‘Ndrangheta: 52 arresti per tangenti, molte le donne

8 06 2010

Confiscati beni per 20 milioni di euro
Le famiglie Gallico-Morgante-Sgrò-Sciglitano e Bruzzise-Parrello devono rispondere di associazione mafiosa, omicidio, estorsioni e infiltrazioni negli appalti dell’autostrada A3, tra Gioia Tauro e Palmi

da La Repubblica

Decine di omicidi, una faida sanguinosa tra cosche della ‘ndrangheta per mettere le mani sugli appalti d’oro della Salerno-Reggio Calabria.
Questo lo scenario che ha portato la polizia ad arrestare 46 presunti membri di un’organizzazione mafiosa, sospettati di essere implicati in un giro di appalti truccati per i lavori di ammodernamento dell’autostrada A3 e colpevoli di una decina di omicidi avvenuti nell’arco di un ventennio nel sud Italia.

“Dei 52 mandati d’arresto disposti dalla giustizia, abbiamo arrestato effettivamente 46 persone, gli altri sei mandati sono stati emessi per persone che si trovano già in carcere”, ha spiegato Renato Cortese, un responsabile della polizia di Reggio Calabria che si è occupata dell’inchiesta. Tutti e 52, a vario titolo, sono indagati per i reati di associazione mafiosa, omicidio, estorsione e infiltrazioni negli appalti. In tutto sono state sequestrate cinque imprese individuali, un immobile e 11 appezzamenti di terreno. Il valore dei beni confiscati nell’ambito dell’operazione ‘Cosa mia’, come è stata chiamata, è di circa 20 milioni di euro. Tra gli arrestati ci sono nove donne. Madri, compagne e sorelle dei boss che eserciterebbero un vero e proprio ruolo di “reggenza”.

I due clan implicati, quello dei Gallico-Morgante-Sgrò-Sciglitano e quello dei Bruzzise-Parrello, che negli anni Ottanta e Novanta avevano ingaggiato una sanguinosa faida in cui erano morte di decine di persone, imponevano alle imprese appaltatrici una tangente del 3 per cento e l’acquisto di calcestruzzo delle loro società. Il meccanismo però era già venuto alla luce nel 2007 con l’inchiesta ‘Arca’, condotta sempre dalla mobile reggina, contro le ‘ndrine di Rosarno, Gioia Tauro e Limbadi (Vibo Valentia).

Le aree interessate dai lavori di ammodernamento erano quelle del V macrolotto dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, in particolare il segmento “nodale” compreso tra gli svincoli di Gioia Tauro e Scilla, nel reggino. L’arrivo degli appalti nella zona di Palmi aveva portato a una ripresa dei focolai di violenza tra le cosche della zona. Tra le 52 persone arrestate ci sarebbero i mandanti e gli autori di quei delitti. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dal pm Giovanni Musarò.

Soddisfazione per l’esito dell’operazione è stata espressa anche dal ministro dell’interno Roberto Maroni nel corso del suo intervento per la firma del patto di sicurezza a Savona: “E’ così che si fa – ha detto il ministro – nella lotta quotidiana contro il male e la criminalità organizzata”. Maroni ha dichiarato che in due anni sono già stati sequestrati o confiscati 11 miliardi alla malavita. “Per fare fruttare questo immenso patrimonio – ha detto il ministro – abbiamo istituito l’Agenzia nazionale dei beni confiscati e sequestrati. Abbiamo scoperto conti correnti sequestrati alle cosche e giacenti nelle banche che si possono utilizzare. Finora abbiamo recuperato 1,8 miliardi di euro. Questi fondi devono sostenere lo sforzo dei firmatari dei Patti per la sicurezza”.

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