Anche le ricariche telefoniche diventano un business per i clan

12 11 2008

dal Quotidiano della Calabria

ROMA – Anche le ricariche telefoniche sono diventate un business per la malavita. È quanto si rileva nel rapporto della Confesercenti “Sos Impresa”che ricorda come recentemente, «a seguito della scoperta di una truffa di 50 milioni di euro nei confronti della Tim, le indagini hanno portato alla luce una vasta organizzazione criminale che vede coinvolte organizzazioni criminali pakistane, clan camorristici e un folto numero di imprese che gestiscono servizi telefonici a pagamento, tipo 899 e simili». Insomma, rileva Confesercenti, il sistema di riciclaggio di denaro sporco, attraverso la ricarica telefonica, era semplice, