Il caso Calabria, la resistenza di Loiero e le regionali del 2010

17 07 2009

di Giuseppe Candido

Agazio Loiero“I partiti finanziati con le consulenze. De Magistris: fermato prima di arrivare alle stesse conclusioni”. “Politica e mazzette”. Con questi titoli sulla prima pagina di questo giornale, Alessandro Caruso ha sviscerato l’ultima inchiesta della Procura della Repubblica di Crotone sulle autorizzazioni alla costruzione di due centrali elettriche a turbo gas a Scandale e a Rizziconi. Sedici gli avvisi di garanzia e tra gli indagati figurano nomi eccellenti: l’ex ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, il parlamentare del PdL ex sottosegretario al ministero delle attività produttive Pino Galati, l’ex governatore della Calabria Giuseppe Chiaravalloti, l’ex assessore regionale al turismo Diego Tommasi. E così, di agenzia in agenzia, la notizia ha conquistato le pagine dei quotidiani nazionali.In una parola: il “caso Calabria”. Da “Why Not” passando per “Poseidone” e “Puma” sino all’ultima inchiesta “elettrica” della procura crotonese, in Calabria non c’è politico locale che si rispetti senza almeno un avviso di garanzia o un rinvio a giudizio. A dicembre deflagrava il “caso De Magistris” con lo scontro tra le procure di Catanzaro e di Salerno con quest’ultima che sequestrava gli atti di Why Not. Poi il Csm mise “tutto a posto” con il trasferimento di molti magistrati. L’ex pm, oggi parlamentare europeo dell’Italia dei Valori venne pure lui trasferito con cambio di funzione. Oggi, quello stesso pm fa notare come “l’inchiesta di Crotone sta disvelando intrecci criminali già individuati nell’inchiesta Poseidone” da lui iniziata. Come dire: prima o poi i nodi vengono al pettine.

Stante tutte le vicissitudini e tutti i rinvii, l’inchiesta Why Not è andata avanti con il rinvio a giudizio di Agazio Loiero, del capogruppo del PD NicolaAdamoassieme all’imprenditore Antonio Saladino.
Ma ce n’è anche per il centro destra: l’agosto del 2008 il reparto operativo speciale (ROS) dei carabinieri di Reggio Calabria redige un rapporto sui beni confiscati alla ’ndrangheta e denuncia oltre 300 amministratori locali: sindaci, assessori e funzionari comunali della Provincia di Reggio Calabria accusati di omissione di atti d’ufficio aggravata dall’aver favorito la ’ndrangheta. Tra quei nomi, forse pochi lo ricordano, c’era anche quello del primo cittadino di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti oggi aspirante candidato alle prossime regionali. In Calabria quindi la politica passa in Procura ma il passaggio è bipartisan e perciò, come si dice, mal comune mezzo gaudio. E pensare che qualche mese fa, nonostante i problemi irrisolti dei rifiuti e della
depurazione, nonostante la situazione della sanità calabrese prossima al commissariamento e della relativa
commistione con ambienti mafiosi evidenziata dal caso Fortugno e dallo scioglimento dell’ASL di Locri, il presidente Loiero dichiarava alla stampa che “il vero problema in Calabria è la burocrazia”. Un po’ come nel film “Johnny Stecchino” di Roberto Benigni al quale, appena giunto in Sicilia, veniva detto che il vero problema, in Sicilia, era il traffico. Intanto le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale e del presidente
della Regione si avvicinano e Loiero, come fa notare Stefano Cappellini su il Riformista dello scorso 15 luglio, «si prepara a resistere» ai sondaggi, affidandosi al “fattore Pirillo”, e cioè alla recente affermazione alle europee dell’ex assessore Mario Pirillo che, con gli oltre 100 mila voti di cui oltre 80 mila presi in Calabria, fa sperare in una riconferma dell’attuale presidente. Un recente sondaggio dell’istituto Piepoli attribuisce a Loiero la fiducia del 42% dei calabresi. Ma può darsi che, nonostante tutto, Loiero riesca ad ottenere la riconferma per un altro lustro.
D’altronde in Calabria tutto è possibile.

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