Un’altra Calabria e la casta inamovibile

6 02 2010

di Matteo Cosenza (direttore del Quotidiano della Calabria)

PRIMARIE o non primarie riflettiamo sulla prevista conclusione della vicenda del Pd calabrese che si avvia a scegliere come candidato governatore l’uscente Loiero. Era scritto: «Glielo chiederanno in ginocchio dopo averlo massacrato ». Così è stato, nel senso che si sono inginocchiati sulla già tracciata via di Damasco per ottenere il via libera alle deroghe.
Sapete, quelle regolette che il Pd ha messo nello statuto per evitare che una nomenklatura immortale quasi come quella brezneviana perpetuasse in eterno se stessa: dopo un certo numero di legislature, te ne torni a casa o impegnati in una diversa esperienza.
Non sarà così, li vedremo tutti sui manifesti e probabilmente nella prossima assemblea regionale.
Loiero è contento perché, conoscendo i suoi polli, se li è cotti a puntino per accontentarli in prossimità del filo di lana. Sul terreno restano le macerie delle quali potrà approfittare il centrodestra che si trova la campagna elettorale per gran parte fatta: non avrà bisogno di infierire contro i cinque anni di governo di Loiero, gli basterà riportare sui manifesti le frasi di Bova, Pirillo, Adamo, Laratta e altri, che non sono state di critica a qualche errore del loro governatore ma hanno liquidato senza appello l’intera (o intiera, come direbbe il forbito togliattiano Bova) sua esperienza.
Torna alla mente l’analisi lucida e impietosa di Mimmo Cersosimo quando diceva – e ha continuato a dire – che la Calabria è bloccata da una malattia quasi incurabile, un sistema di convenienze nel quale tutti, o quasi, si ritrovano perché alla fine diventano beneficiari di qualcosa o comunque sono in attesa di qualche beneficio.
Intanto Cersosimo con Silvio Greco e altre degnissime persone lavora con una lista che dovrebbe “slegare” la Calabria restando dentro la coalizione di governo che è protagonista di prima grandezza di quel sistema tanto aborrito.
La casta è forte e tenace. Nulla hanno potuto e possono i vertici nazionali: Veltroni, Franceschini, ora Bersani i cui proclami (alt ai capibastone, via i sepolcri imbiancati: ricordate?) sono rimasti lettera morta. E viene da sorridere quando si pensi agli allarmi su quello che accade al vertice del paese. Berlusconi, che impegna le sue truppe a difendere i propri interessi e a sconvolgere gli equilibri istituzionali per non farsi processare come accade a qualsiasi cittadino che sia sospettato di un reato, è indigesto e insopportabile: non ci piace e non ci piacerà mai. Ma chi deve contrastarlo? Da dove vengono gli esempi di buon governo e di disinteressato servizio della cosa pubblica? E poi ci si meraviglia del consenso maggioritario di cui gode il Cavaliere? Populismo, controllo di delicati sistemi informativi, spregiudicatezza, denaro: tutto vero, ma, una volta osservata questa trave nell’occhio dell’avversario, si ha il coraggio di vedere anche le pagliuzze – si fa per dire – nei propri?
L’esito della battaglia elettorale in Calabria sarà incerto perché se è vero che sulla carta il centrodestra è avvantaggiato dall’accordo con l’Udc e dalla presenza di Pippo Callipo, è anche vero che si preparano le liste e le artiglierie pesanti che dovranno sostenere Loiero e che possono stravolgere le previsioni.
Bersani con Di Pietro resta convinto che con Callipo il centrosinistra avrebbe ottime possibilità di vittoria, continua a lanciare segnali e a fare telefonate ma è impotente.
A questo punto Loiero spregiudicatamente, dopo aver lavorato nel forno della sua fronda interna, si potrebbe impegnare anche nel forno del suo avversario Callipo. L’uomo non bada agli scrupoli e le tenterà tutte, ma è abbastanza inverosimile che l’imprenditore vibonese convoli a nozze con lui dopo essersi presentato come alternativo a lui in tutto e per tutto: e forse questa è la ragione più profonda della distanza tra i due più ancora che del giudizio sull’area castale del Pd e dell’avversione irriducibile di De Magistris al loierismo e al gruppo dirigente del Pd.
E se da Roma – anche se Di Pietro e Bersani ce la stanno mettendo tutta – hanno ormai pochissime speranze di poter ancora agganciare Callipo, che è ritenuto il candidato vincente e che, in coincidenza di una candidatura Loiero, potrebbe raccogliere i consensi di un vasto elettorato del centrosinistra sfiduciato o intenzionato a disertare le urne, a livello regionale non si abbandonano le vecchie abitudini.
Il tentativo è di imbrigliare Callipo facendolo finire in una trappola perché a quel punto sarebbe omologato agli altri candidati per poi essere sputtanato di fronte all’opinione pubblica che in questi mesi lo ha salutato con simpatia e anche entusiasmo. La sua discesa in campo ha segnato sicuramente una diversità nel panorama politico calabrese, un capitale accumulato per il futuro, questa sì una discontinuità anche se, in caso di non vittoria, tornerà a fare l’imprenditore.
Resta grande l’amarezza in vasti settori dell’area del centrosinistra per il regalo che si sta servendo su un piatto d’oro a Scopelliti che a questo punto potrà perdere solo se farà errori. Bersani, una persona perbene di questo tormentato panorama politico italiano, annuncia dai tabelloni elettorali che vuole “un’altra Italia”.
Speriamo che ci presenti almeno “un’altra Calabria”.

Matteo Cosenza

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