Scambio di lettere tra gli stagisti di Peppe Bova ed il sen. Ichino

8 06 2010

NON CI SONO ALTERNATIVE A UNA STRATEGIA MIRATA ALL’ATTRAZIONE DI BUONI IMPRENDITORI NELLE REGIONI ARRETRATE DEL NOSTRO MEZZOGIORNO; MA PER QUESTO OCCORRE CHE LE ISTITUZIONI LOCALI E I LAVORATORI, CON I LORO SINDACATI, IMPARINO A SCOMMETTERE SUI PIANI INDUSTRIALI A PIU’ ALTO TASSO DI INNOVAZIONE, ANCHE AL COSTO DI RISCHIARE QUALCHE COSA DI LORO, NEGOZIANDO A 360 GRADI ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E STRUTTURA DELLE RETRIBUZIONI

Lettera pervenuta il 1° giugno 2010 – Segue la mia rispostaV. sullo stesso argomento un primo  e un secondo scambio di lettere con alcuni giovani partecipanti al “Programma stage” della Regione Calabria: ivi i link utili per risalire alle mie interrogazioni parlamentari sul “Programma Stages” delle Regioni Calabria e Basilicata e agli scambi che ne sono seguiti con gli stagisti interessati e con alcuni politici calabresi nel 2009

Egregio Senatore,
davvero non riesco e non riusciamo a capire il senso delle Sue parole. Lei parla senza cognizione di causa e senza conoscere assolutamente la nostra realtà territoriale.
Ci spiega in che modo potremmo noi elaborare la strategia per il riscatto della vostra terra se ci vengono sbarrate tutte le strade dalle istituzioni?
Per quanto si possa essere dotti, sapienti ed avere curriculum invidiabili, che incidenza potremmo avere per il riscatto sociale se non ci viene dato titolo per poter agire? Potremmo anche progettare il ripopolamento di Marte, ma per quanto i nostri progetti possano essere utili e costruttivi non siamo nessuno per farci ascoltare, e, soprattutto, non abbiamo fondi da investire! Si rende conto che il massimo di lavoro che si possa trovare in Calabria, se ti va bene, è un call center a 500 euro al mese? Che non importa a nessuno se ti sei massacrato sui libri per conseguire lauree, master o dottorati, perché saresti sempre scavalcato dal raccomandato di turno figlio di? Ce li presta Lei i soldi per avviare le nostre idee imprenditoriali o per attrarre gli imprenditori esteri nella nostra Regione?
E’ chiaro che chiediamo aiuto alle Istituzioni, a chi dovremmo chiederlo? E per aiuto s’intende far si che la Regione  intraprenda percorsi meritocratici a 360°, non mero assistenzialismo come Lei vorrebbe far passare per denigrarci!
           Manca solo che anche Lei si associ alla definizione di “bamboccioni” dataci da un Governo incapace di tutelare i suoi talenti,  e solo perchè non si riusciamo a percepire un misero stipendio per tirare a campare e siamo costretti a rimanere a casa con mamma e papà! Come se questa fosse la nostra massima aspirazione di vita! Saluti
           Francesco

