Risposta alla cortese missiva recapitatami da Silvio Berlusconi

31 03 2010

Caro Silvio,
mi permetto di risponderti con lo stesso “tu” che molto carinamente hai usato nello scrivermi, anche se non ci siamo mai conosciuti personalmente. Ma sono sicuro che non è lontano il giorno in cui ci incontreremo ed avremo tutto il tempo per scambiare due chiacchiere amabilmente.
Sai, ultimamente non ho molte occasioni di seguire quotidianamente le vicissitudini politiche della nostra bella nazione, e per la verità me ne accorgo di ciò che succede sentendo molto spesso imprecazioni che hanno proprio te come oggetto, povero Silvio.
D’altra parte tu stesso mi confermi, nella tua missiva, che negli ultimi tempi te ne stanno combinando di tutti i colori, e sembra che ce l’abbiano tutti con te.
Che ci vuoi fare… porta pazienza. Noi che abbiamo vissuto tanti anni da poter dire di averne viste di tutti i colori, dobbiamo dare sempre l’esempio di sobrietà e di saggezza, come certamente tu farai tutti i giorni.
Come ti dicevo non seguo la cronaca quotidiana, cercando di utilizzare il mio tempo – che pure è tanto – a cose utili come l’ascolto delle persone a me care, la contemplazione, l’arricchimento della mia anima.
D’altra parte noi persone anziane, come me e te, Silvio carissimo, siamo consapevoli che il nostro ruolo non è certo quello di stuzzicare le signorine, come facevamo da giovanotti, o ti attaccar briga un giorno sì e l’altro pure con chi incontriamo sulla nostra strada! Mi verrebbe a ridere solo a pensarlo un ultra settantenne che pensa ancora di essere un galletto!
Comunque torniamo a noi.
Ti ringrazio tanto di esserti voluto scomodare di scrivermi personalmente. Non mi capitava da tantissimo tempo di ricevere una lettera vecchio stile, che comincia con il tradizionale “Caro Vincenzo…”. Si vede proprio che sei un gentiluomo vecchio stampo.
Mi informi su come vanno le cose in Italia, sotto il tuo Governo, e te ne ringrazio molto, anche perchè alcuni mattacchioni che sono venuti di recente a trovarmi mi avevano raccontato di te peste e corna.
(Non so se più peste o più corna, ma la mia memoria non è più quella di una volta).
Ti avevano descritto, Vittorio e Leopoldo, due miei nuovi amici, come una specie di satanasso che corre dietro alle gonnelle come un satiro, che spergiura, corrompe i magistrati, imbroglia negli affari, tiranneggia nelle tv, distrugge la scuola pubblica, si allea con diavoli razzisti… oh, perbacco! Ma non ci si potrebbe credere neanche se le si vedessero tutte ‘ste birbanterie!
Avevo capito che stavano esagerando, ma sai com’è… sono due vecchi barbagianni come me e come te, che sicuramente critichiamo tutto e tutti anche senza motivo.
Adesso che tu mi hai scritto come stanno realmente le cose, ho un quadro più obiettivo, ma per sicurezza nelle mie preghiere che il Signore ti illumini cercherò di essere ancora più convincente.
Ho visto che mi inviti con molto garbo a votare per un signore che purtroppo non conosco, essendo lui troppo giovane, come governatore della mia regione.
Lo farei, Silvio, e con tutto il cuore… Ma sai com’è, sono tanti anni ormai che non voto più.
Anzi, per la verità, sono tanti anni che non faccio più vita sociale.
Per essere sinceri fino in fondo, sono 25 anni esatti che non vivo proprio più.
Infatti purtroppo sono deceduto il 16 giugno del 1985, a causa di una brutta malattia che mi ha colpito quando avevo 61 anni ed ero già nonno di una bellissima nipotina.
Purtroppo non ho potuto godermi gli altri 7 nipoti che sono nati, dopo la mia dipartita,  e dei quali di uno, Aldo Pecora, forse avrai sentito parlare.
Ma pazienza. Il fatto di essermi comportato sempre con onestà nel mio lavoro, di aver rispettato sempre mia moglie, di aver avuto timor di Dio e rispetto per i rappresentanti dello Stato, di aver anteposto al mio interesse quello della mia comunità, mi ha permesso, arrivato nell’aldiqua, una sistemazione niente affatto male.
E ti assicuro che è meglio godere di queste meraviglie per l’eternità che per i pochi anni, fossero anche 150, che trascorriamo sulla terra.
Aspetto, senza fretta alcuna, il momento in cui ci conosceremo, e ti saluto augurandoti ogni bene. Così come faccio a tutti i viventi, che per noi nell’aldiqua sono assolutamente tutti uguali a te. E sono sicuro che da questo momento in poi  comincerai a pensarlo anche tu, che sei vicino a loro ma poi non tanto lontano da me.

Un affettuoso saluto.
Mastro Vincenzo Murdica,
da 25 anni nella Pace Eterna

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One response

1 04 2010
Valentina

Grandioso……!

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