Autoassunzioni e affitti record: l’ allegra sanità calabrese

15 08 2009

I pasticci degli amministratori di Cosenza. Lo strano contratto. Lo stabile affittato costa 420 mila euro l’ anno ma è ancora incompiuto ed è al centro di una disputa con il Comune. Autoassunzioni e «affitti d’ oro». L’ allegra sanità calabrese

di Gian Antonio Stella (sul Corriere della sera del 2 agosto 2009)

C’ è chi aveva assunto il figlio, chi la moglie, chi la cognata, il cugino o il fratello della morosa ma il signor Michele Fazzolari ha detto no, basta coi parenti. E ha assunto direttamente se stesso. Togliendosi la soddisfazione di firmare di suo pugno la delibera. È successo a Cosenza, in quella Calabria che negli ultimi anni aveva già registrato altri episodi indimenticabili. Ricordate? Egidio Masella, appena nominato assessore regionale al Lavoro per Rifondazione, assunse come responsabile amministrativo la moglie Lucia. Pino Guerriero, presidente socialista della Commissione regionale antimafia, assunse come autista il nipote. E il capogruppo dell’ Udc Gianni Nucera tentò il capolavoro: l’ assunzione a spese della Regione prima della moglie Felicia, poi del figlio Carmelo, poi dell’ altro figlio Francesco. Capolavoro bloccato all’ ultimo istante, con lui che sospirava: «Volevo solo avere qualcuno di cui fidarmi». Anche Michele Fazzolari voleva qualcuno di cui fidarsi. Lo avevano preso all’ Azienda Sanitaria Provinciale con un contratto di tre anni con scadenza a febbraio 2011. Un lavoro precario. Ma, facendo pesare un passato di segretario provinciale della Cisl, era riuscito a farsi affidare un incarico delicato. Lui, precario, doveva occuparsi della stabilizzazione dei precari. Detto fatto, ha istruito una bella pratica per stabilizzare, con un contratto «individuale» a tempo indeterminato e la qualifica «ex 7° livello», l’ uomo di cui più si fida: se stesso. Ha firmato la «determina» e l’ ha passata per la controfirma al direttore generale, Franco Petramala. Che senza batter ciglio ha dato il suo okey. Tirandosi addosso un acquazzone di polemiche. Ma era solo l’ inizio. Neanche il tempo di assorbire le prime accuse e su Petramala, additato come uomo vicino al presidente della provincia di Cosenza, il democratico Mario Oliverio, è arrivata una nuova grandinata. Causata da un altro contratto. Quello firmato dal direttore generale dell’ Asp per prendere in affitto una palazzina in località Muoio, alla periferia della città, oltre l’ autostrada. Una brutta e anonima palazzina come tante altre. Se non fosse per un dettaglio: è ancora «al grezzo» e, come ha scritto sul Quotidiano di Calabria Massimo Clausi, che già aveva dato la notizia dell’ auto-assunzione di Fazzolari, lo stesso contratto di locazione riconosce che mancano gli intonaci e «non risultano ancora realizzati gli impianti tecnici e i solai e i laterizi per l’ irrigidimento orizzontale si presentano anch’ essi allo stato rustico». Ma il meglio deve ancora venire: lo stabile è infatti al centro da un decennio di un braccio di ferro amministrativo, burocratico e giudiziario. Che vede da una parte la società dei costruttori, che si chiama «Edera srl» e ha come amministratore unico Fausto Aquino, e dall’ altra il comune di Cosenza fin dai tempi in cui era sindaco Giacomo Mancini. La storia si può riassumere in poche parole: avuto il permesso per costruire 16 appartamenti di edilizia popolare, la «Edera» aveva presentato una variante per aggiungerne altri otto e arrivare a 24, il Comune non aveva risposto e la società aveva deciso di procedere lo stesso puntando a chiudere con una sanatoria. Il vecchio Mancini, però, non aveva voluto sentire ragioni. E aveva mandato le ruspe con l’ ordine di abbattere: sedici dovevano essere le abitazioni e sedici sarebbero state. Oltre dieci anni dopo il tormentone, tra sentenze del Tar, verdetti del Consiglio di Stato, ricorsi, contro-ricorsi, rinvii, rifiuti dell’ amministrazione municipale di accettare la variante, richieste di risarcimenti danni per dieci milioni di euro, non si è ancora chiuso. Nel frattempo, però, ecco la sorpresa. Mentre un pezzo del sistema pubblico (cioè il Comune) dava battaglia all’ «Edera», un altro pezzo (l’ azienda sanitaria) si metteva d’ accordo. E facendosi promettere che i lavori saranno finiti in pochi mesi ha preso in affitto lo stabile per sei anni. Il canone? Tenetevi forte: 420mila euro l’ anno. Per sedici appartamenti di edilizia popolare. Totale complessivo: oltre 2 milioni e mezzo di euro. Per una palazzina di periferia destinata ad ospitare fino al 2016 un po’ di uffici, di archivi, di garage… Evidentemente la Sanità calabrese, nonostante le notizie catastrofiche, ha ancora soldi da spendere… Gian Antonio Stella

Gian Antonio Stella

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