Calabria, sequestrati beni per 50 milioni all’ex consigliere provinciale Udc Pasquale Inzitari

18 08 2009

manifesto elettorale di Pasquale InzitariLOCRI (Reuters) – La magistratura di Reggio Calabria ha disposto il sequestro di beni per un valore di 50 milioni di euro nella disponibilità dell’imprenditore Pasquale Inzitari, arrestato nel maggio 2008 – quando ricopriva la carica di dirigente dell’Udc calabrese dopo essere stato candidato al Senato – attualmente ai domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Il quadro indiziario mette in evidenza la figura di un imprenditore non solo colluso con la criminalità organizzata ma addirittura legato alla stessa da accordi di reciproco vantaggio, attraverso i quali è stato consentito un anomalo sviluppo delle sue imprese nel libero mercato“, si legge nell’ordinanza del tribunale, visionata da Reuters.

“Tali accordi hanno indubbiamente prodotto un plusvalore, conseguito grazie alla capacità intimidatoria del sodalizio criminale, che ha consentito alle imprese di Inzitari di imporsi sul mercato”.

Al momento non è stato possibile raggiungere i legali di Inzitari.

Il valore del patrimonio, spiegano gli investigatori, è di circa 50 milioni di euro. Sono stati sequestrati gli interi capitali sociali delle società Indefin sas, Nifral sviluppo srl, di cinque aziende con sede a Rizziconi (RC), quattro appartamenti, cinque grossi magazzini, due terreni, un fabbricato, oltre ad auto, moto, conti correnti, libretti di deposito, azioni, obbligazioni e certificati di deposito.

Inzitari — che dopo il suo arresto, nell’ambito dell’operazione “Saline”, è stato sospeso dall’Udc – era titolare del 33% del capitale sociale anche delle società Devin property srl, Devin King srl, e Crazy red srl e il provvedimento del tribunale spoglia lui e la moglie anche di quelle partecipazioni.

“Appaiono sussistere sufficienti indizi in ordine all’appartenza di Pasquale Inzitari all’associazione di tipo mafioso denominata cosca Mammoliti-Rugolo, clan di ‘ndrangheta che opera nel territorio della piana di Gioia Tauro”.

Secondo la Dda antimafia di Reggio Calabria, l’ex politico stringeva patti coi mafiosi del clan Rugolo per sbaragliare la concorrenza e fare affari.

(fonte: http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE57F01X20090816)

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