Il pericolo Lega

14 08 2009
di Vic Esposito
Bossi dito medioDopo quindici anni di velenose menzogne, mascherate sotto il proposito di rendere più governabile il paese, di rendere più efficiente la sua amministrazione, di modernizzarlo e di liberare l’economia dagli impacci burocratici che ne frenano lo sviluppo e ne ostacolano la competitività nel mercato globale, il disegno eversivo della Destra al potere emerge e si determina nei suoi reali contorni reazionari, antirisorgimentali e antidemocratici, come volontà di riaffermazione di un predominio territoriale e di classe, contro l’idea di uguaglianza che, insieme all’idea di libertà, sembrava un valore ormai per sempre acquisito dalla coscienza della nazione e della grande maggioranza dei cittadini, temprati dal ricordo delle lotte per l’Unità, delle lotte sociali, della lotta di Resistenza contro i nemici della democrazia.

Attraverso queste lotte, costate enormi sacrifici a generazioni di patrioti e di splendidi, per quanto oscuri, combattenti per la libertà e l’uguaglianza nel nostro paese e per la dignità dell’uomo, guidati da leader capaci di indicare, di volta in volta, quale fosse l’interesse comune, il ‘bene’ per tutti, l’Italia, pur con i persistenti squilibri e ritardi al suo interno, si è conquistata un posto di primo piano tra le nazioni europee e del mondo; più progredite, non soltanto sul piano economico, ma su quello del riconoscimento dei diritti umani: unica misura per valutare il tasso di civiltà di un popolo.

Che l’intenzione fosse quella di sovvertire i fondamenti ideali e istituzionali del nostro Stato era chiaro fin dagli esordi del governo Berlusconi, anche se l’opinione pubblica, inizialmente, è stata ingannata dalla presenza nella nuova maggioranza di un partito di sicura fedeltà costituzionale come l’UDC e di numerosi esponenti di quelli che furono i partiti ‘laici’ della Prima Repubblica: liberali, repubblicani, socialisti. La natura trasformistica della scelta governativa di questi ultimi è apparsa sempre più nitidamente, quanto più alla primitiva adesione ad un ‘programma’ fatto di obiettivi pragmatici, si è sostituita l’accettazione, silenziosa e supina, di provvedimenti legislativi che fanno violenza alla cultura politica richiamata da questi nomi; gettano un’ombra non più cancellabile su personaggi, un tempo ritenuti autorevoli; e che soltanto liberali, repubblicani e socialisti ‘fasulli’ potevano sottoscrivere senza arrossire.

Una serie di micro-attentati allo Stato di diritto e alla Costituzione è stato perpetrato negli anni, con il corredo di giustificazioni false e pretestuose, di ritirate strategiche e di nuovi inopinati attacchi al senso comune, che hanno finito per sfiancare la resistenza del fronte democratico, già indebolito dagli errori del passato e da un’irresponsabile conflittualità interna, sintomo dell’ involuzione politica e morale che da tempo lo corrode.

Fino a che la fondazione del cosiddetto ‘Popolo della libertà’, mentre ha appannato il cammino verso una Destra moderna che Alleanza Nazionale e soprattutto il suo leader, sembra aver compiuto con decisione in questi anni e che, per molti versi, appare interessante, anche se è ancora tutto da verificare, ha ancorato ad una base più solida la leadership berlusconiana ed ha inaugurato un asse Berlusconi – Bossi, che, se non verrà prontamente contrastato da una rivolta morale del popolo italiano, ci porterà -questo è ormai nelle possibilità concrete- verso lo stabilimento di un nuovo Stato, in cui le forze retrive della società italiana, anche in precedenza frenate, ma mai veramente domate, consolideranno definitivamente il sopravvento ottenuto in questi anni, in una situazione di stallo del processo di integrazione europeo e di fluidità dei rapporti internazionali, entro cui Berlusconi si muove con disinvoltura, dando l’illusione di riuscire a guidare il gioco, ma in realtà mirando soltanto all’accreditamento personale.

Chi pensasse, d’altra parte, che la Lega sia stata irretita e ‘costituzionalizzata’ per merito di Berlusconi e che abbia abbandonato il progetto della creazione di una Repubblica Padana o, addirittura di una Repubblica Lombarda, avrà modo di ricredersi, di fronte al moltiplicarsi delle sue quasi quotidiane‘provocazioni’. Che tali, in realtà, non sono, perché si tratta, invece, di vere e proprie offensive portate avanti, con insidia crescente, dal centro dello Stato, dopo essere riuscita ad insediarsi saldamente al governo e ad occuparlo grazie al qualunquismo dei ceti medi e al cinismo di Berlusconi.

Gli interessi del ‘Cavaliere’ sono notoriamente altri ed egli è disposto a tutto pur di perseguirli. Tanto più da quando la sua immagine pubblica risulta macchiata dagli scandali sessuali e sempre più chiara risulta la sua aspirazione ad una gestione arbitraria del potere, insofferente di ogni controllo e di ogni dissenso, come è tipico di chi è abituato a dirigere i propri affari privati con l’avallo formale di consigli di amministrazione addomesticati, composti di manager ossequienti e riverenti verso il Capo.

Questo è, purtroppo, il bel risultato dell’offuscamento della coscienza democratica, di un atteggiamento tollerante e compromissorio, che, se si giustifica nella vita ordinaria di una democrazia, è colpevole ed autolesionista quando induce a patteggiare con chi, nei fatti, attenta temerariamente all’esistenza stessa dello Stato democratico.

I capi leghisti dovevano essere arrestati e processati, quando fu istituito il Parlamento della Padania, tuttora attivo come organo di un nuovo inedito Stato sovrano, che aspira all’indipendenza e al riconoscimento internazionale, per il reato di violazione dell’art. 5 della Costituzione.

Difendere con assoluta intransigenza l’unità della Repubblica, non è, infatti, una manifestazione tardiva di giacobinismo, ma significa vivere all’altezza della nostra storia e della nostra civiltà e contrapporsi con decisione ad una banda di demagoghi di periferia, che fa leva sugli istinti popolari più grevi per esercitare il proprio potere e costruire le proprie fortune, presumendo di poter imporre, con l’arma del ricatto, la loro angusta visione da provinciali all’intera collettività nazionale. Moralmente non c’è grande differenza tra la cultura localistica della Lega e la cultura della Mafia. A parte la diversità dei mezzi, entrambe sono minoranze che rivendicano ed esercitano (per quel che è possibile) il dominio esclusivo del territorio.

I gesti di irrisione e di vilipendio ai simboli della Repubblica italiana non possono più venir tollerati, come semplice manifestazione di libertà di pensiero o di innocente folklore; sono atti eversivi e come tali vanno denunciati e puniti.

Questo mix di ideologie e di volontà pervertite, affermatosi nell’era post-ideologica, tiene in scacco il nostro paese, squalificandolo di fronte alle altre nazioni e, di fatto, isolandolo ed esponendolo a diventare strumento delle strategie politiche delle maggiori potenze, con il rischio di una perdita di autonomia e di indipendenza. Per questo occorre un forte sussulto popolare per impedire che l’Italia scivoli sempre più in basso.

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