Gioia Tauro. Raffica di reazioni dopo il via libera ai lavori del raddoppio

18 02 2009

Inceneritore, clima rovente. Coro unanime: «Sgomenti, perplessi e amareggiati»

di Michele Albanese (Il Quotidiano della Calabria)

GIOIA TAURO – Qualcuno si è lavato le mani, in maniera “pilatesca” sulla sorte e della salute dei cittadini della Piana.
Dopo l’ordinanza del Commissario per l’emergenza ambientale, il Prefetto Goffredo Sottile, che da il via al
completamento dei lavori del raddoppio dell’inceneritore di Gioia Tauro, nella Piana il clima sta subendo un notevole riscaldamento e non solo a causa delle emissioni dell’impianto di Contrada Cicerna, ma per le immediate reazioni che non lasciano presagire sonni tranquilli al governatore Loiero, che ieri si è affrettato
in maniera bipartisan a dare ragione sia a Sottile che alle proteste che arrivano dal territorio pianigiano ricordando la posizione della Regione e del Consiglio regionale.
In Veolia, qualcuno, però, sottolinea come la politica e le istituzioni calabresi sono stati silenti di fronte alla disponibilità dell’azienda di spostare l’impianto nel sistema Calabria Nord. Silenzio e ritardi nelle indicazioni che avrebbero costretto Sottile a fare la cosa più facile: ordinare il ripristino dei lavori sul raddoppio di Gioia Tauro.
“La notizia che da per certa la ripresa del raddoppio del termovalorizzatore della Piana – rilancia il sindaco di Laureana Domenico Ceravolo – lascia sgomenti, perplessi, amareggiati. Siamo alla tragi- commedia. Pensavamo che il capitolo fosse oramai chiuso, archiviato. Dopo le mobilitazioni dell’intero territorio,
voluto da Movimenti spontanei, Sindaci, Sindacati e che hanno visto scendere in piazza migliaia di cittadini, il Consiglio Regionale si era espresso in maniera in equivoca ed in senso contrario alla realizzazione del raddoppio.
Così si era anche espresso il Consiglio Provinciale. Il tutto aveva il logico epilogo nelle dichiarazioni del Presidente della Giunta, Loiero, che aveva ufficialmente affermato che sarebbe stato costruito un secondo termovalorizzatore in provincia di Cosenza. D’altronde niente più si era saputo degli studi sull’impatto
ambientale che il Ministero dell’Ambiente, per il tramite della Regione, aveva disposto, nominando una commissione di cui faceva parte anche un componente nominato dai Sindaci della Piana. Ora l’assurdo. Se i lavori riprenderanno – ha detto Ceravolo – occorrerà mobilitarsi di nuovo.
Sono stato già presi contatti con la Provincia, che, per bocca dell’assessore Neri, sta già provvedendo ad ottenere maggiori ragguagli da parte del Commissariato. Appena in possesso di dati certi, ove si dovessero riprendere i lavori,  sarà necessario ri-mobilitarsi, scendere di nuovo in piazza.
Protestare ai livelli più alti della politica. Intanto sarebbe opportuno che il Consiglio Regionale prendesse atto delle drammatiche novità e dove reali, assuma posizione a tutela della salute dei cittadini dell’intera Provincia”.
“Una decisione che sgomenta ma che non meraviglia: il prefetto Sottile con la sua ordinanza non ha fatto altro che dimostrare con gesti concreti ciò che andiamo ripetendo da tempo: a Gioia Tauro tutto è possibile, Gioia non è Italia e tantomeno Europa.”
Dice invece Giuseppe Pugliese di Territoriot Calabria.
“E’ che questa sia la posizione di un uomo dello Stato -aggiunge – è estremamente grave prima che allarmante.
L’ordinanza di fatto aggira la convenzione internazionale che l’Italia ha ratificato già 8 anni fa, la convenzione di Ahrus. Una convenzione che ha come principio cardine il dovere (semplicemente perchè
ritenuto utile) da parte degli stati o degli enti locali di coinvolgere i cittadini quando si decide di realizzare opere ad alto impatto ambientale, e il raddoppio dell’inceneritore non può non essere considerato fra queste opere. Non solo: si finge di dimenticare l’esplicita presa di posizione dei cittadini della Piana e dei sindaci, semplicemente non considerandoli cittadini”.
E Pasquale Larosa, segretario della Cgil di Gioia Tauro rilancia: “Ormai la Piana è un territorio di conquista; spuntano come funghi impianti altamente inquinanti e ambientalmente non sostenibili come; l’inceneritore, depuratore, centrale turbogas di Rizziconi e il rigassificatore nell’area industriale di Gioia Tauro.
Tutto questo avviene senza che il territorio sia coinvolto e consultato nei processi decisionali. La nostra disapprovazione all’ordinanza è totale; ci batteremo ancora contro il raddoppio in tutte le sedi e continueremo a sostenere come ha già fatto l’ex Commissario per l’emergenza rifiuti il Prefetto Ruggiero riguardo l’illegittimità dell’assegnazione  dell’appalto per il raddoppio. Chiediamo – ha aggiunto Larosa – un ulteriore pronunciamento di tutta la classe politica calabrese in quanto il progetto del raddoppio mette in grosse difficoltà gli abitanti della frazione Bosco, che abitano in linea d’area a 500 metri dall’impianto, per gli effetti altamente inquinanti che produce  l’inceneritore il quale sta già provocando effetti dannosi
all’agrumicultura presente nella zona circostante, un’agricoltura di qualità che rappresenta una risorsa notevole per l’economia della Piana di Rosarno. Ma la cosa ancora più grave è che l’impianto è collocato in una fascia di territorio in cui ricadono i centri di Rosarno, San Ferdinando, Gioia Tauro, dove vivono ben cinquantamila abitanti. Questi due dati devono – secondo Larosa – far riflettere chi ha imposto l’ordinanza
e devono essere presi in serie considerazione per le gravi conseguenze per l’ambiente e per la salute dei cittadini.
Per questi motivi riteniamo, che la Giunta Regionale, l’Assessore regionale Greco non possono lavarsi le
mani affermando che la decisione di continuare i lavori del raddoppio è un “atto dovuto”.
“Il raddoppio, una decisione scellerata”, sostiene il Pbc, che annuncia battaglia.
“Gioia Tauro è un territorio ormai martoriato da scelte politiche trasversali scellerate.
Per il governo nazionale, con il suo commissario all’emergenza Sottile, con la complicità di Loiero, la salute dei cittadini della Piana non conta nulla di fronte agli interessi economici di un’oligarchia imprenditoriale d’Oltralpe”.

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