RISPONDE PIETRO ICHINO

Fuori dal politichese, che cosa significa chiedere alla Regione di “intraprendere percorsi meritocratici” per risolvere il vostro problema? Significa, in ultima analisi, chiedere alla Regione di assumervi, oppure di farvi assumere da un ente locale con un sussidio regionale.
Significa che considerate l’impiego pubblico come l’unico vostro possibile sbocco professionale decente.
E’ naturale che lo pensiate, dal momento che nella vostra terra questa è stata fino a oggi la realtà di gran lunga prevalente. Il problema è che nel Sud d’Europa le cose non possono più andare avanti così: questa è la lezione che dobbiamo apprendere dalla terribile crisi continentale di questi giorni.
Se il vostro unico orizzonte è quello del settore pubblico, non avete speranza: nella vostra regione, come nelle altre del Mezzogiorno d’Italia, gli organici sono già da tempo stracolmi; non vanno aumentati, vanno semmai ridotti.
Per ritrovare speranza nel vostro futuro di lavoro dovete uscire dall’orizzonte angusto del settore pubblico.
Alle istituzioni, dunque, non chiedete di assumervi: esigete da loro soltanto che facciano il loro dovere, cioè che si diano da fare per creare in Calabria l’ambiente più favorevole possibile per gli imprenditori di altre regioni o Paesi, che riducano al minimo gli oneri burocratici, che migliorino le infrastrutture, che difendano gli operatori onesti dalla criminalità organizzata.
E che lancino messaggi in tutte le direzioni per attirare buoni imprenditori e buoni piani industriali (lo sta facendo la Sicilia per Termini Imerese, bandendo un concorso internazionale per l’insediamento nell’area industriale che la Fiat dismetterà tra un anno: le sono già giunte più di venti candidature).
Se mi chiede che cosa concretamente io consigli di fare a voi
, la mia indicazione è quella contenuta nel saggio che vi ho segnalato nei giorni scorsi (Che cosa impedisce ai lavoratori di scegliersi l’imprenditore).
In attesa che tutti i lavoratori calabresi, con i loro sindacati e i loro amministratori locali, incomincino a farlo sistematicamente, fate voi da apripista. Se nessun politico calabrese è disposto a fare sua questa battaglia, fondate voi un nuovo movimento. Se nessun sindacato è disposto a guidarvi e assistervi su questa linea, costituitene voi uno nuovo.
Potreste chiamarlo: “Sindacato per la Scommessa sullo Sviluppo della Calabria” (SSSC); ma quel che più conta è che scriviate nel suo statuto e sulle sue bandiere che siete alla ricerca di buoni imprenditori con i quali contrattare buoni piani industriali da attuare nella vostra terra, che siete disposti a rischiare con loro il vostro lavoro e le vostre retribuzioni per il successo dell’intrapresa, che siete disposti a negoziare a 360 gradi le condizioni di lavoro e la struttura delle retribuzioni senza schemi rigidi precostituiti.
Non si tratta, sia ben chiaro, di trasformarvi voi in imprenditori (salvo che qualcuno di voi ne abbia la capacità), ma di importarli da fuori, i buoni imprenditori.
Magari avvalendovi del consiglio e dell’aiuto delle associazioni degli imprenditori della vostra regione, perché il vostro messaggio possa raggiungere la platea più ampia di potenziali imprenditori interessati, su scala nazionale e internazionale. Vi sto proponendo il “ripopolamento di Marte”? No: vi sto proponendo di fare quello che hanno saputo fare tante regioni europee povere e marginali, aprendosi fattivamente agli investimenti stranieri (per lo studio di uno di questi casi, quello di Sunderland nel Nord-Inghilterra, vi rinvio a un mio libretto di cinque anni fa, ora disponibile anche in edizione economica a otto euro:
A che cosa serve il sindacato).
Lei mi dirà che questa strada è difficile e rischiosa. E’ vero; ma è inutile girarci intorno: non ci sono alternative, se volete restare a lavorare nella vostra terra. D’altra parte, se non siete voi i primi a crederci, come potete pensare che arrivi a crederci un imprenditore che viene da fuori?¦lt;br /> La saluto con grande simpatia e cordialità.    (p.i.)

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4 responses

8 06 2010
Direttore

Su Facebook ho letto su questo argomento il post di una ex “stagista” vincitrice della borsa di studio e lavoro, che difendeva questa esperienza.
Ho sentito di doverle rispondere come segue.

LETTERA APERTA A SILVIA, “STAGISTA” DELLA REGIONE CALABRIA.

Carissima Silvia,
ti rispondo con l’affetto che potrei avere per una figlia, visto che anagraficamente lo potresti quasi essere.
Spesso nella vita ci troviamo davanti ad un bivio: da una parte il giusto, dall’altra l’utile.
Scegliere quale strada prendere è sempre un dramma interiore, specialmente se sei cresciuto a pane e ideali…. Mostra tutto
Io ho scelto sempre la strada “giusta” secondo i miei ideali, ma arrivato a cinquant’anni suonati non ho più né la spocchia, né la certezza di dirti che ho fatto sempre bene.
Ho solo capito, oggi, che nessuno ha la verità in tasca, e che troppo spesso qualcuno impugna la bandiera indomita dell’ideale per nascondere dietro di essa le più meschine debolezze umane, se non addirittura la propria sporcizia interiore.
Allora cosa ci resta, se vogliamo almeno tentare di non sbagliare strada?
Ci restano le impronte di chi ci ha preceduto nel percorso di vita che abbiamo scelto di intraprendere, e che essendo passato prima di noi può mostrarci la strada giusta.

