Emiliano Morrone/ Le ragioni di uno stop. Mi sento come un topo

5 09 2009

Ci sono momenti della vita in cui ti senti un leone. Corri, ruggisci, attacchi, vinci; ti pare d’aver vinto.
Ci sono momenti della vita in cui ti senti diverso. Vedi, scruti, cogli, esprimi il tuo dissenso a tutti i costi, lotti per una causa, un ideale, una ragione.
Ci sono momenti della vita in cui ti senti un topo. In gabbia, circondato, fesso e perfino isterico. Ossessivo, matto.

Ci sono momenti in cui non ce la fai, no. Capisci che la dialettica è un errore, il linguaggio non vale, ed è come se tu stessi recitando una parte; una parte che non ti piace, che ti fa schifo e non aiuta.
Ci sono momenti in cui ti premono per gettarti in politica a casa tua, perché loro, i tuoi simili, non hanno fegato né la responsabilità del pubblico (pagante). Non vogliono correre rischi, patire delusioni, uscire orgogliosamente sconfitti, come facemmo noi con Vattimo, “il diavolo da Torino”, nel lontano 2005 a San Giovanni in Fiore (Calabria Citra).
Ci sono momenti in cui ti guardi attorno e ti vedi in discreta solitudine, fra i violenti latrati in giro, l’ignoranza dilagante, il pressapochismo generale; di cui sei onorato portavoce.
Ci sono momenti in cui non sopporti più la volgarità, anzitutto la tua; ché hai frantumato la bussola, smarrito la direzione, galleggiato nell’inutile. Calabria, emigrazione, torbido, rituali. Potrebbero essere sinonomi, alla faccia di Zenone. Sapeste quanto ci abbiamo guadagnato a spremerci per la nostra terra, lo fareste pure voi. Sì, dico proprio a voi, che poltrite in silenzio, ripassando la lezione dei partituncoli rigenerati all’occorrenza: fieri, promettenti e loquacemente ingannevoli.
Ci sono momenti in cui perdi peso in ogni senso, avverti la fatica, mangi e dormi a stento, ti viene da cadere.
Ci sono momenti in cui devi fermarti, intanto per riprenderti, considerarti come soggetto, dedicarti del tempo e delle cure. Posto che sappiamo nulla del futuro, malgrado le statistiche della medicina e della meteorologia.
Che cosa significa che domani pioverà o ci sarà il sole? Dipende dalle condizioni ambientali? Quanto conta l’argomentazione, l’informazione, l’approfondimento, la testimonianza?
So bene che il mio discorso è sconnesso, non si segue, non ha capo – per fortuna – né coda.
In questi giorni ho assistito al licenziamento del collega Massimo Celani, calabrese, dal quotidiano “Calabria Ora”. Il motivo è, sembra, che ha scritto un messaggio poco opportuno su queste pagine elettroniche. Poco opportuno ma libero, a difesa della sua autonomia, della “sua” pagina culturale sul giornale, che ha pubblicato un articolo del meridionalista Pasquino Crupi contro il testo “La Calabria brucia”, dell’antropologo e scrittore Mauro Minervino.
Giù soprattutto, se osi, se non sei in linea, ti tagliano le gambe, e non solo quelle.
Perché non candidiamo Celani o Minervino alla presidenza della Regione Calabria? Minervino ha scritto un saggio, “La Calabria brucia”, che fermerebbe, se fossimo un po’ più oggettivi, la devastazione della nostra terra.
Ma ci importa poco o nulla del collettivo, vada per i cavolacci nostri, le case nei parchi protetti, le licenze truccate, i “posti” nella Pa e tutto il risaputo.
In questi giorni ho appreso della “discesa in campo” di Filippo Callipo, che vuole diventare presidente della Regione Calabria. Imprenditore, rinomato, finisce sui giornali, può concentrare voti; ha una figura. Agazio Loiero (Pd) sfiderà Giuseppe Scopelliti (Pdl) e dalla vittoria di uno dei due, ci diranno, dipenderà la bella sorte della Calabria. Ugualmente a San Giovanni in Fiore, comune di provenienza, dove Salvatore Audia (Pd), già con l’eroico Mario Pirillo (Pd), garante dei precari del Fondo sollievo, se la vedrà col comunista Antonio Barile (Pdl).
Roba loro. Noi speriamo, contestiamo e teorizziamo, illudendoci di sapere e di saper vivere.
Nel mentre, l’Italia sta vivendo l’ultima fase della recessione culturale prima che economica. Poi sarà fine.
Gli operai salgono sulle fabbriche e protestano; potrebbero lanciarsi di sotto, non hanno più nulla da perdere.
Gli insegnanti sono stati fregati dall’ultima riforma dello Stato-azienda. Per causa di un’operazione amministrativa forse volutamente confusionaria, moltissimi docenti meridionali non hanno avuto le nomine perché assenti. Le relative convocazioni sono avvenute con Internet e gli Uffici scolastici provinciali del Nord organizzato. In fretta, all’italiana. C’entra la Lega? Lo sapremo nel 2020, se reggeremo.
Nel Belpaese, l’unica certezza è la precarietà.
Intanto, continuiamo a non capire che Facebook è solo un mezzo, tante volte per esibizioni.
Più di qualcuno lo ha usato, poi, per discreditarci; davanti mostrandosi in comunione, dietro colpendoci con piacere. Contro di noi perfino il sospetto d’aver intascato, per diletto, i soldi raccolti nello scorso inverno a sostegno di “la Voce di Fiore”.
Abbiamo fatto una bella vacanza con quel gruzzoletto, di 10.000 euro, rinnovando anche il guardaroba. Lo sanno bene i tanti gruppi di amici impegnati, che ci hanno visto prenotare per le Maldive.
Io mi congedo, devo riposare. Mi serve, intanto per salute, che non è delle migliori. Non so per quanto tempo mi fermerò e non dirò.
Non credo che la verità stia da un lato e l’orrore dall’altro.
Penso che abbiamo perduto sul fronte culturale e che almeno io sia vittima del modello nazionale dominante, editorialmente imposto. Coi giornali, la tv, la musica, la letteratura (?).
Rimarrò a pensare, o più semplicemente a osservare il sole che tramonta, come ho fatto ieri, dopo anni di distrazione dello spirito. Si vedono delle scie chimiche, accanto all’arancio del cielo della sera. E anche questo dovrebbe indurci a cambiare rotta, ad aggiungere altri argomenti nella nostra comunicazione.
Sono certo che Salvatore Borsellino saprà condurre nella direzione giusta il movimento ritrovatosi a Palermo. Mi fido di lui e di pochi altri, civici e politici.
Non mancherà il mio contributo dove c’è Salvatore.
Un saluto e un ringraziamento ai lettori di “la Voce di Fiore” e agli amici che hanno realmente condiviso la nostra battaglia per l’emancipazione in Calabria.
Mi sento come un topo.

Emiliano Morrone

(fonte: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4353)
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