Una scelta obbligata per la Calabria: CAMBIARE!

27 03 2010

Gli ultimi giorni della campagna elettorale calabrese sono stati caratterizzati da due elementi di novità: “ l’endorsement” del movimento antimafia “Ammazzateci tutti” a favore dello schieramento che fa capo a Peppe Scopelliti, ed il violento attacco personale di Nicola Adamo contro Pippo Callipo.
Sono entrambi elementi molto importanti, che doverbbero indurre ad una seria valutazione dei fatti, perchè rimescolano in maniera caotica quella che dovrebbe essere la normale dialettica della campagna elettorale, che secondo i canoni tradizionali avrebbe dovuto essere caratterizzata da tutt’altri elementi di scena, come la contrapposizione di tesi antitetiche tra il centrodestra ed il centrosinistra, con la variabile Callipo che avrebbe dovuto menare i suoi colpi un po’ a destra ed un po’ a sinistra, come nella migliore tradizione delle cosiddete “liste civiche”.
E invece, quasi a voler materializzare magicamente sotto gli occhi dei calabresi quella “diversità” che la nostra regione rappresenta agli occhi del resto del mondo, ecco che si sparigliano le carte proprio alla vigilia del voto.
Il movimento dei giovani antimafia, nato all’indomani dell’omicidio di Franco Fortugno e fondato proprio da ragazzi che stavano nascendo alla politica al fianco del povero Franco, che aveva solennemente promesso loro un rinnovamento radicale nel partito della Margherita, hanno deciso che bisognava dire “Basta!” all’infinita serie di vessazioni, angherie, soprusi, oscure minacce, intimidazioni, ingiustizie subìte dai rappresentanti locali del (oggi) PD calabrese e reggino in particolare, ed hanno fatto appunto quello che gli americani chiamano “endorsement”, cioè una dichiarazione di voto dall’esterno, a favore di Peppe Scopelliti, candidato dello schieramento di centrodestra in Calabria.
Una scelta politica? Assolutamente no.
Nessuna motivazione politica appare dietro questa scelta di campo: il leader dei ragazzi di “Ammazzateci tutti”, sul palco di una manifestazione a Lamezia Terme tre giorni addietro, ha fatto da testimonial alla candidatura di Ruggero Pegna, il promoter calabrese candidato nella lista del presidente Scopelliti. Ed ha detto chiaramente che era lì per chiedere ai calabresi di votare per Ruggero Pegna, un calabrese che interpreta un modo diverso di “calabresità imprenditoriale” operosa, intelligente, capace di fare innovazione in una regione che affoga nel vecchiume.
E di conseguenza, insieme al voto per Ruggero Pegna, bisognava votare per chi aveva creduto in questa candidatura ed aveva dimostrato con i fatti di voler rompere con il passato della vecchia politica politicante e collusa per un verso, e senza prospettive reali di governo del cambiamento per un altro.
E in fondo questa scelta di campo, se vogliamo essere onesti intellettualmente, è stata praticamente una scelta obbligata per dei giovani che si erano visti sparare a vista quotidianamente dai “don Rodrigo” del PD calabrese, nelle persone di Peppe Bova e Nicola Adamo. In particolare don Rodrigo Bova si è distinto in questa continua aggressione, e ne aveva buona ragione per farlo visto che con il suo modus operandi di sperperatore del denaro pubblico dei calabresi a favore dei suoi adepti, fornendo incarichi e consulenze in cambio di fedeltà per diversi milioni di euro, è stato la personificazione del potere belluino e coatto che i giovani di “Ammazzateci tutti” hanno sin dal primo momento denunciato al disprezzo dei calabresi.
Don Rodrigo Adamo, invece, è coinvolto in tante di quelle indagini della magistratura che se ne è perso il conto.
I processi stanno per cominciare e, intendiamoci, finchè non sarà condannato da un Tribunale e questa sentenza passerà in giudicato (come ad esempio è successo per Peppe Bova con la distrazione di fondi della presidenza del Consiglio regionale della precedente legislatura, quando era membro dell’Ufficio di Presidenza) Adamo dovremo considerarlo innocente, o “quasi innocente/quasi colpevole”, se preferite.
