A 150 anni dalla sua unità l’Italia è a un giro di boa

26 06 2010

di Giuseppe Romeo

Ci sono momenti nella storia di un uomo, di una comunità, di una nazione che segnano il passo perché situazioni di crisi, incertezze e poca fede dovuta a congiunture che sembrano mettere in gioco la coesione di un popolo appaiono insormontabili. Ci sono paure, ansie, crisi di identità che come colpiscono l’individuo nel suo sentirsi parte di un progetto di vita sociale, allo stesso modo coinvolgono anche uno Stato quale espressione più alta di un disegno di convivenza civile.
L’Italia, nell’approssimarsi ai suoi centocinquant’anni è al giro di boa della sua storia, vive il suo momento di transizione nella sua età di mezzo tra la tenuta di un disegno di nazione, costruito a cavallo di due secoli, e la necessità di ancorare su valori ineluttabili d’ora in poi la sua essenza di comunità nazionale e i suoi assetti istituzionali.
Un momento decisivo, dove il superamento di spinte centralistiche e la valorizzazione
delle comunità locali dovrebbero coniugarsi in un’idea di Paese definitiva, “matura”, facendo tesoro dell’esperienza storica dei momenti più fortunati come di quelli meno felici. Un’idea di casa comune, per tutti gli italiani, che si manifesta come giusto epilogo di una storia, di passioni, di eventi che hanno visto nascere e man mano crescere una nazione perduta. Una nazione che ha ritrovato se stessa illuminandosi nella storia del Risorgimento nobilitandosi del suo passato, di una cultura, di una lingua, di un sentimento di fede che ha superato i secoli mantenendo inalterati i caratteri delle sue popolazioni. Popolazioni diverse, è vero, ma indistinte nei sentimenti perché accomunate dagli stessi destini, vissuti tra le guerre e le difficoltà di riprendere un cammino di pace.
Per fare questo è indispensabile ricostruire con urgenza un dialogo tra istituzioni e Paese reale. E’ necessario, guardare alle difficoltà che emergono tra la gente per effetto di una congiuntura economica non felice, di fronte ad una deriva delle certezze
fondanti una nazione ancora giovane come la nostra per ritrovare valori comuni che sono riconosciuti tali in ogni provincia italiana. Perché l’Italia è una provincia. E’ sintesi storica ed economica, culturale ed artistica, di comunità diverse.
Per questo, centocinquant’anni di storia dovranno dimostrare che l’Italia non è un’idea geografica ma un Paese vero, concreto, assolutamente reale, definito ma indistinto nella sua diversità. Centocinquant’anni di storia dovranno affermare la convinzione che è ancora possibile far leva su una reale consapevolezza che esiste una nazione che pulsa, che ha ancora un cuore. Dovranno dimostrare , che è ancora possibile partire da un’idea di Stato che da più di sessant’anni ha sancito nella propria Costituzione repubblicana il senso della sua diversità nel riconoscere le autonomie locali coniugando diritti garantiti con pari dignità a tutti i cittadini con il decentramento delle azioni amministrative in un quadro di perequazione sociale a cui non si potrà, non si dovrà, mai rinunciare; forse sino a ieri da Nord a Sud, ma domani potrebbe essere da Sud verso Nord.
Centocinquant’anni di storia ci serviranno per ricordare che, ancorché in un mondo globalizzato e dai confini sempre più labili, è nel significato di identità nazionale che sono racchiuse le ragioni stesse del nostro essere italiani dovunque. Nello sguardo e nella storia di ogni cittadino, dei nostri figli e di ogni italiano all’estero. E, questo, perché una nazione che riempie di contenuti la propria storia onora la memoria di chi per costruirla ha sacrificato la propria vita nei campi di battaglia come nelle industrie, nei campi o nelle attività di ogni giorno.
Dalle persone più celebri ai più anonimi cittadini. Nel quotidiano di ieri come in quello di oggi. In Italia come nel mondo.
Dovunque ci si riconosca in un tricolore che sventola libero e senza ombre. Perché una nazione che guarda al proprio passato con onestà e orgoglio, che non è vittima di egoismi e facili effimere lusinghe, ha in sé le forze per continuare ad essere protagonista della storia, superare ogni crisi e rinascere più forte e più bella di prima, e con essa chi di questa nazione né è testimone nella storia che continua: i suoi cittadini.

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