopo l’unità d’Italia)

16 04 2011

 di Michele Bisceglie
(2^ parte – tratta dal libro “1861-1871: 10 anni di storia nascosti”, 2011, Falco editore,  www.falcoeditore.com

Oltre ad averci rubato tutto iniziarono anche a criminalizzare il nostro passato, operazione non ancora ultimata, cercando sempre in ogni modo di creare dentro di noi veri e propri complessi di colpa e di inferiorità: il Sud è camorra e mafia, il Sud succhia i soldi al Nord che lavora, ecc. Eppure dalle statistiche ufficiali e dalla storia risulta che i più grandi ladri e truffatori sono sempre stati nel Nord, ma su questo si sorvola con indifferenza. Questa continua azione di mistificazione è sotto gli occhi di tutti e solo chi non vuol vedere non se ne accorge (Antonio Pagano).

 Voglio ricordare qualche scandalo nordista: Banca Romana, Banca Italiana di Sconto, Anas, Loocked, BNL Argentina, Banco Ambrosiano, Scandalo dei Petroli 1° e Scandalo dei Petroli “duemila miliardi”, Enimont, Tangentopoli e Mani pulite, Telekom Serbia (sto parlando di importi di gran lunga superiori a quelli concessi al Sud con la Cassa del Mezzogiorno), il tutto pagato o risanato anche con i soldi del Sud! Da tutta questa nordica vergogna si sono assolti con molta indulgenza; al di la del fatto di cronaca, i loro “media” non hanno mai messo l’accento sullo sperpero del denaro pubblico, di contro sono estremamente severi, cattivi, razzisti ed intolleranti quando si concede qualcosa al Sud in quanto tale.

Cosa sarebbe successo se la Parma-lat si fosse chiamata Catania-lat? Apriti cielo![1]

Senza contare gli sprechi miliardari che hanno perpetrato e fatto passare come “atto dovuto”: Ferrovie dello Stato, Metropolitana di Milano, TAV, Malpensa, Alitalia, Autostrade del Nord, salvataggio delle Banche (tutte del Nord), Aeroporto di La Spezia; fondi perduti all’Editoria; il sito web Italia.it. «Con i fondi FAS del 2009, stanziati dalla Comunità Europea per le aree sottoutilizzate (Sud), hanno finanziato il disavanzo delle Ferrovie dello Stato, i trasporti del lago di Garda, l’abolizione dell’Ici, l’aeroporto Dal Molin di Vicenza, l’edilizia carceraria, gli sconti su benzina e gasolio concessi agli automobilisti di Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Trentino Alto Adige, le quote latte degli allevatori del Nord, gli ammortizzatori sociali, le new town in Abruzzo, il G8, l’Expò Milano, persino il parmigiano invenduto ed infine, sono serviti a ridurre il debito pubblico, quando la spesa pubblica incredibilmente continua a crescere».[2]
Per le passate Olimpiadi invernali di Torino hanno speso oltre Un miliardo di euro in assoluto silenzio, ma hanno riempito le pagine dei giornali quando hanno “prestato” 250 milioni a Catania.

Questo accadeva ieri, oggi le cose sono addirittura peggiorate; nel mentre le reti televisive mandano in onda lo spot per i 150 anni dell’Unità d’Italia in cui si vedono i bambini giocare a pallone (sport nazionale) in una rassicurante agorà italiana, distratti dal passaggio delle Frecce Tricolori (orgoglio nazionale) che si affiancano componendo, con le loro magliette, i numeri 18-6-1 e poi 20-11.
In tutti questo noi meridionali assistiamo con il cuore pieno di patriottico amore, orgogliosi della nostra italianità, ebbene… i nostri “fratelli d’Italia” si appropriano, ancora una volta, dei nostri fondi FAS 2010, che ammontano a 18 miliardi di euro, con la seguente suddivisione: 16 miliardi e 200 milioni al Nord, 1 miliardo e 200 milioni al Centro, 500 milioni all’autostrada Roma-Latina, e 33 milioni [!] a Taranto che valgono per tutto il Sud.[3]
Intanto, anche Trenitalia fa la sua parte annunciando, a mezzo tv, che “connette l’Italia” via Internet, ma poi scopriamo solo da Napoli in su e sconnette definitivamente il Sud eliminando i già pochi convogli di lunga percorrenza, soprattutto quelli della linea jonica.

