Storie di ordinario razzismo/ UN MERIDIONALE A TRIESTE

27 07 2009

di Gianni Sergi (vice presidente ass. “ethos” Reggio Calabria)

 

Un recentissimo fatto di cronaca successo a Trieste ci ha fortemente colpito, riproponendo drammaticamente la nostra condizione di Meridionali e con essa la secolare Questione, mai seriamente affrontata.
In sintesi, il fatto riguarda un alunno meridionale che frequenta una scuola pubblica di Trieste, destinatario di insulti razzisti talmente pesanti da costringere la madre al suo trasferimento in altra classe.
Al di là di ogni scontata considerazione di condanna dello spregevole episodio, quel che più ci preme evidenziare è l’atteggiamento tenuto non tanto dai soliti quattro cretini razzisti che, in quanto tali, si qualificano perfettamente,  ma anche dai nostri conterranei e, più in generale, da tutti i meridionali di fronte a tali episodi. Non ci riferiamo soltanto alle reazioni più o meno indignate della nostra classe dirigente, ma anche e sopratutto a quelle della gente comune.
Nel migliore dei casi, a queste notizie reagiamo con indifferenza o perché il fatto non ci colpisce direttamente o perché, quasi in modo masochistico, diamo ragione, anche con la nostra indifferenza e rassegnazione, a chi ci insulta, riscontrando in noi tutti i difetti possibili e immaginabili: sporchi, disonesti, inaffidabili, falsi invalidi ed evasori.
Infatti, la propaganda dei grandi media nel nord e la scarsa reattività della nostra classe politica, più preoccupata ad arricchirsi senza disturbare troppo il manovratore che a difendere i nostri diritti, ha trovato il modo per convincere il toro che la ragione vera della sua esistenza risiede nel farsi ammazzare lentamente e ferocemente all’interno dell’arena e che il torero, in fin dei conti, fa bene a fare quel che fa.
Qualche breve esempio: l’Aeroporto di Malpensa viene prima dell’Alitalia; al nord insegnanti del nord, al sud insegnanti licenziati e classi dimezzate; alta velocità sino a Napoli, il resto non conta; abolizione dell’I.C.I. finanziata con i fondi del Mezzogiorno, utilizzati anche per il terremoto dell’Abruzzo.
Tra poco ci faranno attraversare lo Stretto a nuoto, visto che le Ferrovie dello Stato (ma di quale Stato non si sa) continuano a sottodotare la flotta di navette ed in più applicano tariffe da strozzinaggio puro e, di questo passo, la Statale Jonica 106 verrà adibita solo al traffico con animali da tiro. Tutto questo e molto altro ancora subbiamo, in cambio di  pensioni d’invalidità e di qualche posticino all’interno di improbabili e fallimentari  amministrazioni locali.
Fatti noti a tutti o quasi, certo, ma che tali resteranno senza il cambiamento del modo di sentirci meridionali, se non smetteremo,  cioè, di avere paura. Noi esistiamo, con la nostra cultura e le nostre tradizioni. Noi esistiamo non per compiacere alcuno, ma per il solo piacere di essere come siamo. Noi siamo stanchi di crescere ed educare figli che poi perdiamo e siamo stanchi che nessuno lo impedisca. Noi siamo pronti a cambiare chi non ci rappresenta. Noi siamo Meridionali.
 

 

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