éthos/ Un classe dirigente disastrosa, voluta dai cittadini

12 10 2009

COMUNICATO STAMPA DEL  10 OTTOBRE 2009

L’area dello Stretto: un progetto pluridecennale di unificazione sociale ed economica dei territori di Reggio e di Messina.
Nel corso di questi anni, sono state numerosissime le iniziative politiche e culturali promosse per rilanciare quest’idea, ma mai nessuno, fin’ora, era riuscito nell’intento di concretizzare questa comunione.


Negli ultimi sei mesi, purtroppo, questa “potenziale macro area socio-economica” è stata tragicamente realizzata da due diversi fatti che hanno stravolto e sconvolto la storia dello Stretto: le “navi dei veleni” affondate dinnanzi le coste reggine e l’alluvione nel messinese. Entrambi questi drammatici eventi, portatori di incancellabili dolori, sono riconducibili alla classe dirigente ed alla scarsa “coscienza civica” di noi cittadini.
Questi due terribili e vergognose storie sono note a tutti e, forse, un giorno riusciremo anche a conoscere i nomi dei responsabili.
Al momento, dalle dichiarazioni pubbliche di autorevoli e competenti personaggi, sappiamo che quanto accaduto in Calabria ed in Sicilia è riconducibile ai comportamenti e/o alle “distrazioni” di alcuni politici e di alcuni dirigenti della P.A. Il non aver impedito che materiale radioattivo ed altamente inquinante venisse scaricato nel “Mare Nostro” e l’aver taciuto per anni questa verità, sono responsabilità della classe dirigente calabrese; così come è responsabile la classe dirigente siciliana per non aver tempestivamente impedito la “strage” di Giampilieri e degli altri paesi, pur sapendo del pericolo imminente.
Su questi fatti, si sta apprendendo che da anni la classe dirigente era a conoscenza di quanto avveniva, sia in Calabria che in Sicilia, ma per diverse ragioni, presumibilmente riconducibili ad interessi e logiche economiche, ha preferito non intervenire.
Ma la classe dirigente, che sta continuando a mostrarsi spudoratamente senza alcun ritegno etico, concentrata esclusivamente sulla subdola e vergognosa strategia del “rimpallo di responsabilità”, non è la sola “complice”.

Nel pieno rispetto del dolore di quanti hanno perso i propri cari ed i propri averi, cui va la nostra incondizionata solidarietà, l’altro aspetto più inquietante è che nemmeno queste devastanti esperienze fanno indignare i cittadini.
Si protesta e ci si “incazza”, più o meno giustamente, per tutto: per le eccessive tasse, per la mancanza di lavoro, per la criminalità organizzata, per la fila alla posta, per la buca nella strada. Si inorridisce quando si sentono e si vedono queste tragedie, magari c’è anche una scintilla di indignazione.
Poi, stupidamente e vigliaccamente, si preferisce dimenticare tutto. Si torna ad “incazzarsi” per le tasse, il lavoro, la ndrangheta o la mafia, la posta e la buca.
Si torna a fare quello che si fa sempre, votando sempre le stesse persone, quelle per le quali sempre ci si “incazza” e per le quali, qualche volta, si muore di leucemia o nel fango.

                                                                            Il Portavoce

     Giuseppe Musarella

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