DALLA COSTITUZIONE ITALIANA [RIFORMATA]

11 10 2010

di Giovanni Pecora

DALLA COSTITUZIONE ITALIANA [RIFORMATA] – ART. 1: “L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA OLIGARCHICA FONDATA SUL FANGO. LA SOVRANITA’ APPARTIENE A CHI E’ AL POTERE, E LA ESERCITA NELLE FORME E NEI LIMITI DEL SUO INTERESSE PERSONALE E DI QUELLO DEI SUOI COMPLICI”.

Nel suo ultimo discorso alla Camera, il 29 aprile 1993, Craxi sfidò il Parlamento, che doveva votare per l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti, gridando “Basta ipocrisia!”. Ed il Parlamento, intimorito perchè composto in maggioranza da personaggi compromessi e con la “coda di paglia”, negò l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti.Craxi non fu arrestato, ma quel giorno finì di fatto, nel fango, la Prima Repubblica.
Poi venne Berlusconi, e cominciò a vincere apparendo “il nuovo“, dimostrando che chi a sinistra si diceva “diverso” invece aveva sguazzato nello stesso fango di Craxi, e che solo per un evidente strabismo giudiziario della magistratura non aveva fatto la sua stessa fine. Presto però, ovviamente, anche il suo fango venne a galla: ma lui anzichè vergognarsene cominciò ad esibirlo, convincendo gli italiani che quello non era fango, ma crema al cioccolato dolcissima. Gli italiani ci credettero per altre due volte, non tanto perchè lui fosse un abile venditore di tappeti, come in effetti era, ma soprattutto perchè quelli che dicevano il contrario, appena raggiungevano il potere, cominciavano a trasudare di nuovo il vecchio fango.
Allora il popolo tra lo zozzone dichiarato e quello camuffato non vede differenza, e preferisce quello dichiarato. Almeno non è ipocrita.

Diciamo meglio: l’Italia si è divisa in due, con un referendum mai indetto, tra i fans di Berlusconi, che mangerebbero veramente i suoi escrementi esclamando “Mmmm… è cioccolata!”, ed i suoi acerrimi detrattori che anche se camminasse sulle acque direbbero che è perchè ha i piedi di plastica.
Un’Italia spaccata letteralmente in due, praticamente 50 e 50.
O forse sarebbe meglio dire 50 e 25+7+6+5+4+3+2+1+0,9+0,8+0,7+0,6+0,5+0,4+0,3+0,2+tanti+0,1…
Ma tra le due fazioni c’era una differenza fondamentale: i berlusconiani digerivano tutto del loro leader, anche i macigni, tanto li aveva forgiati a sua immagine e somiglianza, cioè con senso etico e morale pari o inferiore a zero.
Nemmeno l’averlo beccato con le mani tra le cose segrete di una minorenne li ha sconvolti; nemmeno l’aver sentito dalla testimonianza diretta della – ormai ex – moglie che lo ha definito “un uomo malato” nel senso del satirismo li ha turbati; nemmeno l’aver ascoltato direttamente le sue performances erotiche nel “lettone di Putin” dalle registrazioni realizzate segretamente da una delle prostitute con cui si intratteneva, da uomo all’epoca ancora sposato, li ha scossi; nemmeno l’aver constatato con le sentenze di più tribunali che Lui, il Capo, aveva fondato il suo partito con l’evidente aiuto della mafia e di un mafioso come Dell’Utri, suo braccio destro e braccio sinistro dei boss della Cupola, ha scalfito minimamente la loro granitica fede; e figuriamoci poi cosa gliene possa fregare se la Sua Fininvest è stata condannata a risarcire De Benedetti con la più alta multa della storia d’Italia, oltre 700 milioni di euro, e se un suo avvovato, l’inglese Mills, è stato condannato per aver corrotto dei giudici con i soldi della Fininvest (chissà mai chi sarà stato il mandante…??? Non lo sapremo mai, visto che il Capo si è fatta nel frattempo una legge che non permette ai giudici di giudicarlo)… Io penso che se uno dei berlusconiani trovasse una mattina nel letto della propria figlia il grande Silvio, chiuderebbero pian piano la porta sorridendo per il grande onore. Come si dice a Napoli ” ‘o rre nun ffa ccorne!”

