Sintesi – e proposte – del dibattito tenuto durante il sit-in di solidarietà con i magistrati reggini

7 01 2010

1. Modalità organizzativa del prosieguo della nostra azione
• Ha avuto valore il fatto che al sit-in ha partecipato la gente-gente al di la delle sigle e delle appartenenze, credo sia importante mantenere questa indipendenza da politicizzazioni e da calcoli di parte.
• Bisogna creare una struttura di coordinamento che abbia capacità di affrontare questi tempi che sono duri e, con questo segnale, s’annunciano più duri
• Non dobbiamo dividerci in sigle
• Occorre creare un coordinamento leggero, ma in grado di organizzare passi comuni e condivisi, cui possano aderire singoli e associazioni
• È proprio necessaria un’altra associazione?
• È comunque necessario continuare a incontrarci, anche indipendentemente dalla nascita di un’altra associazione, per confrontarci e riflettere e, possibilmente, progettare insieme
• Occorre comunque fare attenzione, per aprire le porte a chiunque voglia far parte di un’associazione che eventualmente volessimo far nascere, ma altrettanto chiaramente che sia ermeticamente chiusa a chi non è credibile
• Non credo sia necessario che nasca una nuova associazione antimafia, perché non si rischi di fare antimafia di retorica e di professione
• Sarebbe cosa buona, in ogni caso, che un gruppetto si prenda l’impegno di fare da pungolo a tutti, non solo su singole situazioni, ma studiandole e proponendo modi pensati per affrontarle

2. Sostegno ai magistrati e alle ff. oo. : tenuto conto delle esigenze manifestate più volte da loro
• Chiedere di omogeneizzare le nostre legislazioni e quelle europee, specie a proposito dei beni confiscati
• Occorre sostenere solo le istituzioni che fanno il loro dovere
• Forse c’è in atto una svolta nella magistratura reggina, ma anche nella gente? Come cittadini, vogliamo veramente lavorare per il cambiamento
• Sarebbe cosa buona avere un incontro pubblico con i magistrati: per esprimere anche direttamente la nostra solidarietà col loro lavoro e sostenere le loro richieste
• Occorre chiedere ai magistrati di non accontentarsi di arrestare i criminali, ma di coinvolgere i cittadini comuni nella lotta alla criminalità, per non rimanerne vittime
• Occorre riconoscere, da parte di tutti, che questa bomba – se è vero che è la risposta criminale al rinnovato impegno dei magistrati nell’intaccare l’economia della ‘ndrangheta – è anche un segnale di discontinuità nei confronti delle contraddizioni di prima (presenti anche nella magistratura)

3. Esigenze strutturali
• Maggior impegno dello stato per il sud e specie per la Calabria: lavoro, soprattutto giovanile, sviluppo, …
• Creare sedi per incontrarsi e discutere, denunciare e collaborare (cf. Boemi); farlo presso beni sequestrati
• Creare regole più certe per l’assegnazione rapida dei beni sequestrati
• Far sentire l’opposizione alla vendita all’asta dei beni sequestrati, in favore della loro assegnazione ad associazioni che sono impegnate per creare coscienza di legalità, di giustizia e di solidarietà
• Occorre monitorare e denunziare le istituzioni che non fanno il loro dovere o non fanno abbastanza
• È necessario che, specie quest’anno, sia esigito da tutti che i partiti non presentino in lista persone indagate (non solo per ‘ndrangheta) finché la loro onestà non si sia chiarita definitivamente, ma che non candidino neanche quelle che sono in odore di mafia
• Questo divieto assoluto a ricoprire incarichi pubblici deve essere esteso anche a persone che osservano altre obbedienze che non siano quella nei confronti dello stato repubblicano e della Costituzione (cf. società segrete, massonerie, …)
• Occorre creare un comitato operativo che stili un documento di posizione netta e definitiva contro la ‘ndrangheta e le relative connivenze (zona grigia …) da sottoporre e far sottoscrivere a tutti i membri delle istituzioni locali, provinciali, regionali e imprenditoriali, in occasione di una seduta pubblica presso il teatro Cilea (già sede di una passata manifestazione in cui la magistratura è stata lasciata sola)
• Occorre avere chiaro che il degrado calabrese, pur con tutte le sue specificità, non è estraneo (che anzi è speculare) al degrado globale della cultura contemporanea (ben chiaro anche nel nostro Paese), che si esprime in scelte economiche, sociali e strutturali che stanno uccidendo la cultura della solidarietà, soprattutto con i più indeboliti, e dell’affermazione dei beni comuni (vedi il degrado ambientale e i traffici dei rifiuti, la privatizzazione dell’acqua, la creazione di opere faraoniche come il ponte, i licenziamenti, …)

