La nuova legge elettorale della Regione Calabria: ecco cosa cambia

8 02 2010

Abolito il “listino”, e non tutti i candidati a governatore entreranno in Consiglio. Non è passata la proposta di voto di genere, che prevedeva la possibilità per l’elettore di indicare due preferenze anzichè una purchè la seconda fosse per votare una donna. Norme per ridurre i costi della politica e delle strutture regionali.

Ecco i principali cambiamenti che comporta l’approvazione da parte del Consiglio Regionale della Calabria della legge numero 388/8, primi firmatari i presidenti Loiero e Bova, che modifica la legge elettorale regionale.
La novità principale è rappresentata dall’abolizione del cosiddetto “listino”, cioè quell’elenco di persone che sarebbero entrati in Consiglio Regionale senza dovere essere votati direttamente dagli elettori, soltanto per garantire il premio di maggioranza alla coalizione vincente.
La sua abolizione ha come diretta conseguenza che ciascun consigliere che siederà negli scranni del Consiglio Regionale si sarà dovuto misurare con il consenso dei cittadini. Il premio di maggioranza sarà recuperato attraverso l’elezione del primo dei non eletti su base provinciale delle liste appartenenti allo schieramento che vincerà le prossime elezioni. Inoltre le liste, che i partiti appronteranno, potranno arrivare fino a 13 candidati, invece degli attuali 11.
Non è invece passata, per effetto dell’approvazione dell’emendamento abrogativo firmato da Giovanni Nucera, l’introduzione della figura del supplente per il consigliere che fosse stato chiamato a ricoprire la carica di assessore. Il centrosinistra, pur di vedere abrogato il listino, ha rinunciato all’articolo in questione sul quale, in fase di elaborazione del testo, aveva trovato l’accordo con l’Udc. Le nuove alleanze hanno poi dato il via libera ad uno sviluppo diverso, tanto che l’istituto della supplenza è stato abrogato con il voto favorevole di Pdl e centrosinistra e l’astensione del partito di Casini.
Nessuna modifica è stata apportata, invece, alle soglie di sbarramento. Rimane dunque al 4% la soglia per entrare in Consiglio per i singoli partiti e all’8% quella prevista per le coalizioni.
Non ha avuto fortuna neanche il cosiddetto “lodo Sarra”, di cui si era parlato negli scorsi giorni, che prevedeva l’ingresso in Consiglio per tutti i candidati a governatore. Bocciata anche la proposta di Liliana Frascà che, fino all’ultimo, ha provato a far passare la doppia preferenza di genere. La facoltà, cioè, per l’elettore di indicare nella scheda un uomo e una donna.
Né miglior fortuna hanno avuto gli emendamenti targati De Gaetano e Michelangelo Tripodi che volevano introdurre l’obbligo per i partiti di comporre liste con almeno un terzo di donne. E, sul punto, nella giornata di ieri si è registrata la durissima presa di posizione dell’assessore al Personale Liliana Frascà, presentatrice del cosiddetto “emendamento di genere”: «Le donne calabresi, adesso, devono sapere la verità. In consiglio regionale – ha spiegato la Frascà – l’emendamento da me presentato per consentire la doppia preferenza è stato respinto con 37 voti contrari e 9 favorevoli.
Tra questi ultimi vanno considerati il mio e quello della collega Stefania Covello, le uniche donne di questa assemblea. Assieme a noi si sono espressi a favore della norma solo Adamo, Bova, Loiero, Giamborino, Racco, De Gaetano e Michelangelo Tripodi. Invece la quasi totalità dei consiglieri regionali, che a parole afferma da anni la necessità di promuovere una maggiore presenza delle donne nelle istituzioni,
alla prova dei fatti ha dimostrato il contrario». «Non sono sorpresa – ha aggiunto la Frascà – ma francamente non mi aspettavo che si arrivasse ad un risultato così disarmante».

Taglio alle strutture dei gruppi consiliari

Il Consiglio, sempre durante la seduta di venerdì, ha infatti approvato la proposta di legge numero 398/8 nel testo coordinato con gli emendamenti Bova-Borrello, rubricata “Riduzione dei costi di funzionamento del consiglio regionale”.
Si tratta di una serie di provvedimenti amministrativi rivolti alla riduzione dei costi della politica.
Le norme si proponevano di ridurre anche per consentire che le riforme avvenissero a costo zero, anche nel caso fosse stato introdotto l’istituto della supplenza che avrebbe fatto aumentare il numero dei consiglieri regionali e, di conseguenza, anche i costi di mantenimento dell’assemblea.
Le riduzioni avvengono attraverso un taglio consistente alle spese per il mantenimento delle strutture dei consiglieri.
Molti dei compiti loro affidati, infatti, saranno svolti dai 170 vincitori dei concorsi che il consiglio ha svolto durante lo scorso anno. In particolare la legge prevede che «il personale addetto alle segreterie particolari deve essere scelto tra i dipendenti di ruolo del consiglio regionale ivi inclusi i dipendenti ex legge regionale numero 25 del 2001». Soltanto il segretario particolare e il responsabile amministrativo dei consiglieri potranno essere estranei all’amministrazione.
Una novità epocale, dunque, evidentemente poco gradita al centrodestra che ha abbandonato l’aula protestando vivacemente per il modo con il quale il presidente Bova ha condotto la votazione sul provvedimento. Altre riduzioni sono state operate sui vitalizi dei consiglieri regionali e sulle varie indennità dei dipendenti  amministrativi.

