Ora Bersani deve commissariare il PD calabrese

12 04 2010

di Fernanda Gigliotti*

Perché lasciare un partito nella  mani di chi lo ha condotto a una sconfitta senza precedenti?
Perderemo di nuovo e peggio se non avremo il coraggio di operare scelte, di avanzare proposte riformiste, di intervenire laddove ci sono fenomeni di microfeudalizzazione da eliminare, impresentabili da rimuovere, millantatori da screditare. Sono quasi tre anni, complice una segreteria regionale “assente” e prigioniera di un finto unanimismo, che in Calabria ci fanno vedere un partito che non c’è.
Lo dimostrano i dati elettorali che, in molti comuni, vedono il Partito Democratico prendere meno voti di quanti sono stati i presunti partecipanti alle ultime primarie. Oggi è chiaro a tutti che noi non eravamo pazzi visionari né pessimisti disfattisti. Eravamo e continuiamo ad essere uomini e donne normali, democratici e democratiche di buon senso che vivono ed operano nella realtà calabrese e non nelle chiuse ed ovattate stanze di presidenti ed assessori.
Noi stavamo fra la gente e abbiamo subito sulla nostra pelle il fallimento della proposta politica e dell’azione di governo del centrosinistra.
Noi siamo quelli che sono stati spinti al massacro elettorale da una classe dirigente “abusiva” che ci ha dolosamente sacrificato in cambio della “proroga” in consiglio
regionale.
Oggi qualcuno dice di non aver capito e di avere peccato, al massimo, di presunzione.
Altri balbettano e continuano a mistificare i fatti addebitando le colpe agli altri, come se qualcuno potesse sentirsi incolpevole di cotanta débâcle.
I soliti ignavi, invece, continuano pigramente a tacere, mentre i furbi si riciclano smentendo se stessi.
Altri ancora, il segretario regionale Carlo Guccione in primis, confessano che la sconfitta è figlia dell’accordo al ribasso stipulato tra Agazio Loiero, Giuseppe Bova e Nicola Adamo in quel di Caposuvero il 2 febbraio 2010, la notte in cui il progetto politico, il sogno riformista, è stato piegato alle urgenze dei bisogni personali della nostra classe dirigente.
Una storia triste con un finale desolante: i nostri carnefici, con le mani ancora grondanti di sangue, tentano di rianimarci invocando un ennesimo e nostro rinnovato
impegno nei circoli per i prossimi congressi provinciali, e annunciano una dura e pura opposizione alla Giunta Scopelliti, riproponendosi in tal modo quali validi condottieri di un improbabile nuovo corso.
Tutto ciò nonostante il risultato elettorale esigesse altri ragionamenti, altre riflessioni, altre conclusioni e altre azioni che non abbiamo né sentito né visto.
Ma il coraggio chi no ce l’ha non se lo può dare. E loro, evidentemente, non se lo possono dare.
Ci aspettiamo a questo punto che sia Bersani a mantenere il suo impegno nei confronti dei democratici di tutta Italia intervenendo laddove, come in Calabria,
il partito è stato un usato e abusato solo come un taxi per ottenere un posto in consiglio regionale.
Ci aspettiamo che sia Bersani ad azzerare il partito calabrese e tutti gli organi elettivi, nominando un commissario che possa darci un’altra occasione per comprendere i singoli territori, elaborare una nuova proposta politica alternativa, costruire nuove
alleanze e promuovere una nuova, libera ed autentica campagna di adesione al partito.
Pd Anno Zero non è solo il titolo del libro-intervista di Bettini e Fotia, ma è l’anno anagrafico del Pd, almeno di quello calabrese. E noi, in attesa che Bersani ci dia
un segno di coraggio, ricominceremo con una simbolica “liberazione” dall’interno del Pd.
Il prossimo 25 aprile saremo tutti a Lamezia Terme nella sede regionale del Partito Democratico dove ci incontreremo alle ore 10,30 per aprire una nuova stagione di proposta politica del partito democratico calabrese.

Fernanda Gigliotti
*consigliere nazionale Partito Democratico

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