Perché l’Italia non sa chi era Nicola Zitara

4 10 2010

di Romano Pitaro
(su Il Quotidiano della Calabria)

Venerdì scorso è morto un tale che, quando Bossi neppure esisteva, aveva già le idee chiare sull’Unità d’Italia: è stata un danno, ma per il Sud. Il punto di vista è azzardato ma, si badi, ha dalla sua scuole di pensiero di antico lignaggio e di robusta bibliografia.
Per dire, in breve, che quel punto di vista della nostra storia non è suffragato, per quanto opinabile, dal nulla cosmico su cui, invece, poggiano le tesi (?) di Bossi e soci che, ciò nondimeno, imperversano sui quotidiani nazionali e in tutte le televisioni.
Addirittura, Zitara sosteneva, documenti (non ciance) alla mano, che l’Unità d’Italia “è stata la causa principale dei mali che affliggono il Meridione”. Insomma se Bossi (e dietro a lui molti dei cosiddetti poteri forti) oggi disdegna il Sud e sostiene che senza il Sud l’Italia ci guadagna, al Sud non mancano meridionalisti temprati e colti che, a parti rovesciate, sostengono l’esatto contrario. Questi ultimi però restano, assieme alla loro produzione culturale, ancorché discutibile, nei cassetti delle case editrici che contano. Nicola Zitara era uno di questi illustri signori il cui contributo mancherà a quella parte del Paese la quale sa bene che senza il Mezzogiorno verrebbe meno il “core business” dell’Italia.


Anzi Zitara, secondo Domenico Innantuoni, che presiede da Milano (lui che è molisano) la battagliera associazione “per il Sud”, Zitara “non era un semplice calabrese, ma un paladino di tutto il Sud. Quando presentammo le nostre liste per il Parlamento nel 2006 – confida Iannantuoni – Nicola invitò tutti i suoi amici a votarci”.

(A PROPOSITO DI QUESTA AFFERMAZIONE SI VEDANO SOTTO I COMMENTI DI LIDIA ZITARA, FIGLIA DEL COMPIANTO NICOLA, E LE PRECISAZIONI DI ROMANO PITARO E DI DOMENICO IANNANTUONI).

Sulla bilancia di questo Paese che, dopo la fine della prima repubblica, fatica a darsi una classe dirigente con una visione nazionale dei problemi, un intellettuale dalle molte letture e dai tanti scritti di vaglia come Zitara (opere come “L’Unità d’Italia: nascita di una colonia” e “Memorie di quand’ero italiano” sono pietre miliari del meridionalismo), in termini di notorietà, rispetto a Bossi che giganteggia, non ha neppure il peso di una piuma d’oca.
Questo è, se riflettiamo, già un sintomo grave dell’indifferentismo culturale da parte del circuito editoriale e massmediale nazionale verso istanze e scuole di pensiero del Mezzogiorno che meriterebbero, al di là della loro possibilità di inverarsi, maggiore considerazione.

Un tema non secondario, su cui le classi dirigenti del Sud, istituzioni culturali in primis, dovrebbero insistere con ostinazione quasi, perché altrimenti poi non ci si può stupire, come giustamente ha denunciato l’onorevole Tassone l’altro giorno, se le reti di mamma Rai trattino un’imponente manifestazione di popolo come quella contro la ‘ndrangheta di sabato 25 settembre a Reggio, alla stregua di un fatterello.
Se succede, quindi, che una testa d’uovo come Zitara, che è sulla scena culturale e politica da una vita, ha partecipato ad intensi dibatti politici ed ha animato dense e virulente polemiche culturali, non sia neanche lontanamente paragonabile all’indice di popolarità di cui godono i vari Bossi della Repubblica italiana, ci saranno delle ragioni profonde che sarebbe sciocco non indagare ed affrontare con il dovuto piglio.
Perché è ovvio che questa singolare asimmetria non riflette soltanto i rapporti di forza politici che fanno della Lega l’azionista di riferimento della maggioranza e di Zitara l’ultimo dei borboni; di Bossi un leader da ascoltare anche quando spara scemenze, sol perché se gli salta il ghiribizzo può mandare gambe all’aria il Governo , e di questo fine e scordato intellettuale calabrese un signor nessuno e dalle idee alquanto retrò. (Figurarsi che Zitara argomentava che devastando un regno, quello delle Due Sicilie, nel periodo preunitario florido e avviato verso un equilibrato decollo economico-sociale, si erano gettate le basi per un Sud italiano fatto di ascari e politici corrotti).