Se hai scelto di vivere secondo i canoni del liberismo e nel mito del “vinca il migliore”, ed i tuoi riferimenti ideali sono Luigi Einaudi, Mario Pannunzio, Giovanni Malagodi, allora fai bene a difendere la tua esperienza di “stagista” scelta dall’ex presidente del consiglio regionale Peppe Bova in base al criterio delle “eccellenze” nel voto di laurea.
Io, personalmente, mi sono formato al pensiero del cattolicesimo sociale, ed i miei punti di riferimento sono stati innanzi tutto don Lorenzo Milani, quindi Dossetti, La Pira, Lazzati, don Primo Mazzolari… quindi la penso in maniera esattamente antitetica rispetto al plutocrate Bova, che però A PAROLE dice di essere di sinistra e di provenire dalla scuola del vecchio partito comunista.
Nello specifico, o Bova è un convertito (non confesso) al liberismo, o è di quelli che in nome del popolo commettono le peggiori nefandezze ad uso e consumo personale.
Il problema, quindi, non è se sia bene o male la legge regionale sugli “stages”, ma l’idea politica che la sostiene ed i modi con cui è stata gestita.
Certo, il sen. Ichino aveva visto giusto nell’imputare a quella iniziativa un errore di merito, e cioè il pericolo di creare false illusioni per i giovani “eccellenti”. Nei mesi scorsi proprio un tuo stesso collega stagista aveva scritto una lettera aperta al presidente Bova denunciando il fatto che eravate “solo manovalanza per Enti assetati di personale”, e quindi altro che alta formazione! E tu stessa implicitamente confermi questa verità nel tuo post, quando dici che avete contribuito a smaltire pratiche ferme da anni. Un lavoro da semplice impiegato di concetto, non certo da “eccellenze” accademiche.

Ma mentre Iachino contesta il “merito” di questa esperienza, io invece ne contesto il “metodo”.
Infatti, secondo me, il compito di un Ente come la Regione – e nello specifico la Regione Calabria – non è quello di sospingere i “forti”, o almeno non solo, ma soprattutto sostenere i “deboli”.
Cosa avrebbe dovuto fare quindi, secondo me, l’ex (grazie a Dio!) presidente Bova?
Innanzi tutto istituire presso il Consiglio Regionale un organismo ispirato al CNEL (vedi http://www.portalecnel.it/portale/homepagesezioniweb.nsf/vwHp/CosaEIlCnel?opendocument), che avrebbe potuto sovrintendere in autonomia dal potere politico ad elaborare progetti e disegni di legge regionale in ambito economico-sociale.

Quindi, magari istituire lo stesso le 500 borse di studio, affidandone la gestione all’organismo indipendente suddetto limitandosi ad esercitare il proprio diritto-dovere di indirizzo politico, stabilendo che i tre quarti delle borse di studio e lavoro si sarebbero dovute assegnare per sostenere percorsi universitari di primo e secondo livello di giovani calabresi che, su indicazione diretta di istituzioni scolastiche, accademiche, ecclesiastiche, sindacali, ecc. dimostrano indiscutibili attitudini allo studio che rischiano di essere impossibili a causa delle precarie condizioni socio-economiche familiari o personali.
Il restante quarto delle borse di studio si sarebbero invece potute assegnare, a titolo di supporto alla retribuzione, alle aziende o agli Enti calabresi o operanti in Calabria che avrebbero dovuto presentare specifici progetti di “eccellenza”, valutati dalla commissione, alla cui realizzazione sarebbero stati applicati i giovani laureati “eccellenti” calabresi in base alle loro specifiche competenze professionali ed inseriti in una speciale graduatoria pubblica.
Questo è il mio concetto di “sostegno” regionale ai propri giovani, ispirato al concetto donmilaniano di merito espresso nella celeberrima “Lettera ad una professoressa”.
E questo avrebbe dovuto fare un presidente che dice di ispirarsi a valori solidaristici, come Bova, ma che invece ha più volte dimostrato di ispirarsi solo alla solidarietà di casta, perchè dietro quei 110 e lode – lo sai benissimo anche tu, Silvia – spesso, troppo spesso, non c’è solo un solido curriculum di studi, ma ci sono potenti famiglie, padri o padrini appartenenti alla “casta”, il ricorso sistematico allo schifoso metodo della raccomandazione.
Ciò non toglie che tra voi stagisti ci fossero anche ragazzi veramente eccezionali, magari anche figli di nessuno, o quasi.
Ma non puoi negare, Silvia, che certi voti troppo spesso vengono più dal potere che dalla bravura.

