Rosarno, ciò che è utile ricordare

19 01 2010

di Stefano Olivieri

Dal 1900 al 1930 quasi tre milioni di italiani sono emigrati all’estero soltanto da Calabria, Campania e Sicilia.

Oggi sulle spiagge africane che si affacciano sul mediterraneo, dalla Libia alla Mauritania, si ammassano ogni giorno in decine di migliaia pronti a partire. Secondo l’organizzazione “Fortress Europe” tra il 1988 e il 2005 sono annegate alle porte dell’Europa 3908 persone in fuga dall’Africa. Solo nel canale di Sicilia, tra il 2004 e il 2006 sono morti 1641 immigrati. Nel Mediterraneo, dal 2002 al 2006 sono morti 2080 clandestini e 1117 cadaveri (uno su tre) giacciono ancora in fondo al mare. Non si sa quanti siano morti a causa dei respingimenti in mare.

La legge statunitense del 1885 (appoggiata dai sindacati) sul lavoro straniero escludeva gli immigrati giunti dall’estero con un contratto di lavoro. Questo per proteggere, in una economia di mercato deregolata, i salari americani dalla concorrenza di manodopera a basso costo. In Italia per questioni di sicurezza si sta facendo esattamente l’opposto, e se le tutele sul lavoro cederanno anche da noi al mercato ciò potrebbe produrre – e sta già accadendo – nuova disoccupazione nazionale e condizioni di schiavitù per gli immigrati.

Anche gli italiani sono stati clandestini, il popolo calabrese soprattutto lo sa bene. Nel secondo dopoguerra e fino agli anni 60 più di 100 italiani al giorno varcavano il confine francese attraverso le montagne di Ventimiglia, e c’è un punto in particolare, molto pericoloso a causa di un dirupo, dove ne morirono ben 87, precipitando al suolo da centinaia di metri.

I nostri primi emigranti negli Usa partivano col marchio della razza impresso; negli Stati Uniti si faceva infatti una netta distinzione tra nord e sud, all’arrivo veniva esplicitamente dichiarato come luogo di provenienza north-Italy e south-Italy : un’Italia a due razze. La prima di ascendenze nordiche e quindi meritevole di migliori attenzioni, la seconda di ascendenze mediterranee/africane con tutto quel che consegue. Vale la pena di ricordare che i “ south-italians immigrated “ dalla legge americana venivano definiti “di origini non chiaramente di razza bianca” . Esemplare l’esempio di un processo svoltosi nell’Alabama dichiaratamente razzista : un afro-americano accusato di aver avuto rapporti (proibiti per legge : reato di miscegenation) con una ragazza bianca di origini italiane,venne assolto perchè la ragazza essendo una calabrese non poteva definirsi di chiara razza bianca.

Negli Usa vige dal 1911 lo “jus soli”, il diritto di suolo : chi nasce negli Usa, anche da genitori stranieri, diventa cittadino statunitense e può votare per far valere i suoi diritti. In Italia vige lo “jus sanguinis”, il figlio di stranieri non ha alcun diritto di cittadinanza anche se è nato e cresciuto nel Paese, lavora nel Paese, ne paga le tasse e parla la lingua del Paese. Il figlio di stranieri nato in Italia deve attendere il diciottesimo compleanno, dopodiché ha la facoltà ( ma attenzione : per un solo anno, dopo il quale questo diritto decade) di fare domanda per acquisire la cittadinanza. Ma in molti non lo sanno e su questa opportunità non è stata fatta mai informazione da parte del governo.

Le condizioni di lavoro che trovarono i primi emigranti italiani in America non sono dissimili da quelle che incontrano gli immigrati nel nostro paese quando si imbattono in un padrone – e capita spesso – che non rispetta le regole. La percentuale media delle denunce per infortunio tra i lavoratori immigrati è dell’11,71%, mentre quella dei decessi è del 12,03%: una sostanziale uguaglianza anomala. Infatti nel rapporto emerso per i lavoratori italiani la percentuale degli incidenti è di gran lunga superiore a quella dei morti. Segno, secondo l’Eurispes, che per quanto riguarda gli immigrati molti infortuni – in particolare quelli non letali – non vengono mai denunciati.