Ci sono altri motivi per spiegare l’asimmetria testè accennata.
E qui le idee di Zitara ci possono soccorrere, eccome! Il Sud considerato, dall’Unità in avanti, esclusivamente come bacino di braccia per il Nord in crescita e agorà privilegiata per le incursioni , spesso senza regole, di grandi imprese non del Sud che hanno fatto incetta di risorse e poi lasciato, nelle sue aree più svantaggiate, un vero e proprio deserto sociale. Un Sud la cui protesta per le molte ingiustizie subite andava sottaciuta, privandolo della parola e della forze per irradiarla oltre i suoi confini. Il Sud, e la Calabria peggio ancora, senza voce oggi nel dibattito culturale e politico nazionale: questa è la spiegazione del perché il volto di Bossi appare anche sulla carta igienica e quello di Zitara, uno dei principali esponenti del meridionalismo di estrazione socialista, resta sconosciuto ai più.
E la sua morte, pertanto, senza commenti sui grandi quotidiani e magazine del Paese.

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15 responses

4 10 2010
Piero Ferrari

Buongiorno conoscevo benissimo attaverso i suoi scritti il prof Nicola Zitara. Quello che mi ha colpito è stato che queste tematiche sono statte sempre un cavallo di battaglia della destra lui era l’ unico che le fece da sinistra. Detto questo vorrei cogliere l’ occasione per pubblicizzare il suo vastissimo sito internet dove potrete trovare di tutto e di piu’
http://www.eleaml.org buona lettura e buon studio io vi accedevo spesso e lo trovo bellissimo. Condoglianze sentite alla famiglia Zitara. Dott Piero Ferrari

9 10 2010
carlo

a testimonianza del fatto che la grandezza del SUD non ha ideologia, ma è un dato di fatto.

4 10 2010
Lina Furfaro

Dobbiamo essere fieri in Calabria di avere avuto personalità colte, critiche e dignitose come Nicola Zitara, ormai sono esseri più unici che rari. Purtroppo il popolo o non “riceve” proprio o non filtra più quanto gli viene propinato e l’educazione alla cultura ha perso la sua entità. l’omologazione ha preso il sopravvento. Io sono per … la biodiversità! Salviamo la dignità, la cultura… sono esseri in estinzione!

5 10 2010
6 10 2010
Lidia Zitara

Grazie a Pitaro per il bell’articolo e a questo sito per averlo riproposto.
Tuttavia c’è una gravissima inesattezza, peraltro non imputabile all’estensore del testo che posso presumere si sia ingenuamente fidato di voci da parte di terzi non direttamente coinvolti.
Mi riferisco alla parte dell’articolo che riporto testualmente, corsivandola: Anzi Zitara, secondo Domenico Innantuoni, che presiede da Milano (lui che è molisano) la battagliera associazione “per il Sud”, Zitara “non era un semplice calabrese, ma un paladino di tutto il Sud.
Quando presentammo le nostre liste per il Parlamento nel 2006 – confida Iannantuoni – Nicola invitò tutti i suoi amici a votarci”.

Questa è una fandonia bella e buona. Mio padre non ha mai invitato i suoi amici a votare il partito di Iannantuoni, ritenendolo privo di coerenza interna, senza nerbo e piuttosto indolente. Lui stesso NON LO VOTO’.
Non ho idea di come questa voce sia arrivata all’orecchio di Pitaro, ma posso garantire che è del tutto falsa.
Mio padre ha lasciato una grande eredità spirituale e politica, di cui ora che è morto è molto facile appropriarsi a proprio vantaggio. La mia famiglia sta osservando con sdegno e costernazione che questo accade da diversi orientamenti e direzioni, in modi sottili, maligni e diversificati.
Mio padre non ha mai nascosto i propri orientamenti politici, e quando si è trattato di invitare al voto lo ha fatto con il vigore intellettuale della ferma convinzione politica, ma sempre con la discrezione di chi ritiene gli altri liberi di formarsi una propria idea.
Non era un venditore di aspirapolvere o enciclopedie, non era un mercante di idee politiche o un mercenario di fac-simile di schede elettorali.
Ad ogni modo sono sicura che questa sia solo la punta dell’iceberg della corsa all’appropriazione delle idee di mio padre. Inviterei a riflettere sul fatto che c’è chi veglia sulla sua testimonianza politica e morale.
Saluti,

Lidia Zitara
secondogenita di Nicola

7 10 2010
Direttore

Carissima Lidia,
il rispetto e la stima di cui godeva suo padre erano grandi, e da diverse parti.
Ma purtroppo, come spesso succede, post mortem anche persone che non si erano mai interessati a lui o alle sue idee politiche diventano suoi figli spirituali.
Poco male, non se ne faccia un cruccio: è il destino dei grandi.
Prendiamo atto tutti, a partire da me, della precisazione in merito a quanto scritto da Pitara certamente in buona fede, sulla dichiarazione di Iannantuoni.
Ho provveduto già ad inserire una nota di rimando a questo commento.

