Il manifesto della Fabbrica di Cosenza

23 05 2010

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato stampa

Le numerosissime adesioni alla fabbrica di Niki di Cosenza, e la diffusione dell’iniziativa a livello nazionale, rappresenta la volontà di rinnovamento che parte dalla gente e che non trova alcun riscontro nei partiti tradizionali.
L’indignazione che porta la gente a non interessarsi più di politica, e che va ad aumentare la foltissima schiera di coloro che non votano, comportamenti legittimi ma che comunque non scalfisce la classe politica faccia tosta, qualunque sia il numero dei votanti eleggeranno sempre 900 “nominati”.
Da questo dato, riteniamo che sia giunto il momento di passare dalla diffusa indignazione alla partecipazione ed alla proposta politica, non importa la sigla, oggi dobbiamo proporre contenuti per un’alternativa di governo per fronteggiare l’emergenza democratica, sociale ed economica.
Il nostro laboratorio aperto alla partecipazione di tutti sarà come tutte le fabbriche d’Italia una fucina di idee dove i contributi di tutti possono diventare proposte operative finalizzate a costituire un’identità comune che accolga le diverse anime della sinistra quella vera, quella che sa dire e fare cose di sinistra e che non si ritrova nei trasversalismi dell’attuale classe politica autoreferenziata, trasversale e non-etica. Noi gente, società civile, movimenti, e pezzi di partiti politici, che non si riconoscono nel consociativismo affaristico-mafioso delle aggregazioni attuali, che partiti non sono,  da questo vogliamo partire  per contrapporre agli interessi della cricca, gli interessi collettivi e del bene comune.
Giunta al capolinea la parentesi della luna di miele durata oltre due anni supportata dal megaspot mediatico-governativo, oggi ci si deve confrontare con la crisi quella vera della gente, che ha difficoltà oggettive a raggiungere la fine del mese, che non trova rimedi in una sanità allo sfascio divorata dagli interessi delle “lobbies” e dei conflitti d’interessi (solo in Calabria più del 20% del nuovo organigramma regionale ha interessi diretti o indiretti nella sanità), che vive in un ambiente malsano e mal gestito, tra fumi venefici e navi dei veleni.
E’ terminato il sogno dell’Italia dell’amore fondata da D’Alema e Berlusconi, alle veline ed ai proclami si sostituisce un “reality” di un Italia triste e decadente,  della spesa corrente fuori controllo, del debito pubblico incommensurabile, della corruzione che vale almeno tre manovre finanziarie, delle cricche gelatinose generate dal consociativismo piduista, e nel quale sono organici pezzi dello stato e del clero che conta.
Da questa consapevolezza dobbiamo partire, specialmente ora che il governo propone una manovra da oltre 28 miliardi di euro, che sarà come sempre pagata da pensionati, da lavoratori, dall’ambiente (per colpa della politica dei condoni), dai cittadini onesti che pagano le tasse ed i tributi, ora lor signori mettono le mani nella tasca degli italiani dopo aver giurato che non l’avrebbero fatto e dopo aver promesso di abbassare aliquote, eliminare  bolli auto, irap e di far pagare l’iva alle imprese se non al momento dell’incasso (la norma in vigore di fatto è inutilizzabile).
Non siamo per questo irresponsabili, siamo tutti disposti a fare sacrifici per salvare la nostra Nazione, che resti unita e solidale, ma solo dopo che vengono azzerate le consulenze milionarie, le pensioni d’oro, gli stipendi alla politica di almeno il 50%, altrimenti tornino a lavorare se un mestiere c’è l’hanno, mandiamo a casa i Bertolaso e tutti quelli della cricca e delle cricche locali, mandiamo a casa i funzionari statali infedeli e piduisti, gli uscieri parlamentari, i barbieri parlamentari, le sartine del presidente, gli autisti, raccomandati delle auto blu, i manager delle società miste e i loro consigli di amministrazione, i commissari dei mille enti in liquidazione da sempre, anche da prima della guerra, mettiamo sul mercato o affidiamole a cooperative di giovani, le aziende finanziate con fondi pubblici e/o mafiosi e mai rese operative (truffe 488 e comunitarie), le costruzioni abusive, le auto blu, facciamo pagare il giusto a chi ha scudato al 5% i capitali illecitamente costituiti all’estero, evitiamo di realizzare opere faraoniche che sono solo fabbriche di tangenti per apparati corrotti oltre che fonte di arricchimento di mafia, ndrangheta e camorra, e non pensiamo nemmeno che sia possibile rendere privata una risorsa come l’acqua, e costruire centrali nucleari, pura follia in una nazione dove il sole, il vento ed il mare abbondano per produrre energia pulita e rinnovabile.
Queste saranno le nostre prime battaglie questa è la nostra piattaforma rivendicativa utopica forse ma l’unica sostenibile a sinistra, su questi punti dobbiamo costruire una forza  alternativa di governo, con una pregiudiziale su tutti coloro che hanno avuto a che fare con l’operato dei partiti che hanno governato, senza esprimere aperto dissenso.  Sappiamo che saremo tacciati di qualunquismo, di antipolitica, di far demagogia ma noi sappiamo che la politica ha fallito non ha saputo rinnovarsi, anzi non ha voluto rinnovarsi, ha solo cercato di preservarsi chiudendo le porte al cambiamento ed al rinnovamento ormai è tardi è suonata l’ora della politica di base, coraggiosa e militante.
Ma soprattutto sappiamo dove mettere mano, a partire dai conflitti di interesse, dalla riforma della Scuola e dell’Università, dalla Giustizia, alle finte leggi anticorruzione e “ad personam”, che generano le gelatinose cricche e guarentigie immorali, leggi che vanno immediatamente resettate, alle riforme sul lavoro, sull’ambiente, ecc.
Dall’esperienza di tutti i giorni, dalle competenze delle vere professionalità, dalla politica praticata e rinnovata può davvero nascere una nuova Repubblica Italiana, fondata come quella di oltre cinquanta anni sul rispetto della carta Costituzionale, seppur rinnovata soprattutto nel rafforzare le garanzie troppo spesso violentabili e violentate, questo è il nostro ambizioso progetto, che solo una grande adesione superando gli stessi schieramenti insieme, tutti, possiamo davvero farcela.

