Don Mazzolari, Franceschini e la prudenza

17 04 2009

di Nando Cancedda (www.nandokan.it)

Roma, 16 aprile – Capita spesso, specie nel mondo cattolico, che le personalità più scomode e perseguitate in vita vengano non solo riabilitate ma addirittura portate ad esempio dopo la morte. Tra quanti ho conosciuto e frequentato personalmente è capitato a Giorgio la Pira, don Lorenzo Milani, padre David Maria Turoldo e, sia pure un po’ meno, anche a padre Ernesto Balducci. E ora a don Primo Mazzolari, che di bastonate da Santa Madre Chiesa ne ha ricevute e parecchie, non avendo avuto neppure la ventura di assistere all’apertura del Concilio. Solo Papa Giovanni lo accolse con bonaria ironia salutandolo in udienza con un cordiale: “ecco la tromba dello Spirito Santo nella Bassa Val Padana!”
Io conobbi don Primo nel 1958, quando ebbi da padre Balducci l’incarico di invitarlo a un incontro fiorentino con la redazione di “Testimonianze”. Condividevamo con la rivista “Adesso”, diretta dal parroco mantovano, un’attenzione quasi persecutoria della censura ecclesiastica. Ma non ci lasciammo intimidire, e padre Balducci fu esiliato da Firenze a Frascati anche per questo. (E quanti ricordano che a dirigere “Adesso”, dopo la morte di don Mazzolari, fu l’ex presidente della Gioventù Italiana di Azione cattolica, Mario Rossi, lo stesso che qualche anno prima era stato licenziato in tronco da Pio XII per il suo disaccordo con la linea del Presidente generale dell’Azione cattolica (e dei comitati civici) Luigi Gedda?)
Fu, quel nostro incontro, un’esperienza indimenticabile, anche se il carattere paterno ma burbero di don Mazzolari non consentiva di familiarizzare troppo con lui ( la stessa cosa capitava del resto con Lorenzo Milani). In proposito è interessante rileggere quanto scrisse Balducci pochi giorni dopo la morte del parroco mantovano nella Pasqua del ‘59: “…Quanti, come me, sono colpevoli, in tutta Italia, di non avergli mostrato un affetto pari alla riconoscenza! E a quanti sarà venuto il dubbio che un simile ritegno abbia avuto il motivo di non restar compromessi con le sue idee di fuoco! Egli aveva venduto il mantello per comprarsi una spada quando tutti vendevano le spade per comprarsi i mantelli (Luca,XXII,36). Non fu mai un ribelle, fu soltanto un uomo libero della libertà di Cristo, disposto ad obbedire a chi aveva il diritto e il coraggio di comandare. Noi siamo soliti a prevenire il comando, e di rado ci viene il sospetto che queste anticipazioni siano forse arbitrarie e, comunque, troppo in accordo con le nostre pigrizie. Nella Chiesa, l’autorità è al nostro servizio, c’è perché si eserciti, e chi ne provoca l’esercizio non per questo è deplorevole. Guai a noi se i nostri superiori fanno vita comoda: il loro zelo spesso si misura col nostro, e il loro amore ha bisogno delle tribolazioni che gli diamo, quando le diamo con docile cuore. Di questo tipo era la sua libertà: terribile, lo capisco, opportuna e importuna, sguainata…”
Scrivo queste cose dopo aver letto con soddisfazione che il segretario del PD, Dario Franceschini, si è recato martedì scorso a portare un garofano bianco sulla tomba del Parroco di Bozzolo, a cinquant’anni dalla morte. Parlando poi nella piazza di quel paese, ha detto: ” In un mondo dove crescono le diseguaglianze, in un mondo in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, vorrei che tutti ascoltassero ancora la voce di don Mazzolari quando gridava che il Vangelo impone ai cristiani di stare dalla parte dei più poveri, dalla parte di chi perde il lavoro. Di stare contro tutte le ingiustizie”. E ancora, ricordando la frase di don Mazzolari “rischiamo di morire di prudenza”, “ecco – ha detto Franceschini – di fronte alle emergenze contro le quali dovremo combattere nei prossimi anni, non possiamo scegliere la strada della prudenza. Dobbiamo recuperare la capacità di indicare con forza il modello di società che vogliamo”.Mi sembrano, queste di Franceschini, parole molto impegnative, non discorsi di circostanza. Se domani dovesse dimenticarle, mi auguro che gli torni in mente lo sguardo severo del grande parroco che non ha mai conosciuto. Il quale, è vero, a chi gli diceva che con la politica ci si sporcano le mani rispondeva “a che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca?”, ma intendeva proprio il contrario che venir meno alla propria coerenza.

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