L’Italia ha toccato recentemente quota 60 milioni, malgrado il suo bassissimo tasso di natalità. Tutto merito degli immigrati, senza i quali la nostra popolazione stagnerebbe e (ciò che più importa) invecchierebbe irrimediabilmente. Le prospettive sono dunque quelle di un paese in cui si fronteggeranno giovani in buona parte di origine straniera e anziani in grandissima maggioranza di origine italiana: un cocktail potenzialmente esplosivo che può essere disinnescato solo da una politica della accoglienza e della integrazione che sappia guardare al domani.

Uno studio di Unioncamere e dell’Istituto Tagliacarne, utilizzando dati relativi al 2006, ha accertato che è dovuto agli immigrati il 9,2% del valore aggiunto, corrispondente a una quota di 122 miliardi del Pil. Solo nel 2006 le imprese appartenenti a immigrati hanno assicurato un gettito fiscale pari a 4 miliardi di euro. Nel 2007 era già arrivato a 5,5 miliardi. Senza contare che anche i lavoratori dipendenti stranieri hanno un peso ormai rilevante nella nostra economia: l’Inps ha accertato che gli immigrati assicurano, annualmente, un ammontare di 5 miliardi di euro come contributi previdenziali e, al contrario, percepiscono ancora un numero molto limitato di pensioni, essendo per lo più lavoratori giovani.

Nella piana di Gioia Tauro, detta spesso anche piana di Rosarno, vive la terza comunità italiana di popolazione extracomunitaria. Vive, ho detto, dovrei dire sopravvive in condizioni di assoluto degrado sia per le condizioni di lavoro – nella stragrande maggioranza dei casi occorre parlare di riduzione in schiavitù – sia per la totale mancanza di alloggi messi a disposizione ( e i migranti si sono dovuti arrangiare, nascondendosi di notte in baracche e in cantieri abbandonati). La popolazione locale, la stessa che in questi giorni è scesa in piazza per la caccia al nero, sprangando gli emigranti, sparandogli addosso, investendoli con l’auto, addirittura andandoli a cercare sulle ambulanze, dovrebbe riflettere sulla enorme possibilità che invece questa povera gente sta offrendo al popolo calabrese : quella di scuotersi dal giogo secolare della ndrangheta, che nel sud ha sostituito lo stato. Maroni ha sbagliato – e lo sa bene – a dire le cose che ha detto, ma qui il problema sarebbe principalmente di Sacconi, il ministro interessato a far rispettare le regole sul lavoro. Qui c’è la schiavitù, il diritto di vita e di morte sull’immigrato da parte dei padroni, e c’è soprattutto la solidale omertà di una popolazione locale che mostra di preferire di essere rappresentata in strada dagli sprangatori mafiosi a una sana, difficile, certamente pericolosa battaglia popolare dei diritti che non sono solo quelli degli immigrati, badate bene. Sono di tutti. Dovrebbero anche a Rosarno, come già successe a Locri, piuttosto scendere in piazza accanto ai neri dietro lo striscione “E adesso ammazzateci tutti”. Questo dovrebbero fare per una vera battaglia di riscatto legalitario di un sud italia che oggi, nello stesso istante in cui si illude di cacciare gli ultimi dietro di se, in realtà stringe attorno al suo collo ancora più stretto il giogo della mafia, della ndrangheta, della camorra.

L’Italia, trampolino del mediterraneo, ha fra i suoi fondatori i greci, i saraceni, gli africani, i normanni e i longobardi, e grazie agli etruschi – stando alle ultime attendibili risultanze dell’archeologia moderna – perfino i turchi. Questo tanto per rispondere a chi oggi richiede che la Turchia stia fuori dalla UE, senza sapere che noi i turchi ce li avevamo in casa da millenni. E poi non passerà tempo e busseranno alla nostra porta anche i “rifugiati ambientali”. Un rapporto dell’Aiuto norvegese ai rifugiati rivela che la Danimarca è l’unico Stato europeo a dare asilo ai profughi del clima, ossia a persone che abbandonano il loro Paese a causa dei mutamenti ambientali. Ma secondo il quotidiano di Copenhagen, Berlingske Tidende, anche Svezia e Finlandia hanno previsto nelle rispettive leggi sull’asilo una clausola che consente d’accogliere questi rifugiati. E in Norvegia una normativa analoga entrerà in vigore l’anno prossimo. Il nostro paese non ha ancora affrontato il tema dei profughi ambientali e ha appena introdotto il reato di clandestinità.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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