Enzo Sculco, non bastava il sette e mezzo! Ancora un anno e tre mesi per truffa al mitico consigliere regionale

1 03 2009

condannato Enzo SculcoCondannato per truffa il consigliere regionale del gruppo misto. Il 2 febbraio del 2007 il Tribunale di Crotone lo aveva già condannato a sette anni e mesi 8 di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale per la durata della pena, incapacità a contrattare con la Pubblica Amministrazione per tre anni a seguito di una “modesta” serie di reati commessi tra il 2001 ed il 2005: frode in pubbliche forniture, truffa, tentata truffa, falso ideologico, concussione, abuso d’ufficio, rivelazione del segreto d’ufficio, corruzione, turbata libertà degli incanti.
Qualche anno addietro, prima di cominciare a collezionare pesanti condanne penali, Sculco non aveva esitato a scendere “coraggiosamente” in campo contro i pericolosissimi ragazzi del movimento antimafia “Ammazzateci tutti” insieme al collega Pacenza (prima che anche questi fosse costretto ad indossare i prestigiosi braccialetti d’acciaio della maison Guardia di Finanza), schierandosi generosamente al fianco dei “poteri forti” calabresi (leggi Peppe Bova, presidente del Consiglio regionale della Calabria) che aveva querelato – rimananendo però scornacchiato – il loro fondatore e portavoce Aldo Pecora perchè il giovanotto aveva osato dire che doveva vergognarsi di essere il presidente dell’assemblea elettiva più inquisita d’Europa. Evidentemente se la Calabria è ridotta in questo stato, un motivo di fondo c’è. (GP)

di ANTONIO ANASTASI (su “Il Quotidiano della Calabria”)