«Se la Salerno-Reggio Calabria è l’educazione alla minorità, l’isolamento della costa jonica è l’educazione alla nullità».[4]

In occasione della drammatica alluvione nel Veneto il Governo si è prodigato, senza battere ciglio, a stanziare 1 miliardo di euro ai malcapitati cittadini, mentre molti paesi del Sud ancora avanzano i danni dell’alluvione del 2006 e son dovuti ricorrere al TAR per ottenere giustizia (che, chiaramente, a tutt’oggi non hanno ottenuto). In compenso Tremonti ha promesso miliardi di euro per il Sud, così come promise la Banca del Sud, così come il suo Governo promise il ponte sullo Stretto, la realizzazione della Statale Jonica 106, le zone franche urbane, un Ministro calabrese, un Ministero del Sud ecc.: nessuna promessa mantenuta, solo grandi proclami che servono a rinnovare il disprezzo dei cittadini del nord contro i “soliti terroni mantenuti”.

E tutto questo mentre assistiamo impotenti ai continui annunci di un fantomatico “Piano per il Sud” che viene addirittura usato come forma di ricatto per “acquistare”, come se fossimo a calciomercato, una manciata di “ascari” pronti a tradire la loro terra per sostenere un governo nordista che non è intenzionato ad aiutare il Sud. Anzi, il Mezzogiorno sembra incredibilmente ripiombare all’alba di quella tragica sciagura che ha segnato inesorabilmente il nostro destino. Allora io mi chiedo, e chiedo a voi tutti, popolo del Sud, cosa è cambiato per noi da quel tragico 17 marzo 1861? La risposta è: nulla. Il Sud continua a morire.[5] 

Tuttavia quando si parla di “fondi perduti” si pensa subito al Sud, alla Cassa del Mezzogiorno, che in termini percentuali fu lo 0,5% e che doveva servire per realizzare quelle infrastrutture che al Sud non hanno mai concesso. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma il Nord dove aveva preso i soldi per le loro infrastrutture? Con quali soldi erano state costruite le loro strade, le loro ferrovie, i loro porti, gli aeroporti e gli ospedali? Che percentuale di PIL il Nord spese per queste opere? E perché per il Sud una Cassa straordinaria e per loro ordinaria amministrazione?

Gli interventi della Cassa del Mezzogiorno erano estesi alle sei regioni meridionali, alle isole ed “alle provincie di Latina e di Frosinone, ai comuni della provincia di Rieti già compresi nell’ex circondario di Città ducale, ai comuni compresi nella zona del comprensorio di bonifica del fiume Tronto, ai comuni della provincia di Roma compresi nella zona della bonifica di Latina, all’Isola d’Elba, nonché agli interi territori dei comuni di Isola del Giglio e di Capraia Isola”. Tengo a precisare, questa parte dell’art. 1 del Testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno perché alla Cassa del Mezzogiorno si associano solo le regioni meridionali, e mai i comuni del Piceno o delle province del Lazio!… Solo nel primo decennio la Cassa ha tentato di ridurre lo squilibrio economico tra le due grandi aree del Paese, dedicandosi al miglioramento della viabilità, alla costruzione di dighe per le centrali idroelettriche, alla costruzione di fognature e acquedotti, non tralasciando il risanamento idrogeologico di zone particolarmente esposte a tale rischio. Successivamente è iniziato il degrado e la bassa qualità della spesa, compresi fenomeni diffusi di illegalità ed il passaggio definitivo alla politica assistenzialistica nella gestione dei fondi di cui veniva dotata la Cassa per il Mezzogiorno… Nel quarantennio di attività, l’investimento complessivo della Cassa per il Sud è stato calcolato in 279.763 miliardi di lire (circa 140 miliardi di euro), con una spesa media annuale di 3,2 miliardi di euro. Cifre molto grosse, ma esaminandole bene si scopre che esse risultano essere circa lo 0,5% del PIL (corrispondente alla somma annua versata attualmente dall’Italia per gli aiuti ai Paesi del Terzo mondo e sicuramente inferiore al costo del ripianamento del deficit delle Ferrovie dello Stato) contro gli investimenti pubblici al Nord che nello stesso periodo assorbivano il 35% del prodotto interno lordo… Volendo aggiungere al danno la beffa, il Senatore a vita Emilio Colombo scrive: “La Cassa operò per modernizzare il Sud e creò le condizioni per un grande mercato di cui profittò la struttura industriale del Nord pesando sulla ineguale ‘ragione di scambio’ tra industria e agricoltura e quindi tra Nord e Sud e per classi e generazioni”.