E’ chiaro, evidente e persino scontato che i custodi primi della memoria di Nicola Zitara siate voi familiari.
E’ un vostro diritto e, se mi è consentito, un vostro dovere.
Quello che tutti gli altri possiamo fare è darvi, se richiesta, una mano.
Sarebbe bello che si cominciasse da subito ad istituire un’associazione culturale che portasse il suo nome (sarebbe la prima, ma speriamo che ne nascano in tutto il Sud…), e piano piano si arrivi ad istituire una Fondazione a Lui intitolata.
Noi siamo a disposizione. Ed insieme a noi sicuramente tutte le tantissime associazioni meridionaliste.
A voi familiari tocca il difficile ma indispensabile compito di stabilire “l’ortodossia” nell’interpretazione del suo pensiero, che potrebbe essere tirato un po’ da una parte e un po’ dell’altra a seconda delle occasioni e degli esegeti.
Ma ovviamente, e so bene di trovarla d’accordo con me, il pensiero di suo padre è così grande, così importante e così pervasivo della cultura meridionalista che non è possibile non diventi un continuo punto di riferimento ideale e politico. E questa è certamente la più alta e bella eredità che vi (e ci) ha lasciato.
Di NIcola Zitara si DOVRA’ parlare in tutto il Sud, e verrà un giorno in cui non ci sarà città meridionale che non avrà una via o una piazza a lui intitolata.
Non so se lei segue Facebook.
Dal giorno della sua morte il ricordo di suo padre è letteralmente “esploso” sul web, con un susseguirsi di ricordi, citazioni, trascrizioni che non vedevo dalla morte di personaggi illustri ed amati da tutti come Sandro Pertini (a livello di affetto, perchè allora non c’era internet).
Allora, Lidia, tutto questo è un segno da non sottovalutare.
Lui non ha fatto in tempo a vedere realizzati i suoi sogni, a tutti noi sta il compito di portarli avanti nella certezza che, prima o poi, diventeranno realtà.
Un caldo e caloroso abbraccio, uguale a quello che ci siamo scambiati il giorno del funerale di papà.
Giovanni Pecora

9 10 2010
romano pitaro

Leggo soltanto adesso la puntualizzazione della signora Lidia Zitara.

Ho riportato, nell’articolo cui si fa riferimento, l’opinione dell’ingegnere Iannantuoni, presidente di “per il Sud” e, da quanto ho direttamente appreso, profondo estimatore di Nicola Zitara.

In ogni caso, la signora Zitara fa benissimo a “vegliare sulla testimonianza politica e morale” di un grande meridionalista.
Sia per evitare “appropriazioni indebite” sempre possibili, magari in buona fede, che per ristabilire la verità.

Grazie per l’attenzione
Romano Pitaro
romano.pitaro@libero.it

9 10 2010
raffucc

…sarebbe bello se Napoli, la capitale, intitolasse una strada a Nicola ZITARA, chissà forse un giorno…

9 10 2010
Fernando Martella

Mi associo alle parole del direttore. Non é un mistero sul perché la cultura del sud non sia mai stata la “cultura degli italiani”, per troppi anni ci hanno nutriti con la storia ufficiale per poter individualmente, tutti noi, trovare da soli la forza ed la voglia di metterci a studiare milioni di documenti secretati, fino a poco tempo fa negli archivi di Stato, per capire qual’é la verità storica dell’unita d’Italia. Ci hanno insegnato che noi eravamo “tanto opitali”, poichè al sud accogliamo i nostri connazionali del nord con tanta gentilezza, quando qualche emigrante ospitava alle vacanze nel sud, un amico del nord, lo portava in giro dai parenti come fosse un valore aggiunto guadagnato con la sua migrazione e passeggiava in piazza con lui di fianco, orgoglioso come se portava il santo patrono del paese. Prorio per questo é importante la lettura di coloro che, da tanto tempo continuano a produrre libri su una strada diversa. Io ho scoperto Zitara solo grazie a questo tamtam di fb, lo sto leggendo, datemi il tempo. ma vorrei dire alla filgia che anche tra discendenti non si rimane per molto tempo d’accordo sulla lettura del pensiero degli avi e, senza paragonare i figli di Zitara a quelli di Craxi, sappiamo che è già successo e succederà ancora. Detto questo condivido lo sdegno e la preoccupazione di Lidia Zitara contro chi, pretendendo di cambiare le cose, ma rimanendo uguale a tutti gli altri politici, usa gli altri per cogliere qualche voto e stabilire una primogenitura sulle idee politiche da ereditare. La democrazia di una informazione diretta come questa, fa diventare veri e propri boomerang, guadagnati con lode, certi atteggiamenti. Spero di poter veder nascere il centro culturale, auspicato dal Direttore Giovanni Pecora, ispirato alla memoria di suo padre Lidia , al quale spero di poter aderire con l’Associazione Emigranti Sanpaolesi nel Mondo che mi pregio di rappresentare, in qualità di presidente di tutti i cittadini emigrati da San Paolo di Civitate(FG), paese limitrofo a quello di Iannantuoni, il quale, per la precisione é pugliese come me.. Porgo infine con rispetto le mie condoglianze alla Famiglia Zitara