4. Per tutta la nostra città
• Gli affiliati, in vario titolo, alla ‘ndrangheta sono il 33% della popolazione calabrese: è necessario l’impegno serio di una reazione forte di tutti
• La bomba del 3 gennaio è stata una frattura e ci chiama a una reale frattura per il futuro: occorre dare un forte segnale di discontinuità, da parte di quei cittadini che sono consapevoli di voler difendere il bene comune e i diritti di tutti (non solo dei magistrati), per esigere che le istituzioni siano realmente al servizio del diritto dei cittadini a vivere liberamente
• È necessario che passi lo slogan: IO NON VOGLIO STARE PIÙ IN SILENZIO!
• Occorre essere vicini non solo alla magistratura, ma anche alle tante vittime della violenza criminale. questo va esigito in primo luogo proprio da parte della magistratura e delle istituzioni pubbliche, che spesso danno come ormai acquisito che dinanzi a certi atti criminali … le cose vanno così (cf. furti di auto e simili, per i quali persino ffoo suggeriscono la via del pagamento)
• È necessario che la Chiesa assuma posizioni pubbliche, forti ed esplicite di condanna contro una criminalità che usa simbologie religiose: non solo per delegittimarli, ma anche per condannarli esplicitamente
• Alla Chiesa e alle associazioni cattoliche, ma non solo, occorre chiedere che si dia ampio spazio alla formazione dei giovani e dei non giovani alla lotta contro la ‘ndrangheta
• Chiedere alla Chiesa, attraverso tutte le parrocchie e i parroci, di sensibilizzare tutti i fedeli sulle iniziative in corso contro il ricatto e la mentalità mafiosi, sulle relative motivazioni e sulla necessità di partecipare attivamente in prima persona e collettivamente alle iniziative di solidarietà con la magistratura e le ffoo
• È necessario che i colletti bianchi delle professioni e dell’imprenditoria, che sono i veri dominatori (e tra l’altro forti di un prestigio) del territorio, diano segnali forti di discontinuità: sul modello delle scelte che ha fatto la Confindustria siciliana

5. Proposte concrete
• È importante e positivo che messaggi sul cellulare o il tamtam sulla posta elettronica abbia radunato tante e così varie persone in poche ore. Ma forse sarebbe buono creare una presenza pacifica costante nei luoghi di morte della città
• Poiché è verosimile che l’attacco alla magistratura è legato all’intensificazione del sequestro di beni a ‘ndranghetisti, forse è arrivato il momento di cominciare a intaccare anche noi come cittadini i loro beni: p. es. iniziando a non andare a comprare negli esercizi commerciali ci proprietà di ‘ndranghetisti (e non è vero che non si sa quali siano). Facciamo i passi necessari per creare un elenco di negozi in cui spendere e di negozi in cui non spendere.
• Un’azione semplice ed eclatante, alcuni anni fa, in Argentina è stata la protesta delle mamme della piazza di maggio; si ritrovavano a una certa ora, un giorno alle settimana, continuativamente, con casseruole e sfilavano in piazza di maggio. Potremmo riprendere questo gesti simbolico, semmai creando un calendario di appuntamenti in diverse zone della città, note per la presenza ‘ndranghetista o segnate da azioni criminali; e ripetendo questo segno anche nei momenti di emergenza.
• Occorre inventare strumenti di comunicazione che siano facilmente accessibili proprio a tutti e non solo a chi usa le tecnologie
• Occorre lavorare alla nascita di un’associazione del tipo di AddioPizzo, per sostenere chi decide di uscire dal ricatto del pizzo e simili e per aiutare coloro che non hanno il coraggio di rompere coi ricattatori
• È necessario lavorare con e nelle scuole, per formare le coscienze, soprattutto dei giovani, e per creare un rinnovamento culturale, non tanto della legalità, quanto della giustizia e della pace e dei diritti che la criminalità nega. Occorre, tuttavia, che questo impegno non diventi l’occasione per nuovi tipi di affari: che eventuali corsi, cioè, siano tenuti e proposti gratuitamente
• Si potrebbe creare un gazebo e un presidio permanenti sul corso Garibaldi, per parlare con continuità a chiunque passi, ma anche perché chiunque possa parlare con gli altri
• Potremmo pensare a un manifesto pubblico che esprima l’esigenza, nei confronti delle liste che si presenteranno alle elezioni, non solo di non candidare persone in odore di ‘ndrangheta, ma che s’impegnino a escludere seriamente da appalti e da assegnazioni di denaro pubblico le imprese che non siano in grado di provare la loro non collusione con la criminalità
• Occorre continuare una riflessione comune per continuare a crescere nella coscienza comune di società civile
• Anche per superare le barriere che esistono nella comunità reggina

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