Tecnica del colpo di stato

11 02 2009

di Riccardo Orioles

golpeCi sono due tipi di persone completamente differenti, in questi giorni, che appaiono confuse fra loro ma non hanno, come esseri umani, assolutamente nulla in comune. Quelli che in buona fede “difendono la vita” e la danno giustamente un valore superiore a ogni altra cosa. E quelli che difendono semplicemente un potere. I primi sbagliano solo, secondo me, su un elemento di fatto: un corpo che credono vivo (per come presentato dai media) e che in realtà non lo è. I secondi, lucidissimi, gestiscono il passaggio finale del Piano di Rinascita: l’abolizione dell’odiata democrazia (comunista, faziosa, antifascista, demagogica, senzadio, modernista e chi più ne ha più ne metta: sono tutte definizioni storicamente usate in un momento o nell’altro) e l’instaurazione del regime d’ordine, della dittatura dei pochi.

Ai primi bisogna tributare più che mai rispetto, perché seguono una coscienza, e la diversità di opinioni non menoma la loro onestà di cittadini. E’ ormai da generazioni che i cattolici, in Italia, hanno superato il loro esame civile. Non c’è stata battaglia sociale, dagli anni Settanta in poi, in cui credenti e non credenti si siano sostanzialmente differenziati. Il triste Vaticano di Ratzinger non è che un episodio passeggero e ha le sue radici in luoghi “laici” (neoconneries, razzismi, idolatrie dei consumi), non in una cultura cattolica diffusa.
Non è il primo papa che “fa politica” e s’illude, facendola, di esercitare chissà quale funzione provvidenziale. Ma costruisce sull’acqua: la chiesa è papa Giovanni, non è lui. Due cose, dal sessantotto in poi, sono veramente cambiate nella società italiana: i cattolici e le donne. Chi vuol resuscitare i Pii dodici ha la stessa consistenza storica e la stessa probabilità di successo di una Carfagna che teorizzasse un ritorno ai poteri monarchici di qualche madame Pompadour.

* * *

E’ vero invece che, su un terreno accuratamente scelto e con una programmazione evidentemente ben meditata, il regime sonda il colpo di stato. Alcune cose dette da Berlusconi in questi giorni sono da impeachment ai sensi dell’articolo 90 della Costituzione. Benissimo ha fatto il Presidente della Repubblica a fare – sostanzialmente – appello al popolo in questo caso. Garante della Repubblica e Capo delle forze armate, egli ha materialmente i poteri per fermare il putsch. Che non è fatto solo di propaganda e politica ma di risorse concrete (ultras, camorristi, squadristi organizzati) che potrebbero in un domani essere mobilitate, non per la prima volta, a sostegno di un golpe neanche tanto “legale”.

In questi giorni difficili, i più decisivi dalla fondazione della Repubblica in poi, manca però un protagonista fondamentale, la sinistra. Nella sua connotazione moderata come in quelle più radicali, essa sta dando una prova penosa di superficialità, leggerezza e disunione. Fra i “democratici”, i grotteschi egocentrismi di Veltroni; fra i “rivoluzionari”, cinque o sei partiti e aspiranti partiti ridicolissimi, non in grado nemmeno di fare una lista unica in un momento come questo; Di Pietro a condire il tutto con le tirate “rivoluzionarie” contro Napolitano.

Tocca a noi “cittadini semplici”, a quanto pare, tirarci fuori dai guai. Un esempio da seguire c’è, ed è quello del movimento antimafia degli anni Ottanta e Novanta. Che in momenti difficili, con i politici nel pallone e la Repubblica sotto il mirino dei potenti, ha pur saputo unirsi, fare Cln e fare rete, essere trasversale ma risoluto, attaccare. Certo è durato poco, ma forse allora, in quegli anni, ha impedito molte cose. E’ ora di ristudiarlo con attenzione, capire i suoi punti di forza ed i suoi errori, rifarlo senza questi ultimi ma con la stessa decisione. E’ l’unica via d’uscita, adesso, e in fondo è sempre la stessa e si potrebbe anche chiamare Resistenza.

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