Fernanda Gigliotti: «Ereditato il peggio di Ds e Dl»

18 08 2009

Intervista alla candidata alla segreteria regionale del Pd della mozione Marino Fernanda Gigliotti. Le questione morale e la discontinuità alla regione i nodi da sciogliere.

di ADRIANO MOLLO

Fernanda GigliottiLe primarie alla Regione? «folcloristiche»; il consenso? «legato alla clientele»; l’icona del politico calabrese?
«E’ quello del furbo, capace di risolvere le cose spicciole».
Diretta e senza rete, si presenta così Fernanda Gigliotti, candidata alla segreteria regionale del Pd per la Mozione di Ignazio Marino.
Avvocato, 43 anni, inizia a fare politica giovanissima («ho fatto politica invecchiando senza avere ruoli»). Consigliere comunale dell’Ulivo a Nocera Terinese dal 2002 al 2006, Fernanda Gigliotti, ha deciso di candidarsi pur consapevole che si scontra con due dirigenti ex diessini e sostenuti dagli apparati.
Con quale obiettivo?
«Non mi è piaciuto come è nato e come è cresciuto il Pd, con primarie e liste bloccate che hanno assicurato il salvataggio delle sole classi dirigenti ex margherita ed ex Ds e con la candidatura unitaria di Marco Minniti, frutto di una grave pax spartitoria del potere. Mi è piaciuto ancora meno quello che il Pd è diventato nei mesi successivi».
Cosa è diventato?
«Una società per azioni da scalare con un’Opa in piena regola statutaria che ha consentito al maggior azionista di occupare il partito e imperare nella regione Calabria.
Un partito che ha ereditato il peggio dei partiti fondanti e che si è trasformato in un covo di baroni e di caporali avidi di occupare potere per il potere, e assolutamente sordo ai bisogni dei calabresi».
Come giudica i due avversari Carlo Guccione e Pino Caminiti?
«Due candidati che, al di la delle capacità personali, incarnano l’apparato politico più antico, strutturati economicamente nell’amministrazione regionale. Un quadro desolante di un partito autoreferenziale e impermeabile a qualunque novità e che nel governo della regione non ha dato alcun cenno di discontinuità rispetto al governo di centrodestra».
Combatte contro due corazzate.
«Non è certo facile, ma era l’unica occasione che noi sostenitori di Marino potevamo cogliere per far sentire la nostra voce e per dire a tutti che nel Pd ci sono anche persone che vorrebbero misurarsi sull’idea di laicità, di meritocrazia, che vogliono sollevare la questione morale anche all’interno del nostro partito. La nostra presenza può solo essere una opportunità di fuga perchi ha vissuto in modo asfittico questi anni di esordio del Pd».
Lei alle scorse primarie ha sostenuto la Bindi, oggi sta con Marino. Due storie politiche diametralmente opposte.
«In realtà io mi sono candidata a sostegno di Veltroni. Ho plaudito alla candidatura della Bindi, anche se siamo diverse per storia politica e culturale, come fatto democratico importante e sono stata la persona che in Calabria ha dato vita ad un movimento di raccolta delle firme a sostegno della sua candidatura.
Speravo sinceramente nella sua capacità e nel suo coraggio di sfidare il sistema del partito calabrese, fatto di aderenze ed incrostazioni difficili da combattere se si vive “per” e “con” il consenso. Ma i voti, come del resto i soldi, non olet e alla battaglia ideale la Bindi ha scelto i voti facili del presidente Loiero.
Con Marino invece è stata tutta un’altra musica: un’assoluta convergenza di ideali e di metodi».
Lei cosa salva e cosa butta a mare dell’esperienza della segretaria Minniti?
«Assolutamente nulla. Personalmente ritengo che Minniti sia stato solo un’autorevole copertura politica per mantenere uno status quo, un armistizio armato tra i contendenti di sempre. Il suo è stato un compito veramente ingrato e non capisco il motivo per il quale una personalità come la sua si sia prestata a fare il coperchio di una pentola a pressione senza valvola di sicurezza.
Tanto più che oggi la pentole è esplosa».
Il presidente Bova in un’intervista al Quotidiano ha di “istinti selvaggi” per fini esclusivamente personali all’interno del Pd. Lei cosa ne pensa?
«Penso che persone politicamente longeve come lui hanno saputo nel corso di lunghi anni di gestione del potere, ben pagare ed usare “pro domo sua” altri poco nobili istinti. Non è lontano il 2007 quando alle primarie le fila dei presidenti sono state rimpinguate da consensi inquinanti, grazie ai quali oggi detengono rendite di posizione. Quindi nessuna doppia morale. D’altronde il documento diffuso dalla mozione Franceschini e le gravi dichiarazioni di Naccari, fotografano la condizione di immoralità politica che da tempo, inascoltata, denuncio. E allora ben vengano gli istinti selvaggi di quanti come noi vivono l’impegno politico con passione e lo praticano con sacrificio degli impegni professionali e famigliari».
Lei di recente ha sostenuto che si dovrebbe avere il coraggio di parlare dei problemi della Calabria. Quali?
«La questione morale nel PD per esempio. L’emergenza ambientale della depurazione e della raccolta dei rifiuti, che non è emergenza balneare soltanto. L’emergenza sanitaria che oramai è una questione di ordine pubblico, l’economia stagnante, il sistema dei trasporti che è incivile. Insomma non possiamo non parlare della Calabria che vogliamo, di una nuova proposta di governo. E noi vogliamo anche parlare di quella che non vogliamo più: quella della sanità in mano alla mafia bianca, quella degli Istituti Papa Giovanni, quella delle società consortili, delle società miste e di gestione del territorio che hanno determinato la morte dell’ambiente calabrese, il disastro economico di tutto l’indotto e l’affossamento dell’unico sviluppo possibile: quello turistico».
Neanche a lei convince la legge regionale sulle Primarie. Perché?
«Personalmente auspico una legge nazionale che regoli l’accesso alle cariche elettive attraverso un sistema di primarie vere, che non guardi soltanto di striscio al modello americano ma che lo importi tout cour. Sono convinta invece che le leggi regionali istitutive delle primarie siano un mero esercizio folkloristico se non addirittura la legittimazione popolare di scelte già operate altrove. Ciò detto ritengo la legge regionale appena licenziata sia una legge liberticida dell’unica libertà rimasta al cittadino elettore calabrese: la segretezza dell’orientamento politico. Sembra una legge scritta dalla mafia e per la mafia ed è invece scritta e votata dai nostri superindagati consiglieri regionali.

Annunci

Azioni

Information

One response

18 08 2009
admin

Sono veramente e piacevolmente stupefatto: è la prima volta che in Calabria sento pronunciare parole così nette e chiare da un esponente di un partito politico.
Si vede che, piano piano, anche nel PD calabrese le persone per bene stanno cominciando ad organizzarsi per dare un barlume di speranza a questo partito, in atto (e probabilmente ancora per molto) ostaggio dei signori delle tessere che rappresentano quanto di più vecchio (Loiero) e di peggio (Bova) calchi la scena calabrese.
Complimenti vivissimi a Fernanda Gigliotti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: