Maria Voce, l’erede di Chiara Lubich, una figlia di Calabria

29 03 2009

MARIA VOCE TORNA NELLA SUA TERRA D’ORIGINE E SI RACCONTA : LA FAMIGLIA , LA TOGA, I FOCOLARINI

di ANDREA GUALTIERI su Il Quotidiano della Calabria di sabato 28 marzo 2009

Maria VoceSPERIMENTARE per prima un incarico particolare deve essere un suo destino. E’ stata la prima persona a prendere in mano il movimento dei Focolari dopo la morte di Chiara Lubich, avvenuta un anno fa.
Ma negli anni ‘60 Maria Voce è stata anche la prima donna avvocato del foro di Cosenza.
Ieri, nel tribunale bruzio, le hanno consegnato l’albo d’onore per celebrarla. E oggi farà festa per lei Aiello Calabro, il paese nel quale è nata 72 anni fa la signora che ora guida quello che papa Wojtyla definiva «un piccolo mondo»: 140 mila membri, 2 milioni di aderenti e un incalcolabile numero di simpatizzanti, sparsi in 182 paesi dei 5 continenti.

Maria Voce, in questo contesto lei si sente ancora calabrese?
«Assolutamente. Ho tutti i caratteri calabresi: la tenacia, la testa dura. Quando voglio una cosa vado fino in fondo. E poi c’è questa capacità di capire e accogliere gli altri che ci viene dalle sofferenze vissute storicamente, dall’essere rimasti isolati dalla grande storia italiana per tanto tempo e quindi dal bisogno di stringere rapporti con tutti».

A parte la sua famiglia, è rimasta in contatto con qualcuno in Calabria?
«Con la comunità del movimento. E poi sono tornata spesso per fare il bagno nel nostro mare che ha pochi
uguali nel mondo e ogni volta rivedo alcuni amici d’infanzia. Siamo tutti sparsi perché da Aiello sono partiti in tanti, mad’estate quando ci si ritrova il legame è ancora vivo: penso al collega Vocaturo, ai Civitelli, Giannuzzi, Viola».

Ha mai immaginato come sarebbe stata la sua vita da avvocato a Cosenza?
«Sì, ma ci pensavo prima di scegliere il movimento. Sognavo la vita di avvocato, mi piaceva l’idea di mettermi accanto alle persone che soffrono e hanno problemi con la giustizia. Mio papà era medico, lui non voleva che io studiassi ma il suo esempio mi ha insegnato a vivere la professione come missione. E nell’avvocatura io sentivo di poter aiutare le persone».

Poi invece ha risposto alla chiamata dei Focolari.
«Lì il senso non era più aiutare le persone ma costruire con gli altri una comunità diversa: non ero più io che aiutavo ma ci aiutavamo reciprocamente».

Quando si è iscritta al foro di Cosenza era già nei focolarini?
«Avevo conosciuto il movimento all’ultimo anno di università a Roma,ma non ci ero ancora dedicata completamente».

Prima donna a entrare nel foro: che atmosfera c’era attorno a lei a Cosenza?

«Non trovavano una toga sulla mia misura perché gli avvocati maschi in genere sono più alti. Mi guardavano
con curiosità ma mi hanno fatto sentire accolta. Volevano vedere cosa sarei stata capace di fare».

E adesso, da presidente dei Focolari, come l’hanno accolta i calabresi?
«Con grande calore. Al mio paese sono entusiasti perché la scorsa estate, quando ho scritto il messaggio che è stato inviato in tutte le nostre comunità sparse per il mondo ho riportato che scrivevo da Aiello Calabro. Io non ci avevo pensato, ma alla fine tantissime persone anche in altri continenti hanno scoperto che esisteva quella località».

Lei quante lingue parla?
«Non sono una poliglotta. Oltre all’italiano parlo bene il francese, capisco lo spagnolo e il portoghese e mi esprimo un po’ in turco e in greco».

Nei sette mesi alla guida del movimento ha incrociato leader spirituali e capi di Stato: qual è stato l’incontro
che l’ha fatta emozionare?
«Quello col Papa. Sono stata invitata a partecipare al sinodo dei vescovi e a parte la visione di tutta la Chiesa che si fa carico delle sofferenze dell’umanità, mi hanno emozionato i due momenti personali con Benedetto XVI: ho sentito nel Papa un apprezzamento per il carisma che Chiara aveva portato al mondo».

L’incontro che l’ha sorpresa?
«I seguaci di un imam statunitense, morto anche lui come Chiara l’anno scorso, volevano sapere come era la mia posizione dopo la fondatrice perché anche loro si trovavano nella necessità di eleggere una nuova guida per il loro grande movimento islamico e volevano capire che tipo di persona doveva essere quello che prendeva il posto del leader».

Chiara Lubich, Giovanni Paolo II, don Giussani, Madre Teresa: adesso c’è la stagione di chi viene dopo di loro. Quanto è difficile prendere la scia di queste figure?
«Impossibile imitarli. Però nel nostro movimento, che ha molto forte il senso di comunione, l’impresa non è pesante perché si sente che portiamo avanti le cose insieme».

Com’è la giornata da presidente di un movimento mondiale?
«E’ una giornata di lavoro intenso, spesso a tavolino perché ci sono molte lettere a cui rispondere. Poi tanti incontri e le riunioni con il centro del movimento dei Focolari che è composto da una quarantina di persone che collaborano con me per portare avanti questa grande opera che ci è affidata».

Quante ore al giorno prega?
«Tutte le ore del giorno. Perché la preghiera non è solo dire l’Ave Maria».

Come giudica la Chiesa dei movimenti?
«I movimenti sono una manifestazione dell’abbondanza di doni dello Spirito Santo».

Lei ha scelto i Focolari perché ha conosciuto la Lubich?
«Ho scelto i Focolari perché Dio mi ha chiamato».

Sua sorella Gisella dice: per Maria, dopo Dio viene Chiara.
«Vengo da una famiglia cattolica ma Chiara mi ha fatto conoscere il volto di amore di Dio. Prima lo  conoscevo soprattutto come onnipotente, come giusto».

Il giorno del primo incontro con Chiara che effetto le fece la persona che si trovò davanti?
«Non me la trovai davanti perché entrò in una chiesa in cui il movimento si ritrovava a Roma. Non sapevo nemmeno che sarebbe venuta. Ma ho sentito che tutte le persone che erano lì venivano attratte in un’unica realtà e quindi ho colto questa grande forza unificante di Chiara».

I Focolari sono una delle voci laiche più importanti nella Chiesa: cosa pensa delle critiche ricevute dal
Papa?
«Intanto le sento come un dolore perché sono una controtestimonianza a quell’unità che Gesù vuole. Poi penso che bisogna lasciare la libertà di esprimersi a tutti ma anche sapere che noi abbiamo un punto fermo di verità che è il magistero della Chiesa nel quale ci riconosciamo».

La vostra caratteristica è il dialogo con tutti: come vede le difficoltà nell’integrazione che si stanno vivendo
in Italia?
«Si è persa la fiducia verso gli altri. La paura erige steccati, ci si difende da qualcosa che è diverso da noi. E l’antidoto alla paura è l’amore».
Qual è il sogno di Maria Voce?
«Lo stesso che aveva Chiara: portare a Dio, per quel pezzo che mi è affidato, un mondo più unito».

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