Dall’altra parte, invece, stavano una miriade di stomachini delicati, esigenti, intolleranti alla benchè minima scoria, al più piccolo neo. E questi non perdonavano neanche una gaffe ai loro leaders, e non li votavano più. Anzi: non votavano più per niente e per nessuno. Era gente per bene, abituata a praticare e non solo a predicare la legalità e la coerenza. Bisogna pur capirli…
E poi c’era una sotto-categoria dei non berlusconiani di osservanza talebana, tendente a scomparire per autolesionismo masochista, ma pur sempre efficace nel fare danni a se stessi ed agli altri non berlusconiani, pronti a votare solo un simbolo, e niente più. Salvo poi anche loro (dalla cui fede granitica avevano fatto scuola gli adoratori di Berlusconi) a sostenere fino alla morte che “l’asino vola” se l’aveva detto il segretario del partito.

Ma proprio quando l’Italia sembrava avviata ad un ineluttabile trentennio berlusconiano, per inconsistenza degli avversari più che per consistenza propria, ecco che avvengono una serie di fenomeni apparentemente inspiegabili, quasi degli “X Files”.
Prima il quotidiano dei Vescovi, dei “suoi” Vescovi, quelli che avevano invitato apertamente a votare per lui i loro fedeli, cominciava a martellarlo sulla questione morale e sulla inumanità del suo Governo nella questione degli immigrati.
Forse si erano improvvisamente resi conto, i Vescovi italiani, che se ci fosse stato Berlusconi imperatore romano, non sarebbero mai arrivati in Italia né San Paolo e né San Pietro, perchè li avrebbero respinti fino alle coste libiche… pardon, Tripolitane, all’epoca. Chi lo sa. Forse non ci sarebbero stati neanche loro oggi…
Poi addirittura il suo “delfino”, il co-fondatore del mirabolante Popolo della Libertà, cominciò a non poterne più di tutto quel tanfo di marciume che aleggiava intorno a Palazzo Grazioli (che nel frattempo era diventato il ero Palazzo del Governo, con tanto di trono rappresentato dal “lettone di Putin”), e cominciò prima a sgomitare, poi piano piano a smarcarsi completamente dal suo – ormai ex – Capo. E furono i giorni dell’ira, fino al culmine rappresentato dalla cacciata di Fini e dei suoi fedelissimi.
Per la verità anche il quel caso Berlusconi si è dimostrato per quello che è, e cioè un monarca senza cervello che si fa guidare da improvvisati “Richelieu de’ noantri”, visto che ha creduto alla favoletta dei beoti Gasparri e La Russa, i novelli Gianni e Pinotto, che gli avevano assicurato che si trattasse di “quattro gatti”.
Appunto.
Peccato che i gatti fossero come quelli della famosa canzoncina, e cioè “in fila per sei col resto di due”… Giusto quanto bastava per mettere in discussione proprio la maggioranza di Governo!
A volte c’è da mangiarsi le mani al solo pensiero che siamo governati da idioti di questo calibro… 
Ed infine il “colpo di grazia” sembrava glielo avesse dato persino il presidente di Confindustria, la “sua” Confindustria, che cominciò a rilasciare interviste parlando di inadeguatezza del Governo di fronte alla crisi economica, di incapacità di governare, di sottovalutazione dei problemi degli italiani, di insanabile conflitto di interessi, specialmente nella vicenda della mancata nomina del ministro alle attività produttive… Mica caramelle! Era una vera e propria salva di artiglieria pesante quella che aveva lanciato la Emma Marcegaglia contro il Berlusca.
Roba da mandarlo veramente a picco, con il suo Governo.

