Rosanna Scopelliti nell’anniversario dell’omicidio del padre, il magistrato Nino Scopelliti: “Chi sa, parli”

10 08 2009

Ecco il testo intergrale del discorso pronunciato da Rosanna Scopelliti alla fine della S.Messa di commemorazione della morte del padre, il magistrato Nino Scopelliti assassinato dalla mafia il 9 agosto 1991, concelebrata da don Luigi Ciotti.

 

Rosanna Scopelliti“Ancora un anno è passato, e noi siamo di nuovo qui a commemorare il ricordo di quel terribile 9 agosto 1991, il giorno in cui mio padre pagò con la vita il solo fatto di essere una persona onesta, un magistrato onesto. Perché in una terra malata come questa nostra terra anche la semplice normalità di un servitore dello Stato, che fa solo il suo dovere, può essere considerata intollerabile da chi a capo di potenti organizzazioni criminali e mafiose considera che il suo potere di condizionamento sul popolo debba passare attraverso il terrore, l’intimidazione, il colpirne uno per educarne cento.

 

Sono trascorsi 18 anni da quel triste giorno, e purtroppo ancora noi familiari non abbiamo avuto giustizia, visto che il processo sull’omicidio di mio padre non è riuscito ad individuare colpevoli e mandanti del suo omicidio.

E così l’assassinio di un magistrato della Suprema Corte di Cassazione, l’omicidio che ha aperto l’orrenda stagione di sangue culminata con le stragi di Capaci e di  via D’Amelio, avvenute nell’arco di meno di un anno, è rimasto impunito.

Sarebbe necessario riaprire il processo sull’omicidio di mio padre, ma per farlo sarebbe necessario un fatto processualmente rilevante e nuovo, come ad esempio la confessione del delitto da parte di chi ha avuto in esso un ruolo, come esecutore o come mandante.

Allora io faccio appello direttamente a quegli uomini che impudicamente amano auto-definirsi “uomini d’onore” e che in qualsiasi modo possono aver avuto parte in quel delitto.

Se vogliono veramente dimostrarsi uomini d’onore lo facciano nell’unico modo che possa restituire loro dignità e speranza di perdono, se non quello degli uomini almeno quello di Dio: si pentano! Si pentano sinceramente e fattivamente, collaborando con la magistratura affinchè si possa riaprire il processo e noi familiari possiamo almeno avere quella Giustizia che potrà dare finalmente pace ai nostri giorni ed alle nostre notti. E non lo facciano per ricerca di sconti di pena o di agevolazioni carcerarie: lo facciano solo per rispetto alla loro stessa dignità, per avere la possibilità di guardarsi allo specchio senza vergognarsi della loro sporcizia interiore. Lo facciano per poter guardare negli occhi i loro figli sapendo di aver dato loro un segnale non di morte, ma finalmente di liberazione dal male.

 

Sono trascorsi 18 anni dal giorno in cui ti hanno strappato a noi, papà.

Quanto dolore, quanta solitudine, quante amarezze quotidiane hanno scandito questi giorni, mesi, anni per me e per mamma senza averti vicino, piangendo di nascosto l’una dall’altra per non caricarci reciprocamente sulle spalle un’apparenza di inadeguatezza, per non impaurirci l’una con l’altra con lo spettro della paura, del timore di un’incapacità ad affrontare la vita da sole.

Ho avuto almeno questa fortuna, papà, perché ho avuto al mio fianco una grande donna che non ha mai avuto paura della vita e che mi ha aiutato, in questi anni, a diventare una donna che non ha paura.

Oggi, dopo 18 anni, è però cambiato tanto nella nostra vita.

Prima eravamo sole.

Poi, pian piano, abbiamo trovato a camminare silenziosamente al nostro fianco tante altre persone di buona volontà, come altri familiari di vittime di mafia, come meravigliosi rappresentanti delle Istituzioni, delle Forze dell’Ordine, della Chiesa.

E poi sono arrivati i meravigliosi ragazzi del movimento “E adesso ammazzateci tutti”, i ragazzi coraggiosi che si sono ribellati alla ‘ndrangheta assassina dopo l’omicidio di Francesco Fortugno mettendoci finalmente le loro facce, la loro giovane fisicità, come mai era successo nella storia della Calabria.

E’ insieme a loro che ho ritrovato la speranza per me e per la mia Calabria, che da quel momento non era più solo la terra degli uomini della mafia che mi avevano strappata dalle braccia di mio padre, ma era anche la terra della speranza.

Finalmente alla Calabria erano spuntate le ali, e poteva cominciare a volare.

Celebrando con questa Liturgia la memoria ed il ricordo, celebriamo finalmente anche la speranza.

 

Ringrazio dunque, a nome della Fondazione che porta il nome di mio padre, e che ho l’onore di presiedere, tutti voi che avete voluto compartecipare a questa speranza di liberazione.

Ringrazio don Luigi Ciotti, che ancora una volta ci ha abbracciati con infinito amore paterno; ringrazio sua eccellenza l’arcivescovo di Reggio Calabria Mons. Vittorio Mondello e tutti i sacerdoti della Curia reggina, unitamente ai religiosi ed alle religiose che quotidianamente testimoniano questa speranza.

Ringrazio tutte le Autorità Civili e Militari che con la loro presenza hanno voluto onorare la memoria di mio padre; ed insieme a loro desidero ringraziare tutti i servitori dello Stato che quotidianamente dedicano le loro energie fisiche ed intellettuali nei vari compiti a loro assegnati, permettendoci di vivere in uno Stato di diritto.

Ed infine un grato e commosso ricordo per tutti coloro che, indossando una divisa o una toga, o semplicemente indossando la loro grande dignità di uomini liberi, hanno perso la vita nella difesa degli ideali di libertà, di democrazia, di giustizia. A loro l’Onore della memoria, a noi invece l’onere di testimoniare ogni giorno, con la nostra vita, che il loro sacrificio non è stato vano.

Grazie a tutti, e che il Signore ci benedica e ci infonda coraggio sempre”.

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