CROTONE – E’ la condanna del consigliere regionale del gruppo misto Enzo Sculco, che ha avuto un anno e tre mesi per truffa e falso, la più eccellente delle tre inflitte ieri sera dal giudice Francesca Costa a  conclusione del processo di primo grado sui corsi fantasma dello Ial Calabria e sulle estorsioni ai danni dei
dipendenti di un istituto di vigilanza, ipotesi già riqualificata in violenza privata. Suo fratello Giuseppe, amministratore del Corpo vigili notturni, è stato condannato, invece, a un anno e sei mesi e il capo servizio dell’istituto, Antonio Calabrese, a sei mesi. Assolti il figlio del sindaco di Crotone, il giovane avvocato
Tommaso Vallone, e Francesco Aprigliano, imputati in qualità di tutor. Il pm Pierpaolo Bruni aveva chiesto
quattro anni ciascuno per Giuseppe Sculco e Calabrese, un anno e sei mesi per Enzo Sculco, ex amministratore dell’ente che organizzava i corsi, nove mesi ciascuno per Vallone e Aprigliano. Le ipotesi
accusatorie, si ricorderà, traggono origine dalle denunce di quattro vigilantes che al pm Bruni riferirono di
essere stati vessati a più non posso, sarebbero stati indotti a rinunciare spettanze retributive relative a trasferte, lavoro straordinario, tredicesima e quattordicesima, a firmare fittiziamente il registro delle presenze dei corsi di formazione numero 3 e 4 promossi dallo Ial , denominati “Azienda 2000” e tenutisi, almeno formalmente, presso la sede del Corpo vigili notturni, a firmare buste paga retrodatate mai corrisposte. Costrizioni che sarebbero avvenute mediante minacce di licenziamento.
Per questo Giuseppe Sculco e Calabrese originariamente dovevano rispondere di estorsione aggravata, ipotesi riqualificata nel febbraio 2007 dal gup (che contestualmente prosciolse altre cinque persone) in violenza privata, mentre tutti gli imputati, tranne il solo Calabrese, erano accusati di truffa e falso.
Ieri il pm, nel corso di una requisitoria protrattasi per un’ora e mezza, ha insistito sull’impostazione originaria secondo cui «si è trattato di estorsione a tutti gli effetti». Per il pm bisogna sganciarsi
da un’interpretazione da contesto “’ndranghetistico” secondo cui «il delitto di estorsione si configura soltanto quando il mafioso costringe l’imprenditore a pagare». In realtà, per il pm, nelle vessazioni
consistite in mancati pagamenti, minacce di licenziamento e imposizioni di turni massacranti è ravvisabile un “clima”che favorisce «l’ingiusto profitto derivante appunto dal mancato esborso di quanto dovuto ai lavoratori, che rinunciano forzosamente, e incamerato dal datore». Insomma, condotte estorsive sarebbero state attuate da un’azienda che peraltro «se ne infischia delle condizioni di salute e di pericolo, anche con riferimento alla segnaletica stradale, perché quel tipo di attività i dipendenti la devono fare, punto e basta».
Ma c’è di più e dell’altro. Il pm ha fatto dell’ironia a proposito del cosiddetto «attacco sindacale» di cui si parlava in un documento.
«C’è un sindacato particolare a Crotone». Perché era «addirittura il sindacato che attaccava coloro i quali rivendicavano i propri diritti». Per questo il pm ha invitato il giudice a guardare con “scetticismo” anche alle testimonianze dei lavoratori che hanno sfilato in aula e «non hanno riferito fatti all’autorità giudiziaria e non rivendicano i propri diritti perché temono di perdere il posto di lavoro».
Mentre con altre deposizioni, con particolare riferimento alla versione di chi disse, per esempio, che «a volte in aula non c’era nessuno se non i docenti », altri testi «inconsciamente forniscono elementi dell’imputazione».
Sui corsi fantasma il pm tra l’altro ha rilevato che è la «mancanza del dono dell’ubiquità» a integrare l’accusa in quanto «ai corsisti veniva imposto di firmare il registro delle presenze. Ma se facevano i servizi non potevano stare in aula». Sculco di truffa e falso doveva rispondere proprio perché firmò, insieme a un funzionario del Ministero del Lavoro, l’atto di concessione del finanziamento (un miliardo e 600 milioni di ex lire) il 15 novembre 2000. Sculco ha assistito alla requisitoria ma non si è presentato al momento della sentenza, arrivata poco prima delle 19,30 al termine delle arringhe degli avvocati Francesco Verri, Mario Nigro, Natale Filiberto, Pasquale Carolei, Giuseppe Barbuto. «C’era da aspettarselo – ha detto al Quotidiano- ogni sforzo per far emergere verità e giustizia qui è impossibile ma resto convinto che il prosieguo  giudiziario restituirà onore e dignità. Appare a prima vista la contraddizione relativa al fatto che insegnanti
e tutor sono stati scagionati mentre vengo condannato pur essendo stato lontano e assente da un’attività
formativa giudicata regolare ». Per il suo legale, l’avvocato Nigro, si è trattato di «una sentenza supposta in
quanto in questo processo nulla vi è di dimostrato poiché i testi erano solo della difesa». Il figlio del sindaco Vallone in una precedente udienza aveva fatto dichiarazioni spontanee sostenendo sostanzialmente che in quanto tutor il suo compito non era quello della tenuta dei registri delle presenze, incombenza che spettava, invece, ai docenti. Una tesi che dev’essere stata accolta dal giudice che ha assolto i tutor “perché il fatto non costituisce reato”.
Mentre i difensori dei dirigenti del Corpo molto hanno puntato sulla sentenza, divenuta definitiva, della Sezione Lavoro della Corte d’appello di Catanzaro che nel giugno scorso confermava quella di primo grado,
del luglio 2006, che stabiliva che nulle erano le pretese economiche dei vigilantes e rigettava i ricorsi sul mancato godimento di spettanze. L’avvocato dei vigilantes costituitisi parte civile, Gianluca Marino, aveva  chiesto  un risarcimento di  150.000 euro a testa per i tre che furono licenziati (e poi reintegrati) e 100.000 per un quarto. Il giudice ha respinto la richiesta di provvisionale ma ha condannato gli imputati.

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2 responses

23 04 2011
pitagora

Il mitico enzo Sculco non si arrende;alle comunali di Crotone ha pensato
bene a fare gli auguri di Pasqua con ul bel REGALINO!!!!

23 04 2011
Direttore

Beh… Almeno dicci di che regalino si tratta!

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