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7 06 2010
EACO COGLIANI

Con la scusa dei falsi invalidi, questo governo ha varato l’ennesima porcata
La decisione di innalzare la soglia per la pensione di invalidità dal 74% all’85%, avrà come conseguenza l’esclusione da tale beneficio delle seguenti categorie di pazienti: sindrome di Down; amputati di braccio e di spalla; amputati dei due piedi, sordomuti, psicosi ossessive, tubercolosi polmonare, sindrome schizofrenica e molte altre ancora. Basta consultare una delle tante tabelle di invalidità per capire a che punto è arrivato questo governo per risparmiare due soldi.
Ora c’è da chiedersi: in che modo l’innalzamento della soglia possa contrastare i falsi invalidi? Un falso invalido può benissimo continuare ad esserlo all’85, al 90, al 100%. Sembra proprio che questo governo non conosca altro modo di lavorare: Baroni nelle Università? Tagli indiscriminati. Falsi invalidi? Tagli indiscriminati. Potremmo mettere uno stupidissimo computer al posto di questi inetti.
La cosa che fa ancora più incazzare però è che si è preferito tagliare sugli invalidi pur di non toccare la casta. Le province in Italia sono 110 e costano 13 miliardi di euro l’anno, metà di tutta la manovra economica. Ma ovviamente non si toccano; cadrebbero troppi feudi di voti su cui regnano questi politicanti da strapazzo che, per rimanere in tema “soldi da risparmiare”, hanno da poco deciso di farsi il ristorante con vista panoramica sul tetto della Galleria Sordi a Roma: vicino, comodo e molto economico. Infatti, grazie ai contribuenti, i nostri dipendenti potranno fare dei ricchi aperitivi a solo 1,5€: l’invidia di ogni studente squattrinato (FONTE). Del resto, dopo il ridicolo taglio ai loro stipendi che, secondo il Corriere, ha colpito solo 9 persone, questi poveretti dovranno pur mangiare a poco prezzo

da http://www.byteliberi.com/2010/06/porcate-berlusconiane-tagliati-gli-invalidi-ma-la-casta-non-si-tocca.html

20 07 2010
EACO COGLIANI

Intervista a Nichi Vendola
Cultura e politica per una trasformazione profonda, la creazione della massa critica, la libertà, la connessione di scienza, morale, arte, la divisione nord-sud, sulla politica mediterranea, sul rapporto fra trasformazione individuale e collettiva, ecc.

