Bova: «Alle primarie sarò candidato anch’io»

11 11 2009

La Lo Moro conferma a Guccione: «Scendo in campo»

Peppe BovaSecondo ambienti romani del Pd, Peppe Bova ha atteso di sapere bene come stavano le cose con riferimento alle trattative con l’Udc.
Appreso che Casini non ha mire sulla Calabria ma preferisce discutere delle presidenze di Piemonte, Puglia e Lazio, a Bersani (via D’Alema) Bova ha fatto sapere: «Alle primarie sarò candidato anche io».
Rompe gli indugi, dunque, il presidente del consiglio regionale e scende in campo per chiedere ai calabresi di indicarlo come competitor alla carica di governatore nelle regionali del marzo prossimo.
Loiero lo sospettava da tempo ma adesso che ne ha avuto conferma dovrà, giocoforza, rimodulare la sua strategia. Fin qui, infatti, Loiero ha badato molto a tenere un saldo rapporto con la dirigenza romana ed in particolare con il neosegretario Pierluigi Bersani.
Temeva che da Roma potesse arrivare qualche veto. Tranquillizzato sul fatto che ciò non sarebbe accaduto si è rimesso a lavorare sul fronte calabrese. Ed è proprio da tale fronte che adesso gli arriva l’insidia più temuta: la sfida lanciata da Peppe Bova. Inattesa. Insieme hanno fatto un bel pezzo di strada: fronte comune contro il “veltronismo”; fronte comune per istituzionalizzare le primarie; fronte comune anche nel sostenere la candidatura alla segreteria regionale di Carlo Guccione.
Adesso, però, le loro strade non solo si dividono ma portano ad un duello all’ultimo voto per strappare la candidatura a governatore.
Avranno altri “avversari” con cui fare i conti: è di ieri sera la telefonata dell’onorevole Doris Lo Moro che, con molta lealtà, anticipa al segretario regionale la sua decisione di mettersi in lizza. «Carletto – ha tagliato corto la Lo Moro – voglio dirti che ho scelto di presentare la mia candidatura alle primarie ». Replica di Guccione: «Doris, fai bene e posso garantirti che saranno primarie vere e trasparenti perché dobbiamo rispettare questo impegno assunto con i calabresi».
E siamo a tre: Bova, Loiero e Lo Moro. Dovessimo stare anche alle pregresse dichiarazioni, saremmo anzi a quattro perché Franco Bruno, proprio da queste colonne, aveva anticipato anche la sua candidatura alle primarie. Una candidatura quasi “di servizio”, per impedire che Loiero restasse solo in campo, vanificando così il senso stesso delle primarie. Possibile che Bruno, in presenza di un confronto vero, come quello che si va profilando al massimo livello, decida di farsi da parte lasciando, così, libertà di manovra alla sua componente.

Già, perchè adesso che Bova scende in campo e che il Pd ha trovato all’assemblea nazionale una linea unitaria, quella imponente armata che era la “Mozione Bersani” in Calabria si divide in più tronconi esaltando così i “numeri” dei “franceschiniani”: leggi Nicola Adamo. Il quale Adamo, in barba a chi da un anno lo seppellisce a giorni alterni, resta solidamente capogruppo regionale del Pd ed incassa anche l’ingresso di Enza Bruno Bossio nella direzione nazionale del partito.
Che farà Nicola?
Da Londra, dove si trova in queste ore, si cimenta nel ruolo che gli è più tipico, quello di chi cade dalle nuvole. «Ah sì…? Peppe scende in campo? È una buona cosa. Il partito ha tutto da guadagnare svolgendo delle primarie vere e combattute. Ed io? Io sto con il partito!».

Restando in tema candidature, due spigolature finali. La prima riguarda Stefano Rodotà: in molti speravano accettasse la sfida calabrese a fare il governatore.
Un apposito comitato si era messo in movimento e tanti autorevoli osservatori avevano plaudito a tale evenienza. Ma ieri Rodotà con poche righe ha gelato tutti: «Mi giungono notizie secondo le quali esisterebbe una mia candidatura alla presidenza della Regione Calabria. Dico semplicemente che questa ipotesi non mi ha mai sfiorato, e che quella candidatura non appartiene né alle mie intenzioni, né alle mie tentazioni». Mitico Rodotà, ha stile anche nelle smentite.

Più rude, ma anche qui siamo in linea con il personaggio, Antonio Di Pietro che torna a parlare delle questioni calabresi in una intervista di Enrico Fierro apparsa su “Il Fatto”.
Fierro gli chiede delle spaccature calabresi seguite alla decisione di puntare su Filippo Callipo. Secca la risposta di Tonino: «Ma quale spaccatura? Ci sono persone come l’onorevole Aurelio Misiti che alla nostra proposta hanno preferito un rapporto con Loiero. Oggi ho letto che l’onorevole Misiti ha detto sì al ponte sullo stretto. Come vede ci sono differenze di fondo non solo sulle candidature».
Fierro gli chiede poi di Loiero e dell’incontro avuto con Bersani.
Anche qui risposta secca e definitiva: «Noi proponiamo Callipo, un industruiale che ha detto no alla ’ndrangheta perché è un elemento di discontinuità. L’ho detto a Bersani: scegliamo Callipo, facciamo un programma di vera alternativa e andiamo avanti».
Fierro insiste, rimarca che Bersani potrebbe rinunciare a Loiero ma non accetta l’imposizione di Callipo, e Di Pietro è perentorio: «Se sarà così si assumeranno tutta intera la responsabilità di consegnare la Regione al centrodestra».
Le responsabilità, per Di Pietro, sono sempre quelle degli altri.

(Paolo Pollichieni – Calabria Ora)

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