Presentato il Rapporto Svimez: il Sud è in ginocchio

17 07 2009

Napolitano: «Il recupero del Mezzogiorno è di importanza strategica per tutto il Paese»

di Ludovico Casaburi (su “Il Domani della Calabria”) 

[clicca QUI per scaricare una copia del rapporto] – [clicca QUI per scaricare le slides del rapporto]

ROMA – L’accesso al credito resta un grosso problema per le imprese del Sud: lo rileva il Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2009, presentato ieri a Roma.
«Tra il 1990 e il 2001 il numero di banche presenti nell’area si è ridotto del 46% contro il 20% del Centro-Nord. Il numero di banche meridionali indipendenti, sia Spa che Banche popolari, è crollato da 100 del 1990 a 16 del 2004; negli stessi anni le banche di credito cooperativo (BCC) si sono più che dimezzate (da 213 a 111). Mentre resta forte la dipendenza del sistema bancario meridionale dal Centro-Nord: nel periodo in questione le banche appartenenti a gruppi dell’altra ripartizione sono salite da 0 a 21, con una forte diffusione in Basilicata, Calabria e Sardegna ». Questo il motivo per cui «permane il grande problema dell’accesso al credito: al Sud dal 2004 al 2006 il 9,3% delle imprese ha lamentato difficoltà, contro il 3,8% del Nord. Dal 2007 al 2008 inoltre il tasso di crescita annua dei prestiti alle imprese è crollato al Sud dal14,9%al7,9%contro il calo più contenuto a livello nazionale (da 12,4% a 10,2%)». Mettendo a confronto i dati italiani con quelli europei invece, la situazione del Mezzogiorno italiano risulta ancora più drammatica, tanto che si parla del Mezzogiornocomedi «Cenerentola d’Europa»: «in dieci anni, dal 1995 al 2005, le regioni meridionali sono sprofondate nella classifica europea situandosi in posizione comprese tra 165 e 200 su un totale di 208. Un processo in decisa controtendenza con le altre aree deboli Ue, che sono cresciute mediamente del 3% annuo dal 1999 al 2005, mentre il Sud si è fermato a +0,3%».
I dati molto più che preoccupanti espressi dal Rapporto hanno dato il via a tutta una serie di commenti, primo fra tutti quello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal quale giunge un appello a «fare di più». «In un contesto nel quale la crisi  economica rende più difficile il bilancimentotra i diversi obbiettivi – sottolinea il Capo dello Stato – cresce l’incertezza sulle risorse disponibili, e insieme con essa, l’incertezza del quadro di riferimento delle politiche per il Mezzogiorno. Occorre reagire accrescendo la consapevolezza, nelle Istituzioni ed in tutta la socieà italiana, del carattere prioritario e della portata strategica dell’obiettivo del superamento dei divari traNorde Sud». Sulla questione è intervenuto anche Franco Laratta. «Il Sud si va spopolando sempre di più. Lo stiamo denunciando da anni – ha detto Laratta -ma nessuno ci ascolta. Nelle zone interne della Calabria i comuni sono ridotti ad una sorta di ’villaggi fantasma’ con tutti vecchi e malati. I giovani scappano via. I dati Svimez sulla fuga segnano il fallimento di tutte le politiche a sostegno del Sud.
Ma quei dati sono superati dalla realtà. Infatti molti vanno via pur mantenendo la residenza nei comuni di origine. I dati sono ancora più gravi leggendo quanto è accaduto nel solo 2008, anno in cui è iniziata l’era del governo più antimeridionale che si ricordi. Il fallimento riguarda tutte le istituzioni: lo Stato, comeenti locali, regioni. La politica per il Sud è stata un fallimento da tutti i punti di vista. Bisogna pensare ad alrro: aiuti, sussidi, investimenti, impresa, leggi speciali per il lavoro.Mabisogna fare presto».
Critici nei confronti della classe dirigente sono stati anche Michele Trematerra e Roberto Occhiuto, capogruppo dell’Unione di Centro in Commissione Finanze della Camera. «La radiografia del rapporto Svimez evidenzia che la gravità della frattura tra l’economia del Nord e quella del Sud è dovuta soprattutto al fallimento delle classi dirigenti del Mezzogiorno e di alcuni governi regionali», dice Occhiuto. «La ricetta migliore che la politica possa dare in questo momento è quella di smascherare l’alibi di un Governo a trazione leghista che continua a sottrarre risorse al Sud sfruttando le incapacità della politica meridionale.
Lo sviluppo del Sud ha bisogno di cure complessive e strutturali per recuperare il ritardo netto rispetto al resto del Paese.
Non è tuttavia con la logica dei ’leghismi’, con i partiti del Nord o del Sud, che si potrà diminuire la distanza
che spacca a metà il Paese».
Alla presentazione del rapporto è intervenuto anche il presidente Loiero: «Il divario tra Sud e Nord è aumentato esponenzialmente e conferma il trend negativo ormai consolidato degli ultimi dieci anni», anche se, per Loiero, «la crescita, che dal 2000 al 2007, è pari alla metà rispetto al trend delle Regioni del Centro-Nord, per la regione Calabria è superiore alla media meridionale (crescita dello 0,9%, ndr)».Mail segnale che più colpisce Loiero è relativo «all’impressionante flusso migratorio dal Sud verso le regioni del Centro-Nord che tra il 1998 ed il 2008 ha visto lo spostamento di circa 700mila persone, soprattutto giovani con una buona formazione scolastica e che pregiudica pesantemente l’evoluzione demografica del Mezzogiorno».
«La questione -ha aggiunto Loiero – siponein tutta la suagravità soprattutto se confrontata al generale disinteresse delle realtà meridionali perché rappresentate come territori dissipatori e collusi. In tale ottica, il movimento politico e culturale che converge nella creazione del “Partito del Sud” comporta quantomeno il risvolto positivo di riproporre in tutta la sua centralità la questione meridionale nell’agenda del dibattito politico. Colpisce – aggiunge Loiero – l’assenza della reale applicazione del principio di uguaglianza di trattamento fra i cittadini su tutto il territorio italiano, posto alla base della nostra Costituzione». «In tale contesto negativo – conclude – notizie positive emergono per la Calabria dal rapporto Svimez per quanto riguarda i dati sulla spesa corrente, conunlivello di spesa pro-capite inferiore rispetto al Centro Nord».

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