Ecco perchè io ho contestato con forza Bova e la sua scelta di “aiutare l’aiutato, tanto il povero è imparato”, come recita un vecchio proverbio calabrese.
Ed ecco perchè, pur comprendendo la tua indignazione per le massimalizzazioni sempre ingiuste, ti ho voluto raccontare le ragioni “altre” che ci portano a considerare pessima questa esperienza, ragioni che tu, ragionandoci sopra a mente fredda, comprenderai certamente e forse farai anche tue.

Adesso coraggio!
Arriva l’opportunità per tutti nella vita, e vuoi che non arrivi per una ragazza “speciale” come te?
Un abbraccio.

13 06 2010
enrico

Il discorso è che in Calabria se vuoi lavorare con la tua laurea devi raccomandarti alla politica/mafia o alla chiesa/mafia. Non c’è possibilità per una persona onesta che cerca di andare avanti con le sue forze. In Puglia Vendola dà finanziamenti, ai pugliesi che stanno al nord, per farli tornare a casa ad aprire un’azienda (vedi elioporto, case di produzione cinematografiche, aziende relative al turismo ecc). In Calabria o lavori in un call center (nel quale si viene pagati sistematicamente in ritardo di 3 mesi) o presso mafia s.p.a, che è l’unica che valorizza veramente i giovani (i figli dei mafiosi vanno alla Bocconi).
La verità è che in Calabria a nessuno interessa niente del bene pubblico e del popolo, il polito calabrese pensa a guadagnare soldi (i consiglieri regionali calabri sono i più ricchi in italia, forse perchè lavorano troppo bene?) a sistemare i suoi famigliari e i suoi portavoti.
A mio avviso l’unica speranza è trovare per la Calabria una figura alla Vendola, uno che investe sulla sua gente; ci vorrebbe anche una nuova concezione di politica, disinteressata, pulita e con meno sprechi economici, perchè mentre io devo andare al nord a cercare dignità intellettuale, un ignorante che non parla l’italiano guagagna circa 16.000 euro al mese……. se Scoppeliti farà questo, potremmo resuscitare, atrimenti ci confermeremo come zimbelli d’Europa.

13 06 2010
enrico

Dimenticavo di dire che, per esempio, i consiglieri della regione Emilia-Romagna si sono ridotti lo stipensi del 10% per non licenziare i dipendenti pubblici giovani, assunti con contratti determinati.

14 06 2010
Valentina

Enrico,mi fa paura la tua affermazione “….la mafia è l’unica che valorizza i giovani…”:Ho capito il senso,tragico di sicuro,ma da’ tristezza…..l’anno prossimo mi laureo e già inizio a preoccuparmi,ma non vorrei lasciare la Calabria,perchè di gente per bene ce n’è pure!Concordo con te su quasi tutto e soprattutto sulla necessità di un rinnovamento culturale che è il vero problema!Un Vendola calabrese ci starebbe davvero tanto!!!Che dici,lo troveremo?Sono fiduciosa:la Fernanda Gigliotti mi da’ segnali positivi!Ma noi giovani dobbiam lottare per poter cambiare il malcostume dilagante….proviamoci già dalle piccole cose(?) come non accetttare di dar voti in cambio di lavoro!Ormai si son fregati il fregabile,che posson promettere!?Purtroppo non è facile…tanto c’è chi si vende,ma…io non ci sto.

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