Bari 17 luglio 2010 – Eaco Cogliani, direttore editoriale
Alba Magica: Rivista di approfondimento dei temi della nuova visione del mondo. albamagica@fastwebnet.it – No copyright. Diffondere liberamente senza alterarne il contenuto in nessuna parte.
L’intervista è stata condotta durante gli Stati Generali delle fabbriche di nichi a Bari, i laboratori sociali creativi per un nuovo linguaggio della politica e una profonda trasformazione sociale.

L’intervista

Nel suo messaggio alle fabbriche per gli Stati Generali lei ha affermato:
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1-Come ritiene possa essere superato il divario tra il livello delle conoscenze dell’umanità e dello stesso nostro popolo e quello delle forze politiche, dei loro esponenti e del personale politico in generale ai vari livelli, che dovrebbe essere addetto all’utilizzo delle conoscenze umane per le applicazioni nel sociale, nella collettività umana e nei rapporti con tutto l’ambiente naturale e culturale che ci circonda e che abbiamo ereditato?

Vendola.
C’è un problema che emerge da questa domanda e che è di drammatica attualità.
La povertà culturale del ceto politico, un impoverimento culturale che penso non sia una caratteristica solo italiana ma che in Italia è un fenomeno esplosivo: diciamo che ci sono parlamentari che noi ascoltiamo talvolta in tv e alla radio che non potrebbero superare l’esame di terza media. C’è un fenomeno di analfabetismo delle classi dirigenti che è un fenomeno inquietante, ma si inscrive in un contesto che è quello dell’impoverimento culturale della nostra società. L’impoverimento culturale passa attraverso lo spostamento dei luoghi della formazione, dall’università e dalla scuola verso la televisione. La televisione è diventata la cattedra fondamentale di propalazione delle conoscenze, che sono conoscenze appunto scheletriche, a volte manipolate. Governare i cicli complessi di questo evo: il ciclo delle migrazioni, il ciclo idrico, il ciclo energetico, il ciclo dello smaltimento dei rifiuti, il ciclo dell’urbanizzazione, in assenza di cultura generale e di conoscenze specifiche, rischia di essere davvero un gioco d’azzardo con i diritti del vivente e della specie umana. Per questo, per la politica che ambisca a cambiare il mondo, uno degli ingredienti fondamentali di una strategia di alternativa è puntare sull’accumulo e la disseminazione di saperi critici, fare una battaglia che dica “la libertà è direttamente proporzionale alle conoscenze”. Non esiste libertà nell’ignoranza: l’esercizio della padronanza dei saperi fondamentali consente un esercizio pieno di libertà. Ecco, su questo penso che noi abbiamo da fare proprio una battaglia culturale. La libertà non è avere i mille tasti del canale del telecomando, non è poter comprare le mille merci prodotte dalla rete globale della mercificazione del mondo. La libertà è avere gli elementi fondamentali di conoscenza, che riguardino la storia del mondo, la sua geografia, che riguardino la sua organizzazione economica. Nell’ignoranza si producono forme inedite di totalitarismo.

2-Quali sono secondo lei i passaggi per sviluppare e accelerare il processo di formazione di una massa critica che possa, appunto perché consapevole collettivamente, innescare un processo di trasformazione profonda ormai ineluttabile per il Paese e quindi anche di formazione di una nuova classe politica all’altezza del momento di enorme complessità che attraversiamo?

Vendola.
Io credo che si tratta di connettere i luoghi della lotta, e di farli diventare luoghi formativi. Se la battaglia contro le riforme, che sono controriforme, della scuola e dell’università, se la battaglia contro il ritorno ad una concezione apertamente classista dell’alta formazione, se la battaglia contro la soggezione della ricerca al primato del sistema d’impresa, si connette alla battaglia per la difesa dei diritti nel lavoro subordinato a cominciare dal lavoro operaio, allora il mondo visto da Pomigliano è più chiaro: perché svela il trucco delle apparenti neutrali leggi dell’economia; non sono neutrali, sono leggi ferocemente classiste, difendono interessi e massacrano la carne e l’anima delle persone vere. Il mondo visto dall’università è un mondo che racconta cose molto inquietanti sulla privatizzazione del sapere. Allora, la privatizzazione del sapere, la privatizzazione della società, la privatizzazione della società, la privatizzazione e la mercificazione della vita, sono il nostro grande nemico. Abbiamo diversi possibili osservatori: le lotte per esempio degli operai di Pomigliano, o le lotte contro il nucleare, o le lotte per la proprietà pubblica dell’acqua, o le lotte per l’università pubblica, sono anche costruzione di saperi collettivi. Il problema è connettere queste lotte per costruire un sapere globale che sia un sapere critico.