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20 04 2010
fion

la figura del consigliere supplente è perfettamente vigente, e sarà applicata obbligatoriamente.
E’ stata l’ultima magagna del governo loiero che ci aveva fatto credere di non aver istituito il consigliere supplente ed il povero scopelliti dovrà suo malgrado necessariamemente applicarla per non incorrere in un consiglio regionale illegittimo.
Insomma per la prima seduta del 03-05-10 gli organi competenti dovranno per forza notificare la convocazione anche ai consiglieri supplenti per non aver un consiglio regionale invalido.

La Legge regionale 19 gennaio 2010, n. 3 prevede Modifiche allo Statuto della Regione Calabria (PUBBLICATE SU BUR n. 1 del 16 gennaio 2010, supplemento straordinario n. 1 del 21 gennaio 2010)

Articolo 4
(Modifiche ed integrazioni dell’articolo 35 dello Statuto)

1.All’articolo 35 dello Statuto, approvato con legge regionale 19 ottobre 2004, n. 25, sono apportate le seguenti modifiche ed integrazioni:

a)nel comma n. 4, la frase: «Il numero degli Assessori esterni non può essere complessivamente superiore a due unità» è sostituita con la seguente: «Il numero dei membri esterni non può essere complessivamente superiore a quattro unità».

b)dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:

«4 bis. La nomina ad Assessore di componenti del Consiglio regionale comporta la sospensione di diritto dall’incarico di Consigliere regionale e la sostituzione con un supplente secondo le modalità previste dalla legge elettorale regionale».

Per vedere il nuovo statuto vigente:
http://www.consiglioregionale.calabria.it/hp2/statuto/nuovo_statuto.html

La modifica riportata, così come le altre contenute nella medesima legge, è perfettamente vigente.
Difatti, le modifiche statutarie necessitano di una doppia approvazione, a distanza di almeno 3 mesi, a maggioranza assoluta; la prima volta è stata approvata con L. n. 371 dell’8 ottobre 2009 ( indico il link del Burc da cui evincere, alla fine, la doppia approvazione

http://www.consiglioregionale.calabria.it/gestbur_2002/bur2010/sups1_1.pdf

e cioè una approvazione in data 8-10-09 ed una in data 19-01-10 .

Pertanto il dato da cui partire è che lo Statuto vigente, prevede un dispositivo imperativo: La nomina ad Assessore di componenti del Consiglio regionale comporta la sospensione di diritto dall’incarico di Consigliere regionale
Questo è il primo dato incontestabile e legalmente efficace.

La problematica starebbe nel fatto che dopo la parte dispositiva ed imperativa testè citata si dice e la sostituzione con un supplente secondo le modalità previste dalla legge elettorale regionale.
Ora, questa modalità prevista dalle legge elettorale non è stata approvata. Tale mancata approvazione sulle modalità non fa venir meno la vigenza della prima parte e cioè che La nomina ad Assessore di componenti del Consiglio regionale comporta la sospensione di diritto dall’incarico di Consigliere regionale.
Diverso sarebbe stato se nella legge che stiamo analizzando fosse stata prevista la subordinazione dell’efficacia della modifica innovativa alla successiva approvazione delle modalità, per esempio scrivendo un comma successivo con scritto La regola che il consigliere è sospeso in caso di nomina ad assessore è valida ed efficace solo quando il consiglio emanerà le regole per la modalità di nomina del supplente.
Questa subordinazione della efficacia non c’è stata e pertanto ci troviamo in presenza di due elementi:

a) uno positivo ed efficace: il consigliere nominato assessore è sospeso dalle funzioni di consigliere;
b) uno negativo: apparentemente mancherebbe la previsione delle modalità di supplenza.

In realtà ad un attento esame, non c’è alcun vuoto in relazione alle modalità di supplenza, poiché dire e la sostituzione con un supplente secondo le modalità previste dalla legge elettorale regionale non significa secondo una legge che dovrà essere emanata (altrimenti si sarebbe usato il verbo al futuro) ma significa secondo la legge elettorale nel senso secondo la graduatoria che il sistema elettorale produce avuto riguardo anche alla legge elettorale nazionale 108/1968 in materia di elezioni regionali, che – in caso di vuoti della legge elettorale regionale – integra la legge elettorale regionale medesima.
Pertanto il primo dei non eletti sarà il supplente/sostituto.
Difatti la legge regionale elettorale è integrata, in caso di vuoti, di diritto dalla legge nazionale in materia di elezioni regionali n. 108/1968 che già prevede l’istituto della supplenza/sostituzione (si pensi al consigliere sospeso a causa di procedimento penale, entra il primo dei non eletti, e quello sospeso – assolto entro la fine della legislatura – rientra al posto del supplente/sostituto).
Anche perchè la legge sulle modalità sarebbe stata per forza pleonastica e ripetitiva del articolo 35 comma 4 bis dello statuto: non è che poteva prevedere che il supplente fosse il più alto o il più bello, ma necessariamente il primo dei non eletti!!!!