In uno studio del Fondo Monetario Internazionale si attesta che nell’ultimo periodo di vita della Cassa le imprese che hanno beneficiato dei finanziamenti sono state grandi imprese del Nord per l’88,33% e del Sud per il 9,4%. Considerato che il sistema produttivo del Sud con l’Unità d’Italia è stato distrutto dalla concorrenza delle imprese del Nord e dalla politica industriale, monetaria e tributaria piemontese, la Cassa del Mezzogiorno doveva rappresentare la spinta propulsiva per un nuovo sviluppo industriale meridionale. Così non è stato, e la Cassa, invece ha prodotto solamente sprechi che hanno favorito il prosperare della delinquenza, della corruzione, delle mafie, a discapito della stragrande maggioranza di cittadini che ogni giorno onestamente tirano la loro carretta (e pagano anche le tasse) per poi sentirsi anche denigrare da qualche zotico padano.[6]

E ancora:

Si precipitarono nel Sud le industrie del Nord, che fecero man bassa per la costruzione delle dighe: ne spuntarono dove erano inutili e non dove lo erano. Venivano a costare anche 100 volte più del dovuto. Trafficanti venivano da tutto il Nord con le valigie piene di soldi per corrompere i funzionari della Cassa. Si scatenò un “magna magna” che raggiunse le dimensioni del disastro. Essa fu un capitolo della vicenda che arriva oggi ai pali eolici.[7]

 

In conclusione, la Cassa per il Mezzogiorno fu un provvedimento pro Sud che fece straricco il Nord e, purtroppo, divenne la peggiore forma di assistenzialismo, un “bancomat” antesignano della delinquenza organizzata, causa la colpevole assenza dello Stato, un serbatoio di voti sempre con la complicità degli “ascari” politici sudisti e divenne la bandiera della Lega Nord per capeggiare una crociata contro i terroni ladroni: ancora una volta la storia veniva falsificata ed usata contro il Sud. 

Come al solito il Nord ha agito con l’ingordigia, la prepotenza e l’arroganza dei colonizzatori. «La classe dirigente meridionale, inoltre, allo scopo di conservare piccoli vantaggi, privilegi e stipendi, ha fiancheggiato sempre tutti i governi che si sono avvicendati in Italia dall’inizio dell’occupazione, governi che pur definendosi, per questione di voti “filo meridionali” hanno curato solo e sempre gli interessi del Nord e dei loro amici industriali».[8]

A loro tutto è permesso, anche saccheggiare le Casse della Regione Calabria con i loro “prenditori”, come li definisce Pippo Callipo, che puntualmente, come per magia, restano impuniti!

“Contratto d’Area”, “Legge 488”, “Leggi regionali”, “Fondi europei” e Fondi di ogni genere, da 40 anni sperperati, impossibile quantificare il loro ammontare, ma si può certamente ipotizzare non sia inferiore a decine di miliardi di euro, “investiti” per progetti fantasma e finiti “velocemente e miracolosamente” nelle mani di “imprenditori” del Nord, che hanno lasciato sul territorio disoccupazione, disperazione, offese, mortificazioni e soprattutto nessuna speranza per un futuro dignitoso.

E quando la magistratura cerca di ripristinare la giustizia ed indaga nei “piani alti” della politica, viene delegittimata e mortificata insieme al popolo meridionale tutto.

Politici locali e nazionali di ogni colore e corrente politica, industriali marchigiani sull’orlo del fallimento, imprenditori lombardi falliti, faccendieri emiliani spregiudicati, lobbisti e burocrati locali senza scrupoli, tutti insieme in una disarmonica armonia per depredare questa terra e questo popolo: ancora una volta veniamo derubati ed estromessi dalla gestione di casa nostra, della nostra terra, costretti ancora all’emigrazione e, soprattutto, colpevolizzati, come prima e più di prima di essere “la palla al piede dell’Italia”: «Senza la Calabria, l’Italia sarebbe ai primi posti in Europa» (Renato Brunetta).

Gli avvelenatori della nostra terra e del nostro verde mare d’Africa, come lo chiamava Pirandello, complice la solita classe politica, restano impuniti, anzi assolti senza processo per “diritto di colonizzazione”. E come se ciò non bastasse «l’interesse del Nord è quello di tenere viva l’attenzione sugli aspetti cruenti del fenomeno delinquenziale. Con le campagne di stampa sugli orrendi assassinii, si cela il vero problema della Mafia dai grandi capitali investiti e da investire» (Carmine De Marco, Associazione Culturale Due Sicilie, Sede di Milano). Ultimamente si è scoperta anche questa nordica criminale vergogna, su cui, puntualmente, è scesa una cappa di silenzio.