3-Qual’è il suo punto di vista sulla relazione tra interiorità, ovvero trasformazione personale, e esteriorità, ovvero trasformazione istituzionale e collettiva?

Vendola.
Credo che abbiamo avuto due opzioni, per circa un secolo, che si sono, con svariati registri culturali, contrapposte: l’idea che il mutamento si realizza introspettivamente oppure l’idea che il mutamento si realizza sulla scena esteriore dell’organizzazione sociale. Sono due idee che hanno un pò cozzato, sono contrastate: le culture religiose sostengono che il mutamento avviene soltanto per via introspettiva, il cambiamento è nel cuore dell’uomo. Ma anche le culture delle nuove scienze dell’analisi della psiche hanno sostanzialmente immaginato la centralità del cambiamento per via introspettiva. Le scienze sociali, il loro salto culturale nell’epoca del marxismo, hanno immaginato che il cambiamento si fa a partire dal cambiamento dei rapporti di produzione. Credo che fossero, diciamo, livelli di approssimazione alla verità. La verità é che è difficile scindere il foro interiore dal foro esteriore. Anche qui la parola chiave è connessione. Il pensiero femminista è stato ad oggi l’espressione più matura della capacità di connettere la trasformazione per via esteriore, esterna, legata alla centralità del corpo sociale, e la trasformazione a partire dal corpo individuale e dal suo foro interiore. Penso che la parola chiave sia connessione. Non si può immaginare il cambiamento del mondo che non sia anche un cambiamento della soggettività.

4-Qual’è il suo punto di vista sulla politica mediterranea dell’Italia, attuale e in prospettiva?

Vendola.
Per l’Italia di oggi, e per la sua classe dirigente, il Mediterraneo è un accidente geografico. Penso che il discorso si possa chiudere qua. Nella crassa ignoranza di questa classe dirigente non c’é nessuna idea della vastità, della latitudine, della complessità e della ricchezza del Mediterraneo, e del fatto che è la storia del Mediterraneo che dovrebbe indurci a rifiutare la cultura dello scontro di civiltà e l’atteggiamento razziale e razzista che noi abbiamo nei confronti di tutti coloro che attraversano questo mare magnum che è stato un mare di civiltà. Purtroppo oggi siamo in presenza di una classe dirigente che è più interessata alle mitologie celtiche che alle grandi avventure del Mediterraneo.

5-Il Paese è, di fatto, diviso in due parti, nord e sud, come anche recenti lavori di economia su tutto l’arco dei 150 anni hanno dimostrato [ad es, “Il prodotto delle regioni e il divario Nord-Sud in Italia (1861-2004)” di Vittorio Daniele – Paolo Malanima del cnr
http://www.rivistapoliticaeconomica.it/2007/mar-apr/Daniele_melanima.pdf%5D: -Cosa ritiene si debba fare rispetto all’eventualità di una secessione effettiva (aperta o mascherata) di una o più regioni del nord? O comunque nella prospettiva di una ulteriore accelerazione del divario quale sta già avvenendo e come avverrebbe in modo più enfatico con l’applicazione della riforma fiscale?

