Conoscere informazioni vitali per la tutela dei diritti democratici e costituzionali

9 12 2008

di Nicola Piccenna

guerra procureLa vera preoccupazione è sempre la stessa: impedire che la gente conosca i fatti!
Tutto va bene, persino che si diffondano contemporaneamente versioni diametralmente contrapposte, verità che si sbugiardano reciprocamente, palesi contraddizioni logiche e lessicali; purché non si pubblichino i documenti ufficiali. Il decreto di perquisizione e sequestro emesso dalla Procura della Repubblica di Salerno a carico di alcuni magistrati della Procura della Repubblica Generale ed Ordinaria di Catanzaro è al centro di una intricata controversia giudiziaria. Tutti ne parlano, lo giudicano (spesso criticandone aspramente il contenuto e gli estensori), ma guai a farlo conoscere.
Terribile delitto consentire ai cittadini internauti di leggerlo per quello che è. Già, perché potrebbero scoprire che alcune sapienti imprecisioni, taluni equilibrismi espressivi, finanche delle vere e proprie menzogne sono state loro propinate da magistrati, politici, membri del CSM, funzionari ministeriali e chi più ne ha, più ne metta.
Per cui i “commissari” della prima commissione del CSM incalzano il Procuratore Capo di Salerno Dr. Luigi Apicella su questioni assolutamente inconferenti, arrivando a contestare le modalità d’esecuzione delle perquisizioni (che hanno finalità e modalità ben precise che forse gli alti funzionari-commissari non conoscono a fondo). Mentre, di converso, nemmeno si premurano di chiedere (e chiedersi) se sia lecito che il Dr. Enzo Iannelli (Proc. Gen. a Catanzaro) e qualche altro magistrato gerarchicamente da lui dipendente possano disporre il sequestro delle (ipotetiche) prove a loro carico, cioè provocare un inquinamento delle prove e restare tranquillamente al loro posto e con i loro poteri.
Su tutte queste premure, fra tutte queste preoccupazioni, per tutti fondamentali per la tutela e la credibilità del sistema giudiziario, ne emerge una ritenuta prioritaria: l’informazione.
Come al solito, non per rivendicare l’importanza e la trasparenza di questioni rilevantissime per la democrazia e lo Stato, bensì per assicurarsi la censura ed il silenzio.
Eh sì, la preoccupazione dei signori del CSM, ma prima di loro anche del Presidente della Repubblica, dell.On. Nicola Mancino e via via a scendere sino ai cancellieri e persino ai vigilantes privati dei palazzi di Giustizia, è quella che non si sappia, che non si scriva, che non si conosca.
Tanto può (deve) andar bene per gli atti coperti da segreto istruttorio che, lo ricordo, serve a tutelare le indagini non già la privacy degli indagati (per quest’ultima vi sono altre norme, rispettabili ma altre), ma nulla ha a che vedere con atti conosciuti dagli indagati (quale ad esempio il decreto di perquisizione) per cui il segreto cessa nel momento stesso della notifica. Il nervo scoperto di un sistema che sta implodendo su se stesso è proprio la chiarezza di questo contestato atto di perquisizione. Basta leggerlo, fate lo sforzo di leggerlo, capirete tutto.
Anche se non siete giuristi, anche se non siete avvocati, anche se non conoscete il latino e le dotte citazioni delle sentenze di Cassazione. Fatelo presto. Perché il CSM, per i magistrati che sequestrano le prove dei propri reati (supposti certo, ma sempre prove sono), nulla pone in essere; mentre per chi pubblica atti senza alcun onere di segretezza chiede l’immediata rimozione da internet.
Purtroppo dobbiamo scontentarli, l’interesse pubblico ed il dovere professionale di far conoscere informazioni vitali per la tutela dei diritti democratici e costituzionali prevale sugli interessi privati e corporativi di coloro che vorrebbero risolvere la questione nelle segrete stanze del potere. Viva la libertà, di stampa, d’informazione e d’opinione.

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