Dalla caduta del fascismo non si è più agito con determinazione concreta contro le mafie perché esse stesse hanno il “merito” di non far crescere alcuna attività produttiva che possa consentire all’economia del Sud di sollevarsi, così facendo siamo obbligati a restare «affezionati clienti ed ubbidienti coloni».

Il mondo è stato ufficialmente informato dal sito web “Wikileaks”[9] (che in Calabria «anche se le associazioni imprenditoriali, i gruppi di cittadini e la Chiesa, almeno in alcune aree, stanno dimostrando promettente impegno nella lotta alla criminalità organizzata, lo stesso non si può dire dei politici italiani, in particolare a livello nazionale», scrive J. Patrick Truhn, console generale Usa a Napoli, in un dispaccio del giugno 2008. 
E ancora: «La ’ndrangheta controlla infatti “vaste porzioni del suo territorio e della sua economia”».
E in un dispaccio del 2009 dice: «Il ponte sullo Stretto servirà a poco senza massicci investimenti in strade e infrastrutture in Sicilia e Calabria».
E poi: «I Calabresi hanno la reputazione di un popolo distante, difficile, e i loro politici sono comunemente considerati inefficaci. Gran parte dell’industria della regione è crollata oltre un decennio fa, lasciando rovina ambientale ed economica. La regione è all’ultimo posto in quasi tutte le categorie di valutazioni economiche nazionali. La maggior parte dei politici che abbiamo incontrato durante una recente visita erano fatalisti, del parere che c’era ben poco da fare per fermare la spirale economica della regione o la morsa della ’ndrangheta».
E conclude così: «Ma nessuno tranne i calabresi stessi possono creare una società civile nel loro territorio».

Lo Stato italiano spende oltre un miliardo di euro all’anno per mantenere la presenza delle forze armate in 21 Paesi nel mondo, ma la vera guerra, quella dichiarata dalla delinquenza organizzata, con centinaia di morti ogni anno, è qui, nel Sud, Campania e Calabria in primo luogo, ma ancora una volta i nostri morti e le nostre vittime sono di serie C: pare non interessi a nessuno, neanche quando un Console americano lo dice a chiare lettere ed il mondo ne è informato; e quando un imprenditore coraggioso come Pippo Callipo chiede a gran voce la presenza dell’Esercito, la politica s’indigna e lo Stato fa finta di non sentire, il Nord non è disposto a perdere quella colonia per la quale ha fatto una guerra lunga 13 anni (1860-1873).

«Il terrore di un Meridione che potesse produrre in concorrenza ha indotto il Nord ad ostacolare quasi ogni iniziativa che potesse dotare questa parte del Paese di infrastrutture adatte a sostenere uno sviluppo duraturo: meglio sussidi che strade, aeroporti e ferrovie. Ci hanno “assistiti” per non farci produrre».[10]
Senza il Sud migliaia di aziende nordiche chiuderebbero. Provate a calcolare quanto spendiamo tutti i giorni in prodotti che provengono dalla Padania: cominciate a fare la conta (io ci ho provato) da quando ci si sveglia: il dentifricio, lo spazzolino, la schiuma da barba, ecc. ed andate avanti fino a sera, senza tralasciare arredi, assicurazioni d’auto, abbigliamento, energia elettrica, telefonia, computer, penne, carta, vetro, acciaio, plastica, ecc.: sono miliardi di euro che passano dal Sud al Nord, ogni giorno per 365 giorni l’anno… da 150 anni! E quanto spendiamo da tutto il Sud per mantenere i nostri figli nelle loro università? Anche qui un calcolo ho tentato di farlo, prendendo come parametro la terra ove vivo: la Provincia di Crotone, che tutto sommato è piccola rispetto alle altre province meridionali, e la cifra che emerge è sconvolgente: 35 milioni di euro l’anno, oltre alle tasse universitarie, ai costi di viaggio ed eventuali spese per shopping e tempo libero, ma in questo conteggio non posso quantificare il dolore che proviamo nel trovare «le stanze dei figli abbandonate, i loro letti vuoti. Non c’è casa di calabrese che non conosca, dentro le sue quattro mura, il deserto. Sì, è sempre stato così, adesso partono, i nostri figli, se ne vanno, ma incontro ad un altro deserto, senza nessuna prospettiva di vita stabile, o la possibilità di costruirsi una famiglia, di fare progetti, neanche altrove… E poi: affitti stratosferici, case da dividere con altri, vite difficili…».[11]

Da qualche mese assistiamo, nei vari canali televisivi, con scadenza quasi settimanale, alla presentazione di nuovi [!] libri sul Risorgimento, e tutti puntualmente parlando della romantica fiaba scolastica, perché terrorizzati all’idea di perdere la “gallina dalle uova d’oro”: il Sud. Nessun canale televisivo ci propone un libro revisionista, eppure ce ne sono tanti, se ne possono contare oltre cento, a firma di storici anche noti, come Antonio Pagano, o di giornalisti come Pino Aprile, Lorenzo Dal Boca, Angela Pellicciari, Nando Dicè o di ricercatori come Antonio Ciano. Ma niente da fare: si è deciso così 150 anni fa e così deve restare!