Vendola.
Noi siamo in piena secessione. La manovra finanziaria del ministro Tremonti è un atto eversivo, è un atto di secessione, perché completa un processo di smantellamento dei diritti, delle prerogative del mezzogiorno d’Italia. Negli ultimi 10 anni il sud è passato da una percentuale del 45% dei trasferimenti ordinari dello Stato a riceverne una percentuale del 36%. Contemporaneamente il sud vede la finanza straordinaria, quella europea, che dovrebbe essere mirata a coprire il divario di sviluppo con il nord, viene sottratta al sud per finanziare gli ammortizzatori sociali, la ricostruzione dell’Abruzzo dopo il terremoto, ecc.
Quindi il sud è un immenso salvadanaio continuamente a disposizione delle classi dirigenti del nord, con quella cultura lombrosiana e razzista che nelle espressioni sprezzanti del ministro dell’economia hanno dato cittadinanza al peggio del leghismo. Il peggio del leghismo oggi parla attraverso la voce del ministro Tremonti. Siamo dunque ad una secessione quasi fatale. Devo dire che nel mezzogiorno d’Italia c’è chi comincia a immaginarla piuttosto che come un processo da subire come un processo da attivare. Perché, diciamo, il nord senza il sud non conosce né l’Europa né il Mediterraneo: per ragioni storiche, per ragioni culturali, per ragioni economiche. Quando finirà la grande campagna propagandistica antimeridionale, quando si accorgeranno che le mafie non sono una questione etnica, ma sono ormai abbondantemente radicate nel nord, e infiltrate nella pubblica amministrazione e nella politica del nord, e nei sistemi d’impresa del nord; quando scopriranno che dipendono dal sud per tante cose decisive, forse avranno un atto di resipiscenza rispetto alla spinta secessionista. Non vorrei che quella resipiscenza arrivasse troppo tardi.

6- L’autore americano considerato il più rilevante esponente della nuova visione e della pratica integrale, Ken Wilber – che include nei suoi insegnamenti fondamentali quelli di J. Habermas e N. Bobbio così come del suo maestro Zen e numerosi altri punti di riferimento della conoscenza universale di diverse civiltà e provenienze – afferma, in ‘La Nuova Era Integrale’ confermando e sviluppando quanto già anticipato nella sua opera ‘Sex, Ecology, Spirituality’ e in ‘Una Teoria del Tutto’:
-Ritiene che una visione di questo genere, integrale, non riduzionista, possa essere di aiuto ad uno sviluppo della massa critica quale lei auspica ma anche perché il movimento che si sta sviluppando attorno a lei non sia finalizzato solo alla dimensione politica ed elettoralistica ma abbia una dimensione universale molto più ampia e profonda? [Ci riferiamo in particolare alla sua affermazione, sempre nel messaggio alle fabbriche, ].

Vendola.
Noi non stiamo fondando un soggetto politico. Stiamo dicendo alla politica e segnatamente alla sinistra, che non si può combattere sulla scena politica oggi – a fronte di una crisi del mondo che è una crisi per certi versi con i tratti di un’ipoteca apocalittica sul futuro – non si può combattere una partita sulla scena politica se non si mette in campo una nuova antropologia, un nuovo umanesimo, una nuova visione del futuro. Se la modernità, se vogliamo usare questo genere di categorie, ha prodotto – nell’epoca della globalizzazione dei mercati, dell’integrazione dei mercati – la disintegrazione delle consapevolezze, delle culture dei corpi sociali, allora noi abbiamo un grande problema di riunificazione del genere umano. Il genere umano che non si percepisce nella sua unità rischia di pensare che ci si possa salvare per pezzi. Non si salva il nord del mondo se non si salva anche il sud del mondo. Non si salva l’ovest del mondo se non si salva l’est del mondo. Non si salva il genere maschile se non si salva il genere femminile. Non si salvano i vecchi se non si salvano i bambini, e viceversa. E non si salva il genere umano se non si salva il vivente in tutte le sue forme. E allora l’idea di connettere – anche qui, torna questa parola chiave, connessione – scienza morale e arte, è un’idea intelligente, è un’idea interessante, per certi versi è un’idea necessaria. A condizione che la scienza non si presenti come una religione dogmatica, che la morale non si presenti come una subordinazione dei diritti soggettivi alla dittatura statistica dei comportamenti della maggioranza, e che l’arte non si presenti come una pedagogia neosdanoviana; ma grandi campi di applicazione della libertà degli individui e della responsabilità degli individui. Appunto, la scienza, la morale, l’arte, sono, diciamo, le costruzioni più importanti della casa degli uomini e delle donne: degli uomini e delle donne che devono imparare a vivere la differenza come un dono e a proporsi come custodi della Terra.

http://www.albamagica.com/attualita-interviste.html
biografia di Nichi Vendola http://www.nichivendola.it/cat/sito/mc/biografia/
video vari: http://www.nichivendola.it/cat/sito/mcc/informazione/prefisso/video/
Redazione: 3474418930 – 0498648301
albamagica@fastwebnet.it
Indici rivista: vedi alle apposite pagine sul sito http://www.albamagica.com

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