“La profezia oltre la mafia”, la visione della speranza dall’indimenticabile don Tonino Bello

29 03 2009

[ Pagine Scelte :: da :: Antonio Bello, Opera Omnia, Vol. 5 – Scritti di pace, La profezia oltre la mafia, pg 274-280 :: Dal discorso pronunciato a Roma il 13-12-1991 in occasione del conferimento del Premio per la pace Pax Christi International all’Osservatorio Meridionale di Reggio Calabria ]

Gioacchino da Fiore, Roberto Saviano, don Tonino Bello

«E’ suggestivo aprire le pagine di questo libro con una frase di Gioacchino da Fiore, una delle più affascinanti figure del Medioevo cristiano. Egli era figlio di quella Calabria generosa e sofferente che oggi ci stiamo abituando a guardare come l’icona del Sud della terra e fu il capostipite di una scuola di profeti che, dal sec. XII in cui egli visse, non ha mai chiuso i conti con la speranza.

Parlando degli stati, o periodi, attraversati dal genere umano, la cui storia egli raccorda al mistero trinitario, dice espressamente così: «Il primo stato del mondo fu stato di schiavi. Il secondo di liberi. Il terzo sarà comunità di amici. Il primo stato vide le erbe. Il secondo lo spuntar delle spighe. Il terzo raccoglierà il grano. Il primo ebbe in retaggio l’acqua. Il secondo il vino. Il terzo spremerà l’olio».

[…]

1. Nel Meridione d’Italia si vive ancora l’età degli schiavi

Nel Sud d’Italia sono ancora visibili i segni dello stato degli schiavi. Lo stato dell’erba, amara e indistinta. Lo stato dell’acqua, con tutta la simbologia della primordialità che essa racchiude. […]

Prima di tutto è impazzita la legge (nomos) che regola la conduzione della casa (oikìa). E’ saltata, cioè, l’eco-nomia. Si è stravolta l’eco-torah. Le regole di condotta, indispensabili in ogni ordinata società, sono state soppiantate da altre regole che privilegiano la forza sulla giustizia, l’arbitrio sul diritto, il «fai da te» sugli articoli di legge, il «self-service» normativo sulle istanze del bene comune legittimamente codificate. […]

Un precipitare a picco della fiducia nella legge ha offerto buoni motivi per «organizzare la disorganizzazione». Sono proliferate, così, molteplici aggregazioni mafiose, fortemente modernizzate e interdipendenti, che poggiando su logiche clientelari, rappresentano una opportunità concreta di accedere alla ricchezza, al consumo, all’accaparramento delle risorse, all’attività imprenditoriale.

2. Nel Meridione d’Italia fermenta già l’era dei liberi

Però è già in fermento lo stato dei liberi. Spuntano i segni di una cultura nuova. L’erba incolta cede il posto alle spighe del grano. Così come l’acqua cede il posto al vino nuovo del cambiamento che comincia a rosseggiare sulle mense dell’uomo. […]

Lo stadio della schiavitù… ha le ore contate. L’acqua della vecchia eco-nomia si tramuta in vino, come a Cana, e tra l’erba selvaggia spuntano le prime spighe.

Mi sembra di cogliere i segni del cambio particolarmente in tre soggetti: in una parte della società civile, nel volontariato, nella Chiesa. […]

Le più audaci esperienze di rinnovamento della politica nascono proprio dal Sud […] Si avverte che qualcosa del passato sta per morire. C’è aria di rigenerazione dal di dentro. Una coscienza pubblica sempre più diffusa comincia a dare picconate a quel sistema granitico che porta il nome di clientelismo: relazione adulterina che lega il cliente (portatore di consenso e rastrellatore di voti) al patrono politico, il quale assicura in contraccambio beni dello Stato e prerogative istituzionali come posti di lavoro, avanzamenti di carriere, licenze edilizie, concessioni commerciali, appalti lucrosi, favori di ogni genere.

La gente, insomma, comincia a reagire, e dà l’impressione di non voler più stare a questo gioco di schiavi.

Ma è nel vasto settore del volontariato che si vanno registrando le analisi più lucide, le prese di posizione più coraggiose, le denunce più ferme, le progettualità più chiare. E’ un brivido di riscossa che scuote la schiena del Mezzogiorno. […]

Come è rosso il vino del Sud e come sono verdi le sue spighe!

