Perchè il re del tonno non vuole finire nella tonnara

8 02 2010

di Sandro Russo (dal Quotidiano della Calabria)

Qualche giorno fa ci chiedevamo quale fosse il senso politico del pressing del governatore Agazio Loiero attorno a Pippo Callipo e delle trattative aperte a Roma tra Antonio Di Pietro e Pierluigi Bersani. Non perché un’alleanza per le regionali tra Pd e Idv in Calabria non avesse senso (tutt’altro), ma perché un’intesa presupporrebbe che uno dei due galli nel pollaio si facesse indietro: cosa che né Callipo né Loiero hanno la minima intenzione di fare.
Ieri, finalmente, le parti in causa hanno reso comprensibile la strategia, che consisterebbe nel convincere Callipo a par tecipare alle primarie di San Valentino, giorno in cui tutti dovrebbero ritrovare il filo del perduto amore sull’onda del giudizio popolare. La risposta è stata un secco no, con il grazie messo solo pro forma.
In sostanza l’imprenditore vibonese avrebbe dovuto infilarsi in un meccanismo-trappola in cui tutto era già stato predisposto per celebrare il vincitore annunciato, Loiero, con le truppe organizzate pronte a sostenerlo. E, una volta entrato nel meccanismo, Callipo non nesarebbe più potuto uscire, dovendo sostenere la ricandidatura dell’attuale governatore e sputtanandosi (scusate, il vocabolario non offre un termine più adeguato) con tutti coloro che fin qui l’hanno seguito sperando (a ragione o a torto) in un possibile rinnovamento.
Insomma, pensando di poter vendere un frigorifero a un eschimese, hanno preparato una tonnara politica per ilre del tonno, contanto di “camere” in cui farlo passare fino a imprigionarlo definitivamente e non dargli vie d’uscita. Callipo non ci è cascato: «No, grazie. Noi andiamo avanti con lo stesso obiettivo ufficializzato ad agosto a Soverato e segnando un’orgogliosa distanza da questa politica obsoleta, che parla solo di posti da assegnare per comprare la libertà delle persone e mai di sviluppo, ricerca, innovazione. Come potrei sedermi allo stesso tavolo con chi non ha saputo garantire ai calabresi neppure il diritto alla salute e un minimo di stato sociale?».
Eppure il pressing era sembrato davvero forte. Aveva dato il “la”, nella mattinata, Carlo Guccione, segretario regionale del Pd: «Le primarie per la scelta del candidato a presidente della Regione Calabria sono aperte alla partecipazione di tutta la coalizione del centrosinistra e invitiamo per questo Pippo Callipo, candidato dell’Idv, a parteciparvi. E qualora dovesse risultare il vincitore, tutto il centrosinistra, in testa il Pd, lo sosterrà».
A ruota Loiero: «Se Callipo partecipasse alle primarie del centrosinistra sarebbe una grandissima cosa». Bersani, al congresso nazionale di Idv aveva rilanciato alla grande:
«Anche il segretario deve rispettare le procedure del partito che prevedono le primarie, sarebbe auspicabile che fossero di coalizione perché così si allarga la presenza anche ad altri candidati». Tradotto: visto che i miei in Calabria non lo vogliono appoggiare, Callipo partecipi alle primarie e vediamo se si compie il miracolo.
E infine Di Pietro, rivolgendosi a Bersani dal palco del congresso: «Quanto a Calabria e Campania non voglio fare forzature. Non ci sono condizioni per cui se mi dai la Calabria, io ti do la Campania perché per un patto tra gentiluomini che vogliono fare il governo insieme non si parte con un ricatto». Aggiungendo: «La Campania non può andare a finire nella fogna della camorra, ai casalesi». Traduzione anche per lui: in Campania appoggiamo il Pd, ma in Calabria vediamo di trovare un modo per evitare il muro contro muro.
Callipo però, ritrovandosi di fronte a un bivio e messe così le cose, non ha avuto esitazione a opporre un netto rifiuto. In astratto le primarie, se organizzate bene, garantendo massima partecipazione e possibilità di espressione delle opinioni di elettori e simpatizzanti, sono il migliore strumento con cui la base di un partito o di una coalizione possano scegliere i propri rappresentanti in una competizione elettorale. Ma le primarie in Calabria, così come si configurano ora, non rappresentano altro che la legittima aspirazione di Loiero ad avere un largo mandato popolare. Gli altri due candidati, Peppe Bova e Bruno Censore, hanno semplicemente la funzione di garantire (quantomeno dal punto di vista formale) che ci sia una competizione e che gli elettori non abbiano la sensazione di essere parte di una rappresentazione teatrale. L’imprenditore vibonese dovrebbe accomodarsi a un tavolo apparecchiato da altri, con regole, strutture, scrutatori e strategie di comunicazione che fanno capo a un’organizzazione già pronta da tempo (almeno dovrebbe essere così, stando ai comunicati del Pd dei giorni scorsi). Guccione aveva dichiarato anche, prima del secco no, che i democratici sono disponibili «a ristampare le schede nel caso in cui Callipo decida di partecipare alle primarie». Un po’ come se si offrisse a una squadra avversaria di scegliere la marca del pallone da gioco, riservando alla propria formazione la possibilità di scegliere campo, arbitro e guardalinee. O è come se si dicesse a qualcuno: vieni a giocare a moscacieca a casa mia. Francamente, se il Pd avesse intenzione di fare primarie vere dovrebbe dire qualcosa in più di un “vediamoci a San Valentino”: salvo che non pensino di convincere Callipo con un messaggio dei Baci Perugina.

Sandro Russo

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8 02 2010
Francesco

Agazio Loiero da buon democristiano non ama le novità, quindi Callipo ha ben poco da sperare; le primarie saranno una farsa alla calabrese. Il signor Loiero dovrebbe capire che per il bene della Calabria ( ammesso e non concesso che a lui gliene frega qualcosa) deve ritirarsi dalla vita politica, economica, sociale della nostra regione. Loiero (dopo Pino Gentile) è il Re del clientelismo, ragione per cui, un personaggio come Callipo potrebbe dargli fastidio; il suo regno, fatto di promesse e imbrogli, potrebbe essere palesato pubblicamente rompendo quella cortina di silenzio e omertà che tanto piace ai politici calabresi.
Spero vivamente che l’intera classe politica calabrese che ci ha governato fino ad adesso, la più “mafiosa” d’europa, venga radiata dalle pubbliche amministrazioni, e che al suo posto ci vadano persone oneste che “usino” la politica per portare migliorie a tutti e non solo a parenti e disonesti.

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