La Calabria senza il Nord? Primi nel mondo

14 09 2010

12 settembre su “Il Giornale” <<Brunetta, senza Calabria e parte Campania noi primo paese>>

REPLICA: La Calabria senza il Nord? Primi nel mondo

di Vincenzo Niutti*

Onorevole ministro Brunetta a seguito delle affermazioni sconvolgenti da Lei sottoscritte sul “Giornale” ci terrei a ricordarle che un economista che è nulla più che un economista diventa un pericolo per il suo prossimo quando i dati economici vengono letti a proprio piacimento diffondendo nella società una mistificazione assurda e senza fondamento.

Mi consenta di smentire prescindendo da studi quanto da Lei affermato.

La Calabria rappresenta un grande e grosso malato che tal fa comodo alle tasche di imprenditori e professionisti certamente non del Sud. Se per un attimo Lei accede ai dati della Camera di Commercio noterà sicuramente che le Società che usufruiscono di fondi Comunitari e Nazionali hanno una compagine societaria quasi sempre riconducibile al Nord (Lombardia in gran parte). Gli assassini storici della nostra economia risiedono proprio al Nord.

Nel 1861 in Italia non viera alcun divario, da qualche anno ciò può statisticamente affermarsi.

Secondo una recente ricostruzione, basata su un lavoro certosino di integrazione di fonti statistiche diverse (fino agli anni 40 non esisteva la moderna contabilità nazionale), non è affatto vero che al momento dell’unità il Sud fosse economicamente più arretrato del Nord.

Il divario, invece sarebbe interamente un portato della storia unitaria, qualcosa che non esisteva nel 1861 e si sarebbe prodotto dopo.

Secondo la ricostruzione, il periodo nero della storia del Sud è quello che va dal 1880 al 1951, mentre il periodo che va dall’inizio degli anni 50 ai primi anni 70 sarebbe il periodo migliore della storia post-unitaria del  Mezzogiorno.

 Tracciamo una traiettoria completa? Dal 1861 ad oggi? Ebbene, il risultato non è dei più allegri.

La tendenza di lungo periodo parrebbe, inequivocabilmente, al declino relativo del Mezzogiorno, con due soli periodi di respiro: il ventennio dal 1951 al 1971 e il decennio 1995-2005. Su 150 anni di storia unitaria, quasi 120 sarebbero di arretramento. Un bello shock no?

 Povertà al Sud e ricchezza al Nord? Disuguaglianza?

 I Paesi dell’America Latina con maggior attenzione al Brasile, assieme all’Italia negli anni sessanta godevano di livelli di reddito simili. Dal 1960 ad oggi, nonostante l’identico punto di partenza, il Brasile è finito nella più completa povertà mentre l’Italia è cresciuta economicamente. L’unica variabile economica che è riuscita a spiegare l’accaduto è la “disuguaglianza” che, mentre in Brasile è cresciuta negli anni alla velocità della luce (+13%), in Italia si è ridotta nel tempo (- 9%) liberando la crescita economica.

La disuguaglianza in Brasile è figlia della variabile “qualità istituzionale” che viaggia su livelli bassissimi per l’elevata incidenza della corruzione. Le differenze nel tempo tra Brasile ed Italia rappresentano le medesime differenze generatosi internamente all’Italia tra Nord e Sud. Questa “Disuguaglianza” figlia di una bassa qualità istituzionale più accentuata al Sud ha generato nel tempo questo vile assassinio dell’economia Calabrese che, le ricordo esser stata ricca quanto il Nord al tempo dell’unità d’Italia.

Onorevole Ministro, analizzi in quali società ed imprenditori sono finiti i 4 miliardi di euro di fondi europei spesi negli ultimi anni nella sola Calabria, analizzi bene passando per le società fiduciarie, poi mi dica in quali tasche siano finiti se Nord o Calabria, lo riferisca in parlamento. Io ho tratto le mie conclusioni: essendo finiti al Nord è chiaro che, continuare a mantenere la Calabria malata sia una situazione di comodo per molti imprenditori e professionisti del nord, un malato di comodo insomma, uno dei pochi casi in cui chi assiste il malato è felice di vederlo tale.

 Vincenzo Niutti

 

P.S.
(J. Hicks, 1941, p.6)
Un uomo che è matematico e nulla più che matematico potrà condurre una vita di stenti, ma non reca danno ad alcuno. Un economista che è nulla più che un economista è un pericolo per il suo prossimo. L’economia non è una cosa in sé; è lo studio di un aspetto della vita dell’uomo in società… L’economista di domani (e talvolta dei giorni nostri) sarà certamente a conoscenza di ciò su cui fondare i suoi consigli economici; ma se, a causa di una crescente specializzazione, il suo sapere economico resta divorziato da ogni retroterra di filosofia sociale, egli rischia veramente di diventare un venditore di fumo, dotato di ingegnosi stratagemmi per uscire dalle varie difficoltà ma incapace di tenere il contatto con quelle virtù fondamentali su cui si fonda una società sana. La moderna scienza economica va soggetta ad un rischio reale di Machiavellismo: la trattazione dei problemi sociali come mere questioni tecniche e non come un aspetto della generale ricerca della Buona Vita”.

*economista calabrese

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3 responses

14 09 2010
sartano

Faciiamo nome e cognomi dei fiduciari e dei politici benedicenti calbri, delle agenzie, delle ditte e dei professionisti del nord.

16 09 2010
Valentina

chi vuole sul sito de “Il Fatto Quotidiano” c’è una raccolata di firme per chiedere la cancellazione di quei “simboli storici” incisi(e ostentati,ndr) nella scuola di Adro…..quello che mi indigna è che una buona parte della comunità accetta e approva queste decisioni.Che mix incandescente:ignoranza,ottusità,pre-potenza,pre-giudizi,tasche vuote….con qualcuno se la devon pur prendere,no?a qualcosa serviamo,evidentemente…..

9 10 2010
Rodolfo Bava

Ho importato sulla mia pagina l’articolo suddetto. Nel ringraziare porgo molte cordialità.

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