9 10 2010
Tonio Izzo

(Figurarsi che Zitara argomentava che devastando un regno, quello delle Due Sicilie, nel periodo preunitario florido e avviato verso un equilibrato decollo economico-sociale, si erano gettate le basi per un Sud italiano fatto di ascari e politici corrotti).
Questa grande verità che rispecchia la realtà di ieri e di oggi ci dovrebbe condurre ad una forte azione per sostituire l’attuale classe politica con una nuova classe basata sulla cultura e soprattutto sull’onesta, l’amore e la fratellanza per il popolo tutto

10 10 2010
Domenico Iannantuoni

Gentile Direttore,
vista la questione sollevata dalla gentile Sig.ra Lidia Zitara relativa all’articolo del dott. Romano Pitaro, ritengo utile riportare un mio succinto pensiero su Nicola Zitara che avrei dovuto esporre il 2 ottobre 2010 a Roma in occasione di un convegno dedicato ai meridionalisti più noti organizzato dal Dott. Michele Iannelli (Insorgenza Civile e Comitato 8 Maggio). A me fu assegnato Zitara, e lo accettai di buon grado. Naturalmente avvisai la moglie di Zitara Sig.ra Antonia di questo evento per correttezza deontologica ripromettendomi di inviarLe il documento appena pronto …ciò accadeva pochi giorni prima della scomparsa del marito.
Mi scuso con i lettori per i tempi da me utilizzati, espressi al presente, ma quanto da me scritto risale a poco più di una quindicina di giorni prima della scomparsa di Zitara.
Non entro nel merito di quanto espresso dalla figlia Lidia in questo Blog, se non che comprendo benissimo il suo stato d’animo e che ciò che ha detto è assolutamente in buona fede, ma occorre almeno precisare che il partito “per il SUD” non è il partito di Iannantuoni, che la visione politica del sottoscritto, parte della diaspora meridionale, non è necessariamente congruente con quella di Zitara, ma simile sì. Sulla questione del voto del 2006 io non posso che riportare ciò che lui mi disse di persona, che non ho mai diffuso a nessun’altro se non al dott. Romano Pitaro in una mia recentissima mail, a titolo personale, peraltro dove esprimo altri concetti su Nicola Zitara e la sua Scuola di pensiero. La decisione di Pitaro di riportare quel frammento di notizia sul suo articolo, è autonoma e genuina, improvvida forse vista la reazione scaturita, ma credo solo legata al suo desiderio di valorizzare l’estensione oltre-Pollino del pensiero di Zitara. Se poi Nicola Zitara, come dice Lidia e contrariamente a quanto dettomi non ha votato nelle politiche del 2006 il “partito per il SUD” e nemmeno ha diffuso alle sue amicizie la presenza sulla scheda elettrorale di un partito che dopo 150 anni di assenza riproponeva il nome SUD, ne prendo atto. Mi spiace invece che il partito “per il SUD” sia stato descritto senza coerenza interna, senza nerbo ed indolente, ma se questo era il giudizio di Zitara ne terrò debita considerazione non potendo fare altro oggi.
Quando ho potuto ho sempre rammentato in pubblico la meritoria opera di Zitara, ed era vivo.
Non ho mai avuto intenzione di appropriarmi di alcuna eredità spirituale di Zitara giacchè cosa impossibile, nè di tipo politico poichè le nostre ideeForza sono in gran parte diverse dalle sue proposte, nè mai ho millantato la sua amicizia per ottenere alcunchè.
Nonostante quanto scritto, sicuramente in buona fede dalla figlia Lidia, resta immutato il sentimento di ammirazione verso un uomo che ha dedicato gran parte della sua vita per la rinascita del SUD.
Rinnovo alla Famiglia Zitara ed alla moglie Antonia le mie più sentite condoglianze.
Domenico Iannantuoni

Nicola Zitara
“Il meridionalista”
Economista, filosofo, ideologo, romanziere, poeta, brigante
( di Domenico Iannantuoni )

