Oggi avrebbe compiuto settantacinque anni Antonino Scopelliti

20 01 2010

di Giovanni Pecora

Antonino ScopellitiIeri avrebbe compiuto settant’anni Paolo Borsellino, ed oggi settantacinque Nino Scopelliti.
Se avessero fatto come quei “bravi cittadini” di buon senso che non fanno aprire gli striscioni antimafia alle manifestazioni, oggi sarebbero tranquilli nonni a festeggiare con i loro figli e, nel caso di Borsellino, con i nipotini.
Ma nella vita si incontrano tanti bivii e bisogna fare continuamente delle scelte, e tra tutte le scelte ad un certo punto della nostra vita arriva sempre, puntuale, la scelta più importante, quella che ti differenzia in maniera netta dalla stragrande maggioranza degli esseri umani. E non arriva solo per gli Alti Magistrati, per i Generali, per i Prefetti, per i Cardinali… arriva anche per l’operaio, per il falegname, per l’insegnante, per il disoccupato.
Arriva per tutti, prima o poi, il giorno in cui tu devi fare la scelta più importante, quella da cui non si torna più indietro: la scelta di stare con gli onesti o con i disonesti.
E ogni tanto il Destino chiede a qualcuno di noi un sacrificio ancora più alto per restare tra gli onesti, un sacrificio che spesso purtroppo può voler dire non poter veder crescere i propri figli, non poter diventare nonni.
Ma quel sacrificio diventa miracolosamente esempio di vita per milioni di figli, per milioni di nipotini.
A che serve veder crescere i propri figli, e nascere i nipotini, se non abbiamo il coraggio di sfidare a viso aperto la mafia? Se magari per la nostra vigliaccheria li consegnamo essi stessi alla mafia, come vittime o come affiliati?
Meglio morire giovani, ma scrivere il proprio nome con il proprio sangue purissimo nel libro della Storia per aver detto “NO!” alla mafia, che vivere una lunga vita con gli occhi bassi e la schiena piegata.
Chi dona la propria vita per il bene degli altri non vede crescere i propri figli e nipoti, ma diventa idealmente padre e nonno di tutti i bravi ragazzi del mondo.
E fra cento anni Nino Scopelliti, morto nel fiore degli anni, sarà ancora un ricordo vivo di cui essere fieri. Sarà con i pronipoti dei suoi nipoti in testa ai cortei a portare la sua sfida alla mafia, sarà a testa alta e sguardo fiero nel suo banco di Procuratore alla Suprema Corte di Cassazione, sarà nel cuore di chi andrà a Rosarno e racconterà ai suoi figli: “Qui una volta comandava la ‘ndrangheta, e la povera gente aveva paura perchè la mafia ti vuole o suo servo o suo schiavo. Oggi la città è sottoposta solo alla Legge dello Stato, l’unica che può fare uguali tutti i cittadini. Oggi Rosarno, e tutta la Calabria, è libera”.
E mentre dirà orgoglioso così, potrà vedere poco lontano Nino Scopelliti, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Peppino Impastato e centinaia di altri piccoli e grandi eroi che lo saluteranno sorridendo, mentre piegano per l’ennesima volta uno striscione.

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