PERCHÉ SONO DIVENTATO UN FAN DEL PONTE SULLO STRETTO

1 03 2009

Amare e sarcastiche considerazioni su una vicenda che se non fosse drammatica sarebbe veramente un capolavoro da opera buffa

di TONINO PERNA (*)

ponte messinaDOPO tanti anni in cui ho partecipato con convinzione alla battaglia contro il Ponte sullo Stretto, dopo aver scritto decine di articoli in cui dimostravo la insostenibilità di questa struttura, devo confessare che ho cambiato idea per le ragioni che ho deciso di rendere pubbliche.
La prima ragione di fondo è che la gravissima crisi economica in atto mette in discussione tutte le certezze su cui erano fondate le nostre idee e le nostre aspettative.
“Sviluppo sostenibile”, rispetto per i paesaggi, valutazione di impatto ambientale, sono tutte categorie che vanno in frantumi quando c’è una recessione così pesante che in pochi mesi sta creando milioni di disoccupati.
Pertanto, la prima ragione che mi porta a sostenere la causa  del Ponte è quella occupazionale.
Sappiamo che le nostre Università sfornavano già un esercito di disoccupati, figuriamoci adesso che le imprese chiudono e che la Pubblica amministrazione non fa più concorsi, anzi licenzia o non rinnova i contratti ai due milioni e mezzo di precari.
Grazie al Ponte noi potremmo occupare migliaia di questi giovani laureati sia nella fase di costruzione che in quella della gestione.
Vediamo solo alcuni esempi.

Gli ingegneri ovviamente saranno impegnati nella fase della progettazione esecutiva e della direzione lavori, ma anche nella fase della gestione dove dovranno mettere a frutto un piano per la smobilitazione delle navi attualmente utilizzate per l’attraversamento, con relativo riciclaggio e termovalorizzazione degli addetti.
I geologi che dovranno misurare l’allontanamento delle due sponde, per avvertire per tempo la Protezione civile. Gli zoologi e veterinari che potranno censire i delfini che passano sotto il ponte e i grandi rapaci che ci passano di sopra, prima di essere selezionati dai cacciatori dell’area dello Stretto. I medici e gli psicologi (entrambi in forte eccedenza rispetto alla domanda) che potranno essere adibiti: i primi come medici di guardia delle due sponde e dell’attraversamento (uno ogni cinquanta metri per i casi di pronto intervento nelle soste di emergenza), i secondi come addetti al sostegno psicologico di chi soffre il mal di ponte, il mal di mare mancante (una sindrome che colpisce chi guarda il mare dall’alto), per contrastare la depressione dei camionisti in fila.
A questo proposito potranno essere occupati anche artisti di strada, bande musicali e ritrattisti volanti per intrattenere coloro che sono in attesa, estenuante, di salire sul ponte. Ancora agronomi potranno essere utilizzati per lo studio sperimentale di piante da ponte che resistono ai venti e alla salsedine (con future ricadute per la produzione di semi per le zone con climi estremi). E poi ancora laureati in lettere per la declamazione – pontis stantibus – dei miti dello Stretto, in scienze della formazione, in farmacia, in economia e commercio del ponte, ecc. Senza dimenticare storici ed antropologi che potranno essere adibiti come guide al Museo della ‘ndrangheta, che sorgerà sulla riva calabrese, sotto i tralicci del ponte, per ricordare un fenomeno funesto che colpì questa terra tanto tempo fa.

Una seconda ragione forte che mi ha fatto cambiare idea è quella relativa allo stato disastroso in cui versano le strade, autostrade e ferrovie in questa Calabria che è diventata una nuova isola del Mediterraneo.
Per andare da Reggio a Cosenza sull’A3 si possono impiegare, frane permettendo, anche quattro ore, mentre con la ferrovia ormai è chiaro che oltre il tratto Rc-Rosarno è rischioso inoltrarsi per chi viene da sud, mentre da nord finisce la Calabria a Lamezia.
Bene, non è il Ponte l’unica soluzione credibile dopo tante promesse andate in fumo?

Chi ci crede più che l’autostrada delle frane sarà completata prima del 2020?
O che le ferrovie continueranno a collegare la Calabria con il resto d’Italia?
Grazie al Ponte per chi da Reggio deve andare verso il nord basterà attraversare lo Stretto velocemente,
immettersi direttamente sull’Autostrada Messina Palermo -grazie alla bretella superveloce che verrà costruita – e dalla capitale siciliana si potrà imbarcare per Livorno o Genova.
Se invece intende raggiungere la Calabria Citeriore, allora basterà prendere una nave da Messina per Salerno (ce ne sono due al giorno) e da lì raggiungere le località predestinate.
Una terza ed ultima ragione riguarda l’impatto turistico di questa magnifica opera. Abbiamo verificato in questi ultimi anni una caduta del flusso turistico verso le Calabrie.
Anche beni preziosi ed unici al mondo come i Bronzi di Riace sono disertati dai turisti e le autorità calabresi sono costrette a mandarli al G8 in Sardegna, non per punizione come si faceva una volta con gli impiegati fannulloni, ma per farli vedere ai grandi della terra, sperando che qualcuno di loro se li voglia comprare. Immaginate invece quando il Ponte sarà pronto, tra tre o quattro anni al massimo come ha promesso il ministro del Cemento Matteoli (ex Ambiente), quante migliaia, anzi decine, centinaia di migliaia di turisti verranno da tutto il mondo per gustare de visu il più lungo ponte sospeso sulla terra.
Non basteranno tutti gli alberghi della Calabria e della Sicilia per ospitarli. L’unico inconveniente sarà quello che avranno qualche difficoltà per avvicinarsi al Ponte, ma questo potrà rappresentare un ulteriore fascino ed aumentare l’attesa e le aspettative.

Quando giungeranno su qualche battello di fronte a questa dimostrazione della potenza dell’uomo allora potranno finalmente godere di uno spettacolo simile a quello che le navi russe ebbero la ventura di incontrare nello Stretto la mattina del 28 dicembre di un secolo fa.

(*) Tonino Perna è docente di Sociologia Economica nell’Università di Messina

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