“Nicola Zitara (Siderno 1927), giornalista, scrittore, bibliotecario, studioso meridionalista, autore dei saggi L’Unità d’Italia: nascita di una colonia e Il proletariato esterno, per i tipi di Jaca Book, e del romanzo storico Memorie di quand’ero italiano. Di ideologia socialista (fu segretario della federazione del PSIUP di Catanzaro e scrisse per Quaderni calabresi), è oggi esponente del movimento culturale neo-borbonico, fortemente critico verso lo Stato unitario.”
Questa la breve didascalia che accompagna l’immagine di Nicola Zitara in età giovanile e pubblicata sul sito ufficiale della Città di Siderno sua amata città Natale.
E’ doveroso aggiungere per completezza che a partire dal 1944 Zitara fu esponente operativo del Partito Socialista dal quale ne uscì nel 1958 trovandosi in disaccordo su questioni etiche e aderendo successivamente al PSIUP. Ben presto però si allontanò anche da questa formazione politica trovandosi in personale forte disaccordo per la linea prettamente filo nordista di tale partito. Tra il 1968 ed il 1972 curò la rivista “Quaderni Calabresi”. Subito dopo la rivolta di Reggio diede alle stampe , con debito successo editoriale e politico, “ L’Unità d’Italia, nascita di una colonia” e poco dopo “Il Proletariato esterno”, raccolta di molti suoi precedenti scritti.
E’ negli anni ottanta tra i fondatori del Movimento Meridionale, iniziativa che, almeno per lui, non ebbe seguito poiché la sua visione politica in quegli anni volse al totale distacco dall’idea di Italia e la sua politica diventò chiaramente separatista.
Infatti la sua formazione marxista, originariamente legata ad una visione di eguaglianza internazionale del proletariato subisce progressive trasformazioni ed integrazioni del tutto innovative che lo portano al concetto di “Separatismo rivoluzionario”, quando diventa per lui ormai evidente l’abbandono del Mezzogiorno anche dalla stessa classe operaia del Nord che vive interessi compiacenti con il capitalismo tosco padano. Da quel momento il SUD diventa per Zitara il soggetto che identifica la non applicazione, nei suoi confronti, del terzo principio rivoluzionario , quello dell’uguaglianza.
Le sue pubblicazioni scandiscono benissimo i momenti cruciali di sviluppo del pensiero politico di Zitara, siano esse di carattere tecnico-economico sia letterario, tutte connotate da una coerenza intellettuale “inossidabile”.
Zitara diventa così il paladino del SUD, un guerriero consapevolmente povero ma bellicoso ed intelligente.
La sua azione politica e letteraria si intensifica poi con l’avvento delle tecnologie informatiche attraverso le quali egli raggiunge un sempre maggior numero di lettori scavalcando così la censura dei media nazionali , mentre il suo giornale informatico “Fora” diventa per tutti un riferimento.
Oggi altri Autori meridionalisti riportano con successo sui loro libri i concetti politici, economici, storici e sociali di Zitara, è un caso eclatante il successo del libro “Terroni di Pino Aprile”, un bestseller che non sarebbe mai stato senza la scuola di pensiero di Zitara; unica scuola politica meridionalista, e comunque universale, che media con sapiente complementarietà le ragioni dell’economia attuale con lo studio della storia del passato, creando così gli strumenti necessari per una saggia progettazione del futuro.
Non basta; noi non possiamo esaurire con queste poche note la descrizione dell’uomo “Zitara”, nè tantomeno dare una benchè minima idea dell’operato di uno dei più grandi meridionalisti italiani.
Chi lo ha conosciuto personalmente, ed ha avuto modo di passare almeno qualche ora con lui a conversare, si è immediatamente reso conto di trovarsi di fronte ad un uomo di elevatissimo spessore culturale e di semplicità estrema, tale da rendere sempre piacevole ogni tipo di discussione.
Non vi è argomento a lui precluso e ciò che più conta è che ha la capacità di sostenere le sue argomentazioni da ogni angolazione arricchendola ove necessario con eruditi contributi del complesso sapere umano, dall’economia alla storia, dalla letteratura all’arte, dalla politica alla sociologia e così via.
Nicola Zitara poi, non si accontenta di esporre i suoi concetti e le Sue determinazioni; egli dimostra sempre i suoi “ragionamenti” riportando cause e concause, condizioni al contorno, mezzi e fini con sintassi perfetta e lucida consequenzialità dei concetti, rendendo così efficace e contemporaneamente semplice la comprensione del suo pensiero.
Quando mi è stato chiesto di parlare di Zitara, e soprattutto di tracciare una sintesi del suo pensiero, sapevo di dover affrontare un lavoro molto difficile proprio per la poliedricità del “personaggio” ma anche perchè non è facile parlare di una persona che si conosce personalmente e si stima non solo per il suo potere personale implicito ma anche per il sacrificio che egli profonde per la causa meridionale fino alla personale sofferenza.
Altri amici meridionalisti si affollano nella mia mente, viventi e non più, tutti bravi e verso i quali dobbiamo profonda riconoscenza per quanto hanno fatto e stanno tuttora facendo, nessuno escluso; ciascuno a suo modo, con i propri pregi e difetti, ma tutti mossi, quelli odierni, da un irrinunciabile desiderio di far rinascere a nuova vita il SUD.
Nicola Zitara è tra tutti i meridionalisti quello fondamentale. Al suo confronto, con il dovuto rispetto, Croce, Nitti, Salvemini, e perfino Gramsci, solo per citare i più noti, mancano del pregio fondamentale “dell’ideologo” vero. Loro hanno saputo esprimere ragioni e motivazioni dello stato terribile in cui il SUD si trovava e si trova tuttora ma seguendo una logica di politica meridionalista di tipo contemplativa, statica ed imbelle. Zitara al contrario imbraccia il fucile delle Idee e corre a combattere in aiuto del SUD, mette a disposizione la sua persona con tutto il cuore, fino alla fine, trasformando così le sue idee in “IdeeForza”, proiettili micidiali che senza uccidere hanno la forza di trasformare il pensiero e le azioni dell’uomo.