Soprattutto nella Chiesa, comunque, si notano i segni della primavera. E’ una Chiesa che, pentita dei troppo prudenti silenzi, passa il guado. Si schiera. Si colloca dall’altra parte del potere. Rischia la pelle. E forse non è lontano il tempo in cui sperimenterà il martirio.

Vescovi, sacerdoti, religiosi, laici impegnati, dopo aver attinto alla linfa della fede antica nel presbiterio del tempio, scendono nella navata della piazza e diventano mistici dell’impegno sociale.

All’interno dei monasteri, di parrocchie, di comunità ecclesiali si organizza la resistenza. Si disegnano strategie nonviolente. Si promuovono clamorose obiezioni di coscienza al potere dei capi, alla giustizia sommaria, alle feste patronali in cui spesso il mafioso del posto, che organizza le raccolte di denaro apparendo come persona di Chiesa e ad essa collaterale, verifica la sua presa popolare, rafforza la sua immagine e consolida il suo potere.

Grazie a Dio, diventano sempre più provocatrici le sfide di tanti uomini di Chiesa che sembrano dire ai potenti mafiosi: Voi sparerete le vostre lupare, noi suoneremo le nostre campane.

3. Nel Sud d’Italia irrompe ormai la comunità di amici

Ed eccoci al terzo stadio previsto da Gioacchino da Fiore. […] Si colgono frattanto nell’aria i segni premonitori della comunità di amici. Laddove la raccolta del grano, divenuto pane, indica la convivialità. E l’olio, spremuto dai frantoi, simbolizza le unzioni dello Spirito, che tornerà ad aleggiare non più sul caos primordiale, ma sul cosmos di un mondo restituito alla tranquillità dell’ordine, cioè alla pace. […]

Un pensiero di Théophile Gautier […] diceva: «Se vuoi essere universale, parlami del tuo villaggio». […]

Se in questo libro parliamo solo del meridione d’Italia non è per restringere gli orizzonti, ma è perché questa porzione di terra è quasi il luogo paradigmatico dove si svelano gli stessi meccanismi perversi che, certamente in modo più articolato, attanagliano tutti i Sud della terra. […]

Se ne percepisce l’imminenza. E il Sud sente già scorrere nelle sue vene la linfa rigeneratrice della profezia.

E’ l’era del grano maturo, del pane della «convivialità delle differenze», in cui non basta che, superate le ingiustizie e gli accaparramenti egoistici, a ognuno venga dato il piatto che gli spetta, ma è necessario che questo venga consumato insieme, alla stessa tavola, tra amici che si vogliono bene.

E’ l’era dell’olio fluente, simbolo sacramentale dello Spirito, la cui forza unificante provoca riconciliazione con Dio, con gli uomini, col creato.

Utopie di inguaribili sognatori? Traguardi improponibili per un Mezzogiorno lacerato da tanti problemi sociali? Profezie sterili, incapaci di perforare antiche corazze di diffidenza e di omertà per piantarsi nel cuore della gente e divenire prassi quotidiana?

Tutt’altro. C’è nel Sud, oggi più che mai, un’ansia profonda di solidarietà. Si avverte il bisogno di uscire dalle vecchie aree dell’individualismo per aprirsi a orizzonti di comunione. […] Un Mezzogiorno che […], divenuto crocevia privilegiato delle culture mediterranee […], vede moltiplicarsi al suo interno le esperienze di educazione alla pace, si riscopre come spazio di fermentazione per le logiche della nonviolenza attiva, avverte come contrastanti con la sua vocazione naturale i tentativi di militarizzazione del territorio e vi si oppone con forte determinazione. […]

L’Europa che nasce deve fare i conti con il Sud d’Italia, il quale, nella sua coscienza emergente, si rifiuta di assolvere al ruolo di icona della subalternanza per tutti i Sud della terra, ma vuole sempre più decisamente presentarsi alla ribalta mondiale come icona del riscatto dalle antiche schiavitù. […]

E’ il tempo della speranza. E a questa speranza c’è da far credito.

Nel libro dei Chassidim si legge questa frase di Baal Schem: «Il vero esilio per gli ebrei si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo»

Questo libro è la testimonianza più autentica di come il Sud non sopporti l’esilio. E noi vogliamo premiare la fierezza di questa terra, amara e forte, che non si è voluta adattare alla rassegnazione».

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La Redazione DTB Channel & http://www.dontoninobello.it

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