Le “finte” primarie dei giovani del Pd dove i candidati sono esatti per i posti

22 11 2008

Incredibile: una ramanzina arriva anche da Bova: «Mai più un’esperienza così».
(Quando si dice faccia tosta!, nostro commento)

di FRANCESCO PAOLILLO su “Il Quotidiano della Calabria”

Talis mater...GIOVANI così vecchi non li aveva mai visti nessuno. Per le primarie, lo strumento scelto per eleggere i quadri nazionali e regionali, i ragazzi del Pd si sono messi a fare i rugosi generali democristiani.
Un po’ a me, un po’ a te e così via con candidature blindate in balia delle correnti (di partito, ovviamente), schede elettorali finite e fotocopiate, giovani di An chiamati al voto e seggi volanti messi al riparo nei luoghi più impensabili.
Così, capita che nel seggio di Longobucco, ridente e sobria vallata della Sila Greca, hanno votato tanti quasi quanti a quello dell’Unical. Oppure a Serra San Bruno, dove il consigliere comunale di Vibo, Mimmo Fortuna, giura di «aver visto un seggio allestito nel palazzo dove ha sede lo studio privato del consigliere regionale Bruno Censore».
Dove, tra l’altro, si trova il movimento “La Serra” artefice, con una propria lista civica, della vittoria del centrosinistra nel piccolo comune vibonese. E Censore spiega: «C’è stata formale richiesta al Comune per trasferire il seggio da piazza Municipio a Palazzo Chimirri. Nel frattempo il materiale elettorale è stato, solo per un’ora, messo al riparo dalla pioggia in un locale adiacente al mio studio dove non ha votato nessuno. E se qualcuno dice il contrario si becca una querela». Anche perché Censore ha pure pagato 50 euro di versamento per ufficializzare la proposta a Palazzo di città.

Resta un dato: in tanti hanno votato e le schede inviate da Roma non sono bastate.
Allora via alle fotocopie e, numeri in attesa di conferme, in 6 mila hanno espresso il proprio voto a Reggio, la metà a Vibo, quasi 7 mila a Cosenza, molti pure a Catanzaro (500 solo a Lamezia) e Crotone.
Truppe cammellate, il più delle volte, che hanno portato alle urne persino quelli di Alleanza nazionale.
Eclatanti i casi di Reggio e Catanzaro dove il principio della spartizione (per alcuni si tratta, invece, di «condivisione, compattezza e segno di maturità anche per i grandi»), ha rasentato l’assurdo.
Sullo Stretto 25 erano i posti riservati ai delegati per l’assemblea regionale e 25 erano i candidati. Otto su otto pure per il nazionale. E a Catanzaro, in 19 hanno corso per i 19 seggi al regionale ed in 6 si sono “sfidati” per le 6 caselle al nazionale. A correre, nemmeno a dirlo, tutti i giovani di riferimento delle diverse correnti degli adulti. In ogni seggio di ogni provincia, persino in quelli sul cucuzzolo della montagna, spunta l’ombra dei Red, degli Ecodem, di “A testa alta”, dei Riformisti che, tradotti, si leggono Carlo Guccione,
Doris Lo Moro, Pietro Giamborino, Franco Sculco, Bruno Censore, Demetrio Naccari o Giuseppe Bova. Ma proprio dal presidente del consiglio regionale arriva la sacrosanta ramanzina: «Mai più primarie di questo tipo, anzi, queste non sono state primarie vere. Solo attraverso il meccanismo del voto, della scelta su più candidati, con un numero di candidati superiore a quello degli eligendi, è possibile procedere alla selezione
delle classi dirigenti. Nel caso dei giovani democratici non è stato così. Chiudiamola qui e non ripetiamola mai più».

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