Prima che Alfano estenda a se stesso il lodo Alfano

13 01 2009

Angelino Alfano e Mara CarfagnaGli atti, quelli giudiziari, sono adesso disponibili. Chiunque può prenderne visione e, di conseguenza, chiederne conto. Cari concittadini, essendo la giustizia amministrata “in nome del Popolo Italiano” che siamo noi, occorre che qualcuno risponda dell’amministrazione abusiva ed eversiva della giustizia stessa, cui si aggiunge l’abuso di titolo. Essi amministrano la giustizia in nome del Popolo che probabilmente non è incline a confermare una così delicata delega a coloro che palesemente appaiono gravati da indegnità manifesta. Spieghiamo meglio in 5 punti:

1) Alcuni magistrati (di Catanzaro: “i Sostituti Procuratori Generali, Domenico De Lorenzo e Alfredo Garbati ed il Sostituto Salvatore Curcio”), indagati e soggetti a perquisizione e sequestro di atti e documenti, emettono un decreto di sequestro (noto ormai come “contro sequestro” Decreto di controsequestro della Procura di Catanzaro – unico nella storia della giurisprudenza) di quanto era stato loro sequestrato con provvedimento giudiziario motivato (Decreto di perquisizione e sequestro eseguito presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, v. precedenti articoli)).
Si tratta di un abuso, tecnicamente sancito da precise norme che stabiliscono a) l’incompetenza territoriale; b) l’obbligo di astensione; c) l’impossibilità ad esercitare le prerogative della funzione in procedimenti in cui rivestono interessi personali;

2) La Prima Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, cd paradisciplinare, presieduta da tal Avv. Ugo Bergamo decide di avviare un procedimento disciplinare a carico del Procuratore Capo di Salerno Luigi Apicella e (successivamente) dei Sostituti Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. (CSM: Procedimento disciplinare a carico di Luigi Apicella ed altri
) Le contestazioni mosse, palesemente inveritiere, infondate e giuridicamente inconsistenti, qualora accolte, provocherebbero una sottrazione dell’inchiesta al loro giudice naturale (Nuzzi e Verasani) ripetendo un abuso (già conclamato) simile a quello perpetrato circa un anno fa e che vedeva l’allontanamento del Dr. Luigi de Magistris dalla Procura di Catanzaro. Ad aggravare il quadro già compromesso, bisogna aggiungere che Ugo Bergamo è membro “non togato” del CSM eletto in quota del Partito Politico “UdC” il cui segretario, tale Lorenzo Cesa, risulta fra gli indagati (posizione archiviata dopo la sottrazione del fascicolo processuale al Dr. De Magistris) nei procedimenti penali oggetto delle indagini, delle perquisizioni e del sequestro di cui è materia. In pratica Ugo Bergamo è nella condizione di conflitto d’ interessi rispetto ad una delle parti in causa (Lorenzo Cesa) e dovrebbe astenersi per ragioni ovvie di opportunità;

3) Il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, detentore del potere di promozione dell’azione disciplinare a carico dei magistrati, Dr. Vitaliano Esposito, promulga una richiesta di trasferimento urgente (Richiesta del Procuratore Generale Ugo Esposito) a carico del Dr. Luigi Apicella. Pesantissime le contestazioni mosse che non trovano, ahimè, alcun riscontro negli atti effettivamente posti in essere dai sostituti procuratori Nuzzi e Verasani. Arriva, il PG, a contestare nel merito, cosa che non gli è permessa, il provvedimento di perquisizione e sequestro attribuendogli qualità e caratteristiche del tutto difformi da suo effettivo contenuto e tenore. È sufficiente una lettura degli atti per smentire clamorosamente le ardite e personali deduzioni del Dr. Esposito, peraltro assolutamente avulse dai rilievi normativi contestati “per tabulas”. La difesa del Dr. Apicella, opportunamente, ha definito temeraria l’azione disciplinare promossa contro il suo assistito. Ma in questo caso, sarebbe più corretto parlare di intento doloso, mirante cioè a sottrarre illegittimamente la potestà del giudice naturale da alcuni procedimenti penali evidentemente da proteggere, preservare e/o, comunque, sottrarre al giudice naturale. Vale appena il caso di accennare al fatto che l’unico giudice competente a valutare nel merito il provvedimento assunto dai sostituti Nuzzi e Verasani, condiviso e sottoscritto da Apicella, e cioè il Tribunale del Riesame di Salerno, ha confermato il provvedimento medesimo. Tanto determina definitivamente la responsabilità del Dr. Esposito che, essendo un tecnico della materia, non può nemmeno invocare la scusante dell’ignoranza della norma dovendosi, di conseguenza, dedurre che il suo comportamento di abuso sia di carattere doloso;

