Democrazia pugliese e farsa calabrese

31 01 2010

di Tonino Perna *

Per le modalità con cui è avvenuta la vittoria di Vendola ha una valenza che va al di là della regione Puglia.
Innanzitutto, perché conferma che lo strumento delle “primarie”, quando è usato correttamente, fa crescere la partecipazione democratica. Quasi duecentomila cittadini si sono recati a votare contro gli 80.000 delle primarie del 2005. Non a caso l’onorevole Boccia, che è stato sconfitto per la seconda volta (forse a causa di un cognome infausto?), ha subito dichiarato che comunque in Puglia ha vinto la democrazia. In secondo luogo la vittoria di Vendola assume un valore nazionale rispetto alle strategie politiche del centrosinistra.
Dimostra, infatti, che è possibile immaginare un centrosinistra che si presenti agli elettori su programmi e “realizzazioni” convincenti, con un rappresentante della sinistra radicale, o semplicemente di sinistra, che non cerca di mimetizzarsi, ma è fiero dei valori e della storia della sinistra italiana. Tutto l’opposto di quella linea politica che ha portato l’ex Pci a cambiare continuamente pelle – da Pds a Ds al Pd – inseguendo un mitico centro che, come è noto, è un luogo amorfo e non il medium della saggezza aristotelica.
Gli elettori hanno dimostrato, soprattutto negli ultimi anni, di preferire l’originale alla fotocopia, ma i leader del Pd non sembrano esserne accorti. L’inseguimento a tutti i costi dell’Udc rappresenta l’ultimo atto di una strategia politica di lungo periodo che ha portato questo partito a disperdere un patrimonio di speranze ed attese, a creare un abisso tra i leader e la base, a perdere ogni segno di radicalità culturale e morale. Unico obiettivo: vincere a tutti i costi. Anche a costo di sacrificare un’esperienza di successo come il governo della Regione Puglia dove non mancavano gli assessori targati Pd, ed un leader stimato e carismatico come Vendola.
Questo cinismo politico, che in Puglia è stato condannato e sconfitto da tutto il popolo della sinistra – compresa una buona parte degli iscritti al Pd – ha inflitto un grave danno in altre regioni, a cominciare dalla regione Calabria.
Qui la parola “primarie” è diventata impronunciabile. La democrazia partecipata, di cui le “primarie” costituiscono uno degli strumenti, si è trasformata in una farsa degna delle migliori opere di Pirandello. Indette fin dal mese di novembre scorso, con uno spostamento continuo della data, con una incertezza fino al giorno delle elezioni, e poi miseramente annullate per dare spazio ad una fallimentare trattativa con l’Udc. Chi ha determinato questa tattica suicida, chi ha dato uno schiaffo in faccia agli elettori, non dovrebbe dimettersi e cambiare mestiere? Anche in Calabria gli elettori del Pd avevano partecipato in massa alle primarie del partito superando i  centoquarantamila voti espressi, ma nessuno ha alzato la voce per ricordarlo.
E che fine ha fatto in Calabria la cosiddetta sinistra radicale che è scomparsa dalla scena politica aspettando anch’essa che il figlio di Godot-Casini arrivasse all’appuntamento? Possibile che non ci sia più una forza politica a sinistra che punti i piedi su programmi, valori e alternative a questo modello fallimentare di società, che non abbia il voltastomaco di fronte a candidati inquisiti o a partiti che sono solo una sommatoria di interessi ?
Un amico giornalista che vive a Stoccolma, ed era stato nelle vacanze di Natale dalle nostre parti, mi ha telefonato per chiedermi come erano andate a finire le primarie.
Con imbarazzo gli ho risposto che erano state bocciate all’ultimo secondo.
Stupito mi ha chiesto: e quel candidato che aveva messo accanto alla sua foto gigante la scritta “Finalmente liberi di scegliere “, si è ribellato, si è dimesso, ha protestato? No, gli ho risposto, si è trasformato in un bronzo di Riace. Già, ha aggiunto, la vostra è propria la terra dei bronzi.
Che poi, avrei voluti dirgli, fa anche rima con la parolaccia romana: “str….”

* docente università di Messina

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