Adamo però è responsabile di ben altro, e questa volta in maniera inequivocabile: è lui infatti che ha gestito l’assessorato al Turismo della Regione due anni addietro, quando per un miserrimmo portale del turismo calabrese indecorosamente chiamato “Turiscalabria” ha fatto intascare ad una azienda romana molto vicina, si dice, ad ambienti legati agli ex Ds che ha vinto l’appalto, ben 1 milione e duecentomila euro.
Una somma non molto diversa da quelle in cui sono coinvolti alcuni esponenti politici nazionali che hanno subìto gli onori della cronaca sulla stampa. Probabilmente perchè quegli scandali erano stati perpetrati in regioni italiane dove la stampa indaga sul potere, non fa affari con esso.
In Calabria, al contrario, la lobby politico-affaristica si arricchisce di una new entry: il direttore di un quotidiano regionale, Paolo Pollichieni di “Calabria Ora”, che mentre con una mano scrive articolesse contro il movimento “Ammazzateci tutti”, “reo” di aver incassato contributi addirittura per “diecimila euro” dal Comune di Reggio Calabria (in tre anni di realizzazione in quella città del Meeting Nazionale dei giovani antimafia “Legalitàlia”, ma questo Pollichieni “dimentica” di dirlo), con l’altra mano incassa parecchie centinaia di migliaia di euro con le sue società “RPN Report Porter Novelli” e “N.P. e A. Comunicazione”.
Vi sembra strano che Pollichieni si sia messo a fare la caccia all’uomo nei contronti di questi ragazzi coraggiosi, che hanno avuto il fegato di tirar fuori questa porcheria dal ventre del PD di Bova ed Adamo?
Solo una testata quotidiana calabrese ha avuto il coraggio di affiancare questi piccoli eroi in questa battaglia etica: si chiamava “La Provincia cosentina“. Si “chiamava”, appunto, perchè è stata travolta da un dissesto finanziario che si può ben immaginare eterodiretto.
Non sappiamo perchè il resto della stampa calabrese, peraltro ottima in molte occasioni, tace su questo scottante scandalo. Possiamo solo ipotizzare un malinteso senso di pudore professionale, che però in questi casi può però apparire come reticenza, o peggio ancora difesa silenziosa della “corporazione”. O nel caso del concorso-farsa indetto di recente dalla Regione Calabria per assumere un direttore per una testata regionale, possiamo parlare forse di “tangente immateriale“?
A fronte di tutto questo, ci si può ancora meravigliare della scelta di campo dei ragazzi antimafia?
Crediamo proprio di no.
Anzi, qui non si è trattato proprio di una scelta di campo, perchè l’altro campo era semplicemente “eticamente impraticabile”.
E “Calabria Ora” che da tre giorni contrinua a dedicare addirittura pagine e pagine al “caso Pecora”?
Non è il caso neanche di parlarne.
Sembra ogni giorno di più la personificazione di un mariuolo che sperava di scivolare nel buio strisciando contro il muro della disattenzione, e che vedendosi improvvisamente sotto il fascio di luce dei riflettori ha una reazione scomposta,  violenta, ringhiosa.
Sembra ogni giorno di più che si inciti all’odio qualcuno per “fare giustizia” di questo ragazzo scostumato, che ha osato dire che Pollichieni è uno che sembra usare il giornale più come strumento di pressione che di informazione, e che gli affari fatti con la Regione Calabria dovrebbero consigliarli di essere più sobrio, e soprattutto di scegliere serenamente se fare il giornalista o il businessman. Una scelta sua, che nessuno può forzare, visto che fino ad oggi (fino ad oggi che si sono accesi i riflettori) non ci risultano ipotesi di reato nei suoi confronti.
Se poi dovesse venir fuori che quello che Pollichieni fa non è solo eticamente scorretto, ma anche illegale, allora cambieremo tono e discorso.
Intanto i calabresi utilizzino questa vicenda per comprendere che in Calabria abbiamo solo una speranza: mandare a casa questo centrosinistra ed i suoi manutengoli, per sperare in un domani migliore. Anche per loro, perchè no?

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One response

28 03 2010
Valentina

E finalmente si vota……..certo che se vince Loiero e il suo entourage,Dio(o chi per lui) ci dovrà delle spiegazioni,anche se in verità ancora ce ne deve tante su tante situazioni e su tanti personaggi….Buon voto!

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