4) In sede di comparizione davanti alla commissione disciplinare del CSM, la difesa del Dr. Luigi Apicella e lo stesso magistrato incolpato, hanno presentato una corposa ed articolata istanza di ricusazione di alcuni membri del CSM che si trovano nello stato d’incompatibilità funzionale a trattare le vicende disciplinari del Dr. Apicella. Il documento riporta diffusamente e con molti riferimenti giurisprudenziali e normativi i motivi del ricorso. Da esso si traggono, inoltre, le evidenze della solare correttezza dell’operato dei sostituti Nuzzi e Verasani e dello stesso Apicella e l’evidenza degli abusi e violazioni commessi tanto dai magistrati catanzaresi autori del “contro sequestro”. Risulta, inoltre e soprattutto, chiaro che i membri “ricusati” hanno avuto ruoli diversi e antecedenti al giudizio disciplinare ma ad esso strettamente connessi;

5) La commissione straordinaria in seno al CSM, costituita ad hoc per valutare l’istanza di ricusazione del Dr. Apicella, rigetta l’istanza per “manifesta infondatezza”. Nessun altra motivazione viene fornita e, paradosso ulteriore, non viene resa pubblica nemmeno la composizione della commissione giudicante. Ma quello che supera ogni immaginazione, è che dalle firme apposte in calce ad un procedimento privo d’intestazione si evince che “relatore ed estensore del provvedimento” è tale Roberto Carrelli Palombi, mentre “Il Presidente” risponde al nome di Gianfranco Anedda; cioè due personaggi (è il caso di dire) annoverati fra coloro di cui si chiedeva la ricusazione. In un mondo giudiziario in cui gli indagati sottraggono gli atti d’indagine attraverso un decreto di sequestro chirografario (firmato da essi stessi, indagati) bisognava bene che Apicella prevedesse che i ricusandi rigettassero l’istanza di ricusazione.
In pratica siamo giunti al completo cortocircuito giudiziario. Le prime avvisaglie erano già emerse nell’estate 2007, allorché si conobbe che la Procura di Matera (PM Annunziata Cazzetta) indagava surrettiziamente ed impropriamente sulla Procura di Catanzaro (in particolare intercettava le conversazioni fra Luigi De Magistris – PM inquirente – e Pasquale Zacheo – PG delegata) che indagavano su Annunziata Cazzetta ed altri magistrati lucani. Ulteriori allarmi erano stati evidenziati quando si era venuto a scoprire che la Procura Generale di Potenza (Sost. Proc. Gen. Gaetano Bonomi) aveva pianificato le false testimonianze (o ritrattazioni di testimonianze già rese) di alti ufficiali dei carabinieri per screditare l’operato di alcuni magistrati in servizio presso la Procura di Potenza (Woodcock e Galante). Ancora notizie degne di attenzione del CSM, erano emerse nella richiesta di archiviazione del procedimento penale a carico di Luigi De Magistris; specie circa le immutazioni di contenuto e della cronologia delle risultanze d’indagine poste in essere dalla Procura della Repubblica di Matera in complicità con la Squadra Mobile della Questura di Matera con il supposto scopo di “giustificare” la surrettizia attività illecità d’indagine a carico del Dr. Luigi De Magistris. Ed, in ultimo, degna di nota particolare è la richiesta di trasferimento per incompatibilità funzionale ed ambientale avanzata da oltre seicento comuni cittadini materani, caso unico nella storia repubblicana (ed anche monarchica) italiana, dei magistrati Dr. Giuseppe Chieco (Proc. Capo a Matera) e S.E. Dr. Vincenzo Tufano (Proc. Gen. a Potenza). Entrambi coindagati per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari”. Le richiesta, trasmessa a tutte le autorità sin dal novembre 2008, è stata recentemente inoltrata direttamente al CSM dal Presidente della Repubblica, Sen. Giorgio Napolitano. Ma tutte queste evidenze, tutte queste rimostranze, tutte queste documentazioni possono ancora ripristinare la credibilità del sistema giudiziario italiano? Dipende. Dipende da coloro, in particolare i magistrati, che avendone il potere e l’obbligo costituzionale, avranno il coraggio di applicare le Leggi e rispettare la Costituzione. In primis iscrivendo nel registro degli indagati coloro (Alfano in testa) che hanno posto in essere azioni “temerarie” (così le definiscono Apicella ed il suo difensore, e come dargli torto) per bloccare e violare l’autonomia dei magistrati. Soprattutto, per impedire che i procedimenti Poseidone, Why Not e Toghe Lucane, seguano l’iter dei giudici naturali.

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