La dimostrazione dell’esistenza di due Italie e meglio dell’Italia e della non Italia, quindi l’essere ed il non essere, la malavita e la buonavita, l’efficienza e la non efficienza, il dinamico e lo statico, l’essere negatività al Sud affinchè al Nord sia tutta positività, sono gli obiettivi finali che la filosofia di Zitara vuole dimostrare, e dimostra chiaramente.
Questo dilemma di permanente complementarietà “energetica” tra ciò che è Nord e ciò che è per differenza obbligata il SUD, rispetto ad un totale che resta costante e che vede quindi un’Italia declinare nel suo complesso, Zitara non lo recita come un’ossessionante litania, ma lo analizza lucidamente attraverso numeri, rapporti economici, indici ISTAT, flussi migratori delle popolazioni del SUD, iniziative belliche e repressione della ribellione dei contadini meridionali, azioni di colonizzazione di garibaldesca origine e di piemontese raffinato completamento. Egli studia a fondo la sleale politica nazionale italiana per il mezzogiorno, supportata da meridionali ascari e truffaldini e soprattutto progettata a tavolino dai fratelli d’Italia venuti dal Nord con la compiacenza del capitalismo più stolido del mondo occidentale.
In questo Zitara trova la chiave di lettura della questione Meridionale.
Ed è questo il Nicola Zitara economista, filosofo e ideologo.
Chi può contraddirlo, leggendo il suo libro: L’Unità d’Italia, nascita di una Colonia? Nessuno!
I numeri che Zitara ci riporta a dimostrazione che l’Unità d’Italia altro non è che il decollo del Sottosviluppo del SUD, sono e restano inconfutabili per qualsiasi economista.
Andando oltre egli, pur apprezzando l’opera del grande meridionalista Gramsci ne critica la conclusione del suo pensiero considerandola amorfa ed anche irrazionale.
” La miseria del Mezzogiorno era <> storicamente per le masse popolari del Nord; esse non capivano che l’unità non era avvenuta su una base di uguaglianza, ma come egemonia del Nord sul Mezzogiorno nel rapporto territoriale città-campagna, cioè che il Nord concretamente era una <>, che si arricchiva alle spese del Sud e che il suo incremento economico-industriale era un rapporto diretto con l’impoverimento dell’economia e dell’agricoltura meridionale.
Il popolano dell’Alta Italia pensava invece che, se il Mezzogiorno non progrediva dopo essere stato liberato dalle pastoie che allo sviluppo moderno opponeva il regime borbonico, ciò significava che le cause della miseria non erano esterne, da ricercarsi nelle condizioni economico-politiche obiettive, ma interne, innate nella popolazione meridionale, tanto più che era radicata la persuasione della grande ricchezza naturale.del terreno: non rimaneva che una spiegazione, l’incapacità organica degli uomini, le loro barbarie, la loro inferiorità biologica.” ( Antonio Gramsci, da Il risorgimento)
Zitara contesta a Gramsci la mancanza di un ragionamento economico quindi di non applicare alla questione meridionale le variabili dipendenti e non del mercato nazionale e l’applicazione delle sue ferree regole del profitto.
Dice Zitara infatti …“ L’unificazione del mercato nazionale ha spezzato la schiena al Mezzogiorno”…in sostanza tanto nascono al Nord strutture di sviluppo e del relativo capitale ed in modo complementare al Sud quelle del sottosviluppo. Un amplesso fatale che non trova soluzione se non appunto in una separatismo rivoluzionario. Il destino delle colonie.
Un’IdeaForza eccellente di Zitara, solo apparentemente non violenta, è quella di privilegiare l’acquisto dei prodotti del SUD attraverso il rifiuto di quelli provenienti dal Nord o meglio del loro boicottaggio:…”Giacchè viviamo in un mondo in cui la dominazione politica è incorporata nelle merci di massa, la nostra liberazione non comincerà con la freccia del nostrano Guglielmo Tell che trafigge il tracotante nemico, ma con un camion di provo lette Galbani precipitato nella scarpata dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria”…
Come sennò superare l’ostacolo mercantile del protezionismo a doppia faccia sempre a favore delle regioni del nord…
Ecco che nel libro “Negare la Negazione” troviamo una serie di compendi importantissimi a sostegno delle filosofia economica di Zitara che, si badi bene, resta sempre nell’alveo del concreto, con una visione pragmatica sullo stile di quella esperenziale statunitense quando, per citarne l’evento scatenante, le allora colonie inglesi, per smarcarsi dalla sudditanza dei beni provenienti dall’Inghilterra gettarono a mare il the nella baia di Boston dichiarando il caffè, prodotto in America, loro bevanda nazionale. Molti mercanti inglesi fallirono insieme a qualche ascaro americano ed anche la potente Banca d’Inghilterra ebbe contraccolpi per la nascita del mercato autonomo americano e da lì a poco nacquero gli Stati Uniti d’America.
Il colonialismo bancario insieme con quello dei prodotti del Nord ha generato una popolazione economicamente inutile succube della votocrazia ovvero dell’interazione raccapricciante tra capitalismo nordista e malavita organizzata per mantenere in stato di permanente colonizzazione il Mezzogiorno.
Ecco perché il tumore che Zitara vuole estirpare è quello principale e cioè quello individuabile nell’unità d’Italia vedendo questa come una vera e propria palla al piede, poiché costringe le genti del SUD ad essere fonte inesauribile di proletariato esterno, cioè privo di industrie proprie e di propri capitalisti, Condizione di sudditanza pervicacemente mantenuta in essere con l’esaltazione risorgimentale e quindi con la cancellazione della memoria storica.
