Consiglio Regionale della Calabria: aria di elezioni, maxi sanatoria di stagisti

4 02 2010

Sono trecento, sparpagliati in molti Comuni da ben due anni. E la Regione ammette: “Nel concorso saranno inarrivabili”

di Concetto Vecchio (su Repubblica)

Qua nessuno promette posti di lavoro, nessuno ha mai ipotizzato alcuna sanatoria“, tuonò il presidente del Consiglio regionale della Calabria, il pd Giuseppe Bova, ora candidato alle primarie. Come si permetteva il senatore Pietro Ichino a insinuare che i 423 stagisti collocati in 170 comuni calabresi sarebbero stati alla fine regolarizzati? E invece, a 50 giorni dalle elezioni regionali, pare che stia per finire proprio così. Domani la commissione bilancio del Consiglio regionale approverà un emendamento alla Finanziaria che prevede di stipendiare gli stagisti per altri tre anni, con contratti a termine, e di indire poi un concorso. Una sanatoria da 9milioni di euro. Per ciascun stagista (dei 423 iniziali, tutti laureati con lode, ne sono rimasti in pista poco più di 300) il Consiglio stanzierà 10mila euro l’anno, il resto dello stipendio dovranno mettercelo i municipi. La proposta, sigillata da un accordo bipartisan, stava per essere deliberata già ieri sera, quando la discussione s’è arenata su un sub-emendamento che chiede di rimpolpare ulteriormente i 9 milioni con fondi europei. “Una legge nobile, che misura sul serio il merito di questi laureati”, sostiene il padre dell’emendamento, il pd Pietro Giamborino, co-firmatario insieme al vice di Bova, Antonio Borrello. “Nessuno venga a parlarci di clientelismo”. E il concorso, non sarà più o meno ad hoc? “Beh, gli stagisti avranno acqusito un’esperienza e un punteggio tali da essere praticamente inarrivabili…”, ammette Giamborino.

Uno strano stage. A cominciare dai tempi, due anni, un termine che la legge prevede solo per i disabili. E poi l’età massima per l’accesso: non aver compiuto 37 anni (quando la Ue fissa un limite di 32 anni). Porte aperte anche gli iscritti agli albi professionali. Infine, lo stipendio: 1000 euro per 1500 ore di lavoro all’anno, meno di sei ore al giorno. L’iniziativa è costata sei milioni di euro, finanziata per metà da tagli al bilancio, per l’altra metà con i contributi del Fondo sociale europeo. Ce n’era abbastanza per far fare un salto sulla sedia ad Eleonora Voltolina, il direttore de
“La Repubblica degli stagisti”, la prima a far scoppiare il caso. Ichino presentò un’interrogazione in Parlamento, denunciando che era solo “un modo per creare altri posti di lavoro improduttivi”. Sacconi non gli ha mai risposto. Ma incredibilmente una super-stagista, Maria Grazia Bisurgi, 30 anni, laureata in storia dell’Arte al Dams di Cosenza, si è autodenunciata, dando ragione al senatore del Pd:  “Dopo un anno passato al Comune di Pizzo Calabro posso dirlo: è spreco di denaro pubblico. Vorrebbero qualificare noi laureati, portare innovazione nella pubblica amministrazione e disincentivare la fuga dei cervelli al Nord, ma la verità è che gli enti ai quali siamo stati assegnati non hanno gli strumenti per formarci. La mia giornata tipo: sto davanti a internet, mando qualche mail, il collega che sta in stanza con me dà una mano alla dirigente dei tributi, io mi sono rifiutata. Formazione? Siamo dei lavoratori socialmente utili”. I Comuni che intendevano avvalersi delle eccellenze dovevano partecipare ad un bando.  L’amministrazione di Pizzo Calabro si fece avanti per un progetto nel “settore culturale”. “Ma quando arrivai in municipio non solo non c’era né una scrivania, né un pc, che recuperai nel sottoscala e montai con un collega, ma la mia tutor nemmeno sapeva che avrebbe dovuto seguirci”.

“E’ la classica trappola del precariato, che penalizzerà i migliori, un modo per aggirare i vincoli di utilizzo di precari e co. co. co nelle pubbliche amministrazioni” ha spiegato il direttore scientifico della Fondazione Marco Biagi, Michele Tiraboschi. “Lo Stato camuffa da stage per poter risparmiare sugli oneri indiretti” ha rincarato il giuslavorista Michel Martone. “Dov’è lo scandalo?” ribatte Giamborrino. “Per finanziare questi stage noi consiglieri ci siamo tagliati le indennità del 10 per cento. Abbiamo ridotto i costi della politica del 25 per cento”. La Bisurgi è isolata nella sua denuncia. E si capisce. Di questi tempi grami, in una Regione con la disoccupazione al 12 per cento, e da un Sud impoverito dove negli ultimi dieci anni ci sono state 700 mila partenze al Nord, 1000 euro al mese sono uno stipendio. “Erano mesi che i miei colleghi premevano per la loro regolarizzazione”, rivela Maria Grazia. Quel momento ora sembra arrivato. Lo stellone della sanatoria in Italia non tramonta mai.

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