Sia mai che con l’avvicinarsi del federalismo il Sud alzi la testa e miri a più alte pretese!

Sia mai che un politico meridionale, messo con le spalle al muro dall’opinione pubblica, non certamente per sua iniziativa, cominci a pretendere che l’Iva dei prodotti “importati dal Nord” (cioè il 95% dei nostri consumi) resti nel Sud! O che si possa chiedere all’ENI, che estrae dallo Jonio calabrese il 15% del fabbisogno nazionale di metano, di creare posti di lavoro e versare l’Iva in Calabria!

Un Risorgimento c’è stato, ma solo per le banche, le industrie e per le personali ricchezze dei barbari nordici piemontesi; per la loro economia il Risorgimento continua ancora: divenimmo, e lo siamo ancora, la loro colonia

 

Essere stati amministrati da “cialtroni” ha bruciato le nostre speranze e negato un dignitoso futuro ai nostri figli; non possiamo ripetere questo errore.

Il nostro Sud, con tutti gli alti e bassi della storia, è stato florido, autonomo ed indipendente per 700 anni. Noi siamo figli unici, non abbiamo “fratelli in Italia”, e non abbiamo bisogno di nessuno, semmai è sempre stato il contrario, ma non ne siamo consci perché siamo stati educati alla “minorità”: è questo il diabolico circuito che dobbiamo spezzare.

Il futuro dei nostri figli dipende da noi. Non possiamo continuare a sbagliare dopo 150 anni. Arriva la fine per tutto, anche per l’inganno (Nicola Zitara).


[1] Aprile, op. cit.

[2] Ibidem.

[3] Tratto da: “Il Quotidiano della Calabria”, 22 novembre 2010.

[4] Aprile, op. cit.

[5] N. Zitara, consultabile alla pagina web:

http://comitatiduesicilie.org/index.php?option=com_content&task=view&id=3453&Itemid=70 [febb. 2011]

[6] C. Napoli, Cassa del Mezzogiorno, finanziava davvero il meridione?, consultabile alla pagina web: http://www.eleaml.org/sud/stampa/cn_Cassa_del_Mezzogiorno_finanziava_
davvero_il_meridione_generazione_italia_2011.html [febb. 2011] 

[7] G. Marotta, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 8 agosto 2010.

[8] A. Pagano, La resistenza duosiciliana, consultabile alla pagina web:

http://www.duesicilie.org/OLDSITE/comunicati/Resistenza.html [febb. 2011]

[9] In precedenza il sito era: http://www.wikileaks.org

Attualmente sono utilizzati i seguenti indirizzi: http://46.59.1.2/  e  http://213.251.145.96/ [febb. 2011]

[10] Aprile, op. cit.

[11] A. Macrì, “Il Quotidiano della Calabria”, novembre 2010. 

 
 
 
 
 


 Si ringrazia l’Autore per la gentile concessione del testo pubblicato, e si ricorda che il libro può essere acquistato nelle librerie oppure direttamente presso il sito internet della casa editrice www.falcoeditore.com .

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3 responses

8 06 2011
G87

Secondo me l’unico modo per fare crescere le regioni del sud è creare un vero federalismo.
In modo da poter decidere cosa è giusto per noi e gestire direttamente le risorse che arrivano dall’europa.
Per essere liberi di adottare, per un breve periodo, una politica economica protezionistica e fare crescere le nostre aziende fino a quando saranno competitive.
Inoltre non si possono usare leggi uguali in contesti economici diversi come oggi accade in italia (oppure italietta) perché nord e sud hanno bisogno di leggi ed interventi diversi.
Ci dobbiamo svegliare e non avere paura di rischiare anche facendo scelte impopolari.

30 06 2011
tony cassisi

leggere il progetto http://www.sicilia dorata. com

8 09 2013
Campania terra di morte. La necessità di agire - Corretta Informazione

[…] d’Italia è stata una grande opera di colonizzazione. Basta leggere i classici, da Marx ad Engels, passando per i contributi di Antonio Gramsci, ma […]

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