E invece… 
E invece anche lui, come Craxi, si alzò in piedi, magari sulle punte per apparire più alto, puntò il dito contro di loro e disse “Basta ipocrisie!”. Li guardò in faccia uno per uno, e mostrò loro digrignando i denti le chiavi dei loro armadi più segreti, dove tenevano nascosti i loro scheletrini.
E immediatamente anche loro si zittirono.
I giornali di sinistra, unico vero baluardo dell’anti-berlusconismo militante, cominciarono ad alzare alti lai contro la “macchina del fango” messa in moto da Berlusconi e dai suoi sgherri Feltri, Sallusti, Porro, Belpietro, Sechi ecc.
Mai menzogna fu più palesemente ipocrita. Ma non perchè i suddetti sgherri, i killer del dossieraggio berlusconiano, non avessero messo veramente in moto quella macchina, ma perchè sul cristallo il fango scivola via, non attacca.
Se gli accusatori di Berlusconi fossero stati veramente puliti, trasparenti, diametralmente “diversi” rispetto allo zozzone, non ci sarebbe stato fango che poteva ricoprirli. Una scrollatina, e sarebbe stato respinto al mittente, con un colpo in quel caso veramente mortale per lui.

Il guaio è che, purtroppo, i novelli Savonarola non si chiamavano Ferruccio Parri, Alcide De Gasperi, Sandro Pertini, Enrico Berlinguer… Ognuno di loro, sia pure in proporzioni più o meno piccole, il suo schizzo di fango se lo portava sulle spalle da tempo. Certo, nulla di paragonabile al truogolo berlusconiano, ma pur sempre sufficiente per far passare il messaggio che in politica “tutto è sporco”.
Un messaggio devastante, che potrebbe aprire le porte alle più impensabili e orride soluzioni politiche future, come nel 1922 in Italia e nel 1933 in Germania. O per restare più vicini nel tempo, come il FPÖ (il “Partito della Libertà” austriaco, e già l’assonanza mette i brividi…), che con il leader razzista e xenofobo Jörg Haider ha ottenuto il miglior risultato di sempre alle elezioni del 1999, diventando il secondo partito austriaco, o come quest’anno alle amministrative in Olanda, dove il partito di estrema destra si chiama Pvv e il suo segretario, Geert Wilders, che non fa mistero di essere anti-europeista e anti-islamista, ha conquistato la città di Almere, 190 mila abitanti ad est di Amsterdam, e si è attestato come secondo partito all’Aja.
Questo è il rischio che si corre, quando la gente non ha più fiducia nella classe politica e fa venir fuori tutte le paure e gli istinti che si porta in pancia.

Se Boffo, Fini, la Marcegaglia fossero stati puliti, immacolati, avrebbero potuto agevolmente prenderlo per un orecchio e sbatterlo giù dal trono, il caimano. Invece si sono zittiti, chi per vergogna, chi per calcolo, chi per interessi di bottega, mentre Berlusconi continua a governare l’Italia.
Lui non cade, ma come avvenne con Craxi nella Prima Repubblica, adesso Berlusconi trascina con sè nel fango la Seconda Repubblica. 

Il vero problema, quindi, non sono loro, i politici, i “caimani”, gli zozzoni…
Il problema siamo noi italiani.
Se non rimuoviamo quell’art. 1 – modificato silenziosamente – ci ritroveremo, sì, proiettati inconsapevolmente nella Terza Repubblica, ma sempre con i piedi nel fango. Mettiamocelo bene in testa: il fango non è né di destra né di sinistra.
E’ fango e basta.
E siamo noi italiani a doverci ripulire per sempre da esso, cambiando le nostre coscienze, ritrovando i nostri valori più profondi. Magari anche rivalutando le nostre identità nazionali – perchè no? – con un federalismo che unisca e sia solidale, quello di Cattaneo e di Salvemini, però. Non quello di Bossi e Calderoli.

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