Ma c’è di più; attesa la parte dispositiva imperativa incontestabilmente efficace e cioè che La nomina ad Assessore di componenti del Consiglio regionale comporta la sospensione di diritto dall’incarico di Consigliere regionale, la mancata supplenza produrrebbe un consiglio monco ed imperfetto decurtato del numero pari ai consiglieri nominati assessori.
E cioè, ad esempio, con una nomina di 4 consiglieri ad assessori, per via della sospensione obbligatoria statutaria, si avrebbe un consiglio con 46 consiglieri e non 50 con conseguente nullità delle elezioni, atteso il seguente concetto: tu regione calabria hai fatto una legge elettorale che, in quanto non contemplativa delle modalità di supplenza, produce un consiglio imperfetto, poichè se un minimo di assessori deve necessariamente venire dai consiglieri per come previsto dallo statuto, e questi sono sospesi di diritto sempre per come previsto dallo statuto, in mancanza di supplenza si produce necessariamente un consiglio imperfetto e difforme da quello statutariamente previsto di 50.
E’ per tale motivo che, a protezione della validità delle elezioni, entra in campo la legge elettorale nazionale 108/68
http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/6/20040608140337_10-113-232-21.pdf
che all’art. 16 e 16 bis contempla in via generale l’istituto della supplenza dicendo, in caso di vacanza temporanea del seggio, “affidando la supplenza per l’esercizio delle funzioni di consigliere al candidato della stessa lista che ha riportato, dopo gli eletti, il maggior numero di voti “.

Del resto è pacifico principio costituzionale che è obbligatoria l’applicazione delle leggi dello Stato nelle materie attribuite alla competenza della Regione fino a quando non sia diversamente disposto con legge regionale.
Aggiungo due elementi ulteriori a riprova:
1)Testo bozza modalità di supplenza < >
Questo era il testo della proposta di legge sulle modalità di supplenza successivamente non approvato con l’emendamento abrogativo Nucera.
Questa disposizione, come già evidenziato, è meramente pleonastica e ripetitiva dello Statuto – confermando il carattere dispositivo e imperativo che ha già di per se la disposizione statutaria in vigore – limitandosi a riprendere il dispositivo già vigente nel nuovo statuto, e le modalità di supplenza già vigenti nella L. 108/1968.
(per vedere il testo della proposta vai a pag. 5 del seguente link
http://www.consiglioregionale.calabria.it/pl8/388.pdf )

2) se si leggono, nei resoconti consiliari, gli interventi dei consiglieri durante la successiva discussione sulle modalità di supplenza, che qualcuno presume non approvate in base all’emendamento abrogativo Nucera, molti consiglieri dicono in sostanza il seguente concetto: al di là dell’emendamento abrogativo della proposta sulle modalità di supplenza, la frittata è fatta perchè la supplenza la abbiamo prevista nello Statuto.
Per esempio Guerriero: “è già contenuto nello Statuto il discorso della supplenza, che certamente non possiamo modificare”
Tripodi: “ormai messo dentro lo Statuto della Calabria, sicuramente sarebbe stato molto meglio per quelli che l’hanno proposto allora, oggi presentarsi, cospargersi il capo di cenere, dire che hanno sbagliato e che bisognerebbe cambiare quello Statuto”

CONCLUSIONE: Il consigliere supplente è perfettamente vigente e, subito dopo la nomina degli assessori, v’è l’automatica legalmente obbligatoria sospensione dei consiglieri nominati assessori come da nuovo Statuto in vigore, e di procedere alla supplenza senza possibilità di discrezionalità, pena:
a) sedute consiliari invalide ed impugnabili da chiunque, o perchè con convocazioni inviate anche a consiglieri sospesi con conseguente sostanziale violazione del numero dei consiglieri che formano il consiglio, o perchè con convocazioni notificate solo ai consiglieri in carica che, detratti quelli nominati assessori e quindi sospesi di diritto, sono sempre in numero inferiore al numero previsto;
b) ipotizzabilità dei reati di abuso in atti d’ufficio o omissione di atti d’ufficio per non aver proceduto alla supplenza così come previsto dallo statuto.
Ad esempio, se al primo consiglio, composto senza supplenti, viene eletto il Presidente del Consiglio Regionale, tale elezione è illegittima e facilmente invalidabile con ricorso al TAR.
Tutte le deliberazioni saranno illegittime e annullabili.
Il Consigliere supplente non integrato in Consiglio, da parte sua, ricorrerà all’autorità giudiziaria ordinaria chiederà un provvedimento impositivo della convalida nonché il risarcimento del danno, con grave danno erariale per l’ente regionale.
Insomma 8 consiglieri nominati assessori= (in caso di mancata declaratoria di supplenza) 8 supplenti che ricorreranno all’autorità giudiziaria per la “reintegra” in Consiglio ed il risarcimento del danno sicuri.

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