Qui però dobbiamo aggiungere una nota importante che fa di Zitara un meridionalista superlativo. Egli, a differenza di Gramsci, Salvemini ed altri, vive l’emigrazione in Lombardia provenendo da una famiglia imprenditrice del SUD che prima dell’unità era agiatissima e poi via via sempre più povera a causa del saccheggio mercantile operato dal Nord Italia. Il suo punto di vista quindi non è monodirezionale. L’eperienza lombarda gli consente di toccare con mano le regole della crescita economica del triangolo industriale e di vedere dall’interno del sistema toscopadano l’uso screditato del proletariato esterno meridionale nonché la sua discriminazione sociale.
Per un uomo della sua cultura questo è insopportabile. Egli non accetta questo stato di cose e diventa duo siciliano abbandonando definitivamente l’Italia con i suoi Bossi i Calderoli, i Berlusconi, i Bersani, i Prodi…insomma tutta la classe dominante tosco padana. E quella ascara al SUD? Secondo lui peggior sorte gli spetterebbe, giudizio assolutamente condivisibile.
Possiamo dire, volendo fare un paragone, che Zitara sta al marxismo come i Borbone stavano al socialismo ante litteram. Questa affinità non deriva da una visione solo borbonica della storia del risorgimento e della conseguente sopraffazione del SUD, ma prevalentemente dallo studio del modello di sviluppo economico che la dinastia borbonica aveva adottato per lo stato della Due Sicilie e prima ancora per i regni di Napoli e di Sicilia. Chi pensa che Zitara sia un monarchico, soprattutto leggendo alcuni suoi articoli in cui egli ripropone la dinastia borbonica al SUD, sbaglia di grosso. Egli molto più semplicemente ragiona in termini di necessaria indipendenza del SUD che avrebbe più probabilità di nascere attorno ad un “capo” carismatico di meridiana nascita e a questo punto ben venga anche un re costituzionale.
Per lui …” La principale esigenza consiste nel restituire agli uomini del Sud italiano la sovranità sul loro Paese; sovranità di cui il diritto di lavorare e produrre costituisce la bussola. Se un giorno si arriverà a tale risultato, un’economia orientata da una sapiente e civile visione degli interessi collettivi rappresenta l’unica opzione organizzativa capace di conservarla”…
Non è possibile esaurire l’operato politico di Nicola Zitara con i testi sopracitati, vi è da aggiungere una massa enorme di scritti (dei quali tantissimi ancora inediti), di articoli, di massime e regole che a dir poco lo rendono costruttore della vera politica meridionalista, una politica non più di tipo contemplativo ma finalmente dinamica e ricca di idee concrete pesanti come pietre, ma pietre vere e non falsità ideologiche che fino ad oggi il SUD ha dovuto sorbire.
Questo lavoro si ritrova in parte nella rivista “FORA” da lui stesso edita in internet per via dell’ostracismo che la Stampa nazionale ha sempre operato nei suoi confronti.
Ma gran parte del suo lavoro è sicuramente ancora inedito
Sì Nicola Zitara era scomodo al SISTEMA, questo va detto a chiare lettere. Lui era un vero rivoluzionario.
Ancora non basta per decrivere le qualità del calabrese-calabrese Nicola Zitara.
Il suo romanzo (autobiografico) storico “Memorie di quand’ero italiano” è a mio avviso un capolavoro della narrativa. Se è vero che l’arte del romanziere è quella di “aggiungere” per rendere esauriente il racconto e quella della poesia di “togliere” per non eccedere in inutili parole, ebbene Zitara non solo raggiunge questo risultato difficilissimo e cioè quello di non dire nulla di più del necessario senza togliere alcunché alla completezza del romanzo, ma riesce perfino a contestualizzare ogni attimo della narrazione mantenendo un equilibrio dinamicamente perfetto nella trasformazione Cronaca¬-Storia; coinvolgendo così il lettore in modo triplice.
Anche il romanzo successivo “ ‘O sorece morto” non fa che implementare i positivi giudizi sulla grandezza del romanziere-poeta Nicola Zitara che, alla continua ricerca del microcosmo essenziale alla vita giornaliera dell’uomo, ne esalta al contempo la grandezza universale della sua esistenza in un modo così semplice da restarne sbalorditi e vogliosi sempre di rileggere il già letto per scovare altre recondite informazioni semmai sfuggite ad una prima lettura. Nicola Zitara insomma scrive non solo per sé stesso, come è d’uso per la massima parte degli scrittori, egli scrive soprattutto per “spiegare” a chi non lo avesse capito, o ancora non vuole capirlo, il significato dell’esistenza della Calabria e del SUD Italia ed valore universale che loro compete nel complesso equilibrio socio-economico del sistema “Italia” e dunque planetario.
Da questa mia personale visione del “Maestro” Zitara, che ritengo condivisa da molti altri suoi ammiratori o allievi, esce quindi un’altra sua immagine, quella del “Brigante”.
Un brigante moderno, senza fucili, pistole e copricapo piumato, ma armato di “Idee” vere e non di “Ideali” astrusi. Egli, vero “capomassa” dell’età moderna, trasforma il meridionalismo da contemplativo in dinamico e dà battaglia su ogni fronte incalzando i nemici del SUD ovunque essi si trovino sempre incurante della loro superiorità numerica.
Domenico Iannantuoni

