Elezioni regionali in Calabria/ E’ tempo di una nuova sinistra

9 04 2010

di Anna Falcone *

Dopo la sconfitta elettorale si apre finalmente una seria discussione a sinistra per innovare la sua “mission” politica e superare frammentazioni e limiti che le hanno impedito in questi ultimi anni di essere soggetto politico credibile, autorevole e realmente alternativo al centrodestra.
Iniziamo a dircelo chiaramente: il momento è talmente grave che chiunque a Sinistra si ostini a perseguire una politica di bottega e autoconservazione, è semplicemente un irresponsabile e, soprattutto, non è di sinistra. Occorre rinnovare una classe dirigente che ha fallito nella cedibilità personale e nella proposta politica, e lavorare a un percorso federativo che miri alla nascita di un nuovo soggetto della sinistra italiana, unito e plurale con un forte radicamento nel socialismo europeo, nella cultura ecologista, liberale e riformista. Chiunque ancora oggi di permetta di escludere chiunque dei soggetti del centro-sinistra da un tavolo di incontro e confronto, semplicemente, è fuori dalla Storia. Ognuno dei partiti del centro sinistra e tanti dei movimenti della società civile, in cui si identifica una base che oggi non vota più a sinistra, sono portatori di istanze sociali e valori che devono trovare una giusta sintesi nel dibattito che dobbiamo aprire a partire da subito. Sia chiaro a tutti. Solo uniti e forti di una nuovo proposta politica potremo essere credibili agli occhi degli italiani. Solo uniti potremo sperare di rilanciare il ruolo storico e sociale della Sinistra. Solo uniti si vince. Fondamentale, in tal senso, è la necessità di una sintesi, che la Storia ci chiede di fare, fra le migliori esperienze e risultati della sinistra e del riformismo italiano: sono più di 15 anni che ci sottraiamo a questo doveroso passaggio. La crisi democratica in atto e l’esclusione di fatto della Sinistra dalla scena politica italiana richiedono scelte coraggiose e adeguate alla gravità del momento. E’ il tempo di lavorare tutti a una nuova Sinistra. Chi ci sta ci sta, chi vuole giocare ancora alle alchimie e alle strategie delle alleanze senza prospettiva e destinate a sopravvivere il tempo di una campagna elettorale è fuori.

E’ un lavoro estremamente difficile, lo sappiamo, ma non per questo possiamo sottrarci. E’ una sfida a cui devono lavorare tutti, le parti sane e responsabili dei partiti, ma anche e imprescindibilmente i movimenti della società civile che si riconoscono nell’area di sinistra. Sarà rinascita se ci sarà la base, se finalmente partiti si riapriranno ai cittadini, alla democrazia e partecipazione interna. Queste elezioni devono decretare, con l’inizio di una nuova stagione politica, la fine dei “sultanati” e della gestione personale dei partiti. E’ lì che nasce la degenerazione della Sinistra, la sua incoerenza fra una “mission” politica di “liberazione del bisogno” e “valorizzazione dei meriti” e una pratica inquinata da troppi “dirigenti” che sull’uso clientelare del bisogno e la mortificazione dei talenti hanno costruito, invece, le loro carriere. I proclami di vittoria e le ipocrite soddisfazioni sono funzionali al tentativo di legittimare queste classi dirigenti che hanno tradito gli ideali della Sinistra e fallito nei fatti, ma non si rassegnano a cedere il passo al nuovo, a guardarsi allo specchio e vedere che, senza possibilità di errore, “il re è nudo” e non c’è chi possa rivestirlo a parole continuando a ingannare i cittadini e l’elettorato orfano della Sinistra.
Che sia chiaro a tutti: siamo spariti e numericamente irrisori. Ciò non significa che sia sparita o finita la Sinistra. La gente, però, non voterà più a Sinistra se la Sinistra non ritroverà:

1) una sua unità interna basata su una visione nuova di società più lungimirante, appetibile e moderna di quella proposta dalla destra (penso al modello spagnolo e alla convention dei migliori cervelli mondiali che Zapatero ha convocato per riscrivere il futuro del Socialismo spagnolo e il suo programma per le politiche. Sarebbe impossibile una operazione analoga per noi soli socialisti, ma insieme a tutti i compagni della Sinistra si potrebbe fare);

2) rappresentanti di riconosciute capacità, che mettano la riuscita di questo progetto di “rifondazione” e “rinnovamento” prima delle proprie “carriere politiche”, persone in cui gli elettori si possano riconoscere e di cui si possano fidare, anche a prescindere dal partito. Facciamocene una ragione: quasi nessuno crede più alla sola ideologia, viviamo una fase post-ideologica e di gravissima crisi, per cui i cittadini votano chi ritengono capace di risolvere i problemi.

Le alleanze e le strategie verranno poi e saranno determinate dalla nostra forza di soggetto compiuto e credibile della Sinistra, dagli obiettivi e caratterizzazione che ci saremo dati e, quindi, dal successo di questa prima fase. Ogni alleanza deve essere sostenuto da una valutazione politica della sua opportunità, non dagli interessi elettoralistici locali e/o personali. Se non saremo uniti e forti subiremo di destino di essere fagocitati senza accorgercene da altre forze e poteri. Anche per questo è necessario ripartire dalla base e da un dibattito sui temi che costituisca l’amalgama di valori condivisi e comuni, il nuovo D.N.A. della Sinistra. L’Unità di deve costruire questa volta su obiettivi comuni, non su mera opportunità di sopravvivenza. Vogliamo vivere e operare, non sopravvivere come inutili atomi di un sistema che non determiniamo.

Chi è socialista deve dare al socialismo una chance di rinascita, anche in un partito che abbia un nome nuovo, ma che possa inglobare e rilanciare in un nuovo progetto politico i valori del socialismo. Chi è di sinistra, in ogni sua articolazione, deve avere il coraggio di fare un passo indietro rispetto alla sua asfittica autonomia e passata identità, per farne tanti in avanti. Realisticamente non abbiamo altra speranza di futuro.

* Avvocato e Docente Universitario,
Componente Direzione nazionale PSI,
Responsabile nazionale Pari Opportunità PSI
Presidente Associazione “Sinistra e Futuro”

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