10 10 2010
Direttore

Prendo atto, come nel caso della Sig.a Lidia Zitara, della lunga ed articolata precisazione dell’ing. Iannantuoni, e parimenti ne porrò attenzione con una nota nel corpo dell’articolo.
Naturalmente non entriamo nel merito dei fatti, anche perchè sarebbe presuntuoso da parte nostra farlo in presenza di due testimoni diretti che hanno liberamente e francamente espresso la loro testimonianza.
Il nostro compito era, e rimane, quello di informare.

Rimane la certezza che il Sud ha perso con Nicola Zitara un grande intellettuale, un fiero combattente per la causa del Sud ed un punto di riferimento dentro e fuori il meridione.
Nicola Zitara ha espresso un pensiero così nitido, così potente, così onnicomprensivo sulla questione meridionale che nessuno, penso, a cominciare dai suoi familiari, potrebbe pensare di esserne l’unico interprete e l’unico esegeta.
Alla famiglia, come ho già scritto, resta il diritto/dovere della memoria e della composta vigilanza su possibili episodi di stravolgimento del pensiero e degli atti di Nicola Zitara.
A tutti gli altri che lo hanno stimato, appoggiato, studiato resta il compito di portare avanti il Suo pensiero in ogni parte d’Italia.
E, se ci sarà possibile, far sì che i suoi sogni divengano realtà.

12 10 2010
Lidia Zitara

Signor Iannantuoni, la sua prosa originale e la sua fantasia ortografica mi lasciano ammirata. Cionondimeno le garantisco che mio padre dichiarò apertamente in famiglia e ai suoi amici che i rapporti politici con lei si erano definitivamente conclusi nel 2004 dopo il convegno di Acerra, dal quale i miei genitori tornarono delusi e amareggiati. Questo non significa che umanamente non la rispettasse, esattamente come rispettava tutto il suo prossimo. Mio padre era un uomo molto gentile e disponibile, nella migliore delle ipotesi posso pensare che lei avrà mal interpretato la sua affabilità.
Non le permetto tuttavia -e non lo consento a nessuno– di accennare non poi tanto velatamente ad un mio stato emotivo alterato o ad una incapacità di valutare/ricordare il pensiero di mio padre.

Se poi lei pretende di avere essere “testimone diretto” (come dice -senza dire- il Direttore) più affidabile di me, la prego di venirsi a prendere il mio letto e di portare a spasso il mio cane due volte al giorno e di non dargli da mangiare cioccolata.

20 10 2010
borbone

Polemiche anche qui…nel blog dedicato alla rinascita del sud. Non ho parole.
Chi sbaglia dovrebbe ammettere l’errore, è chiaro ora che qualcuno ha sbagliato. Ma Il fatto che si cerca sempre di mettere una toppa pregiudica pesantemente questa BENEDETTA rinascita. Ma cosa vogliamo far rinascere con questi atteggiamenti?

15 02 2011
Luigi

Zitara e’ stato un Grande, proprio per questo viene oscurato da questa dittatura che predilige i bossi, borghezio e cianfrusaglia varia che ci stanno derubando di tutto, denaro e dignita’. Anch’io spero che un giorno a Napoli, corso umberto diventi corso Nicola Zitara… pero’ a quanto sembra ci vuole il permesso del ministero (non ricordo quale, per quello che valgono…). Unica soluzione l’indipendenza del Regno delle due Sicilie, altrimenti restemo la colonia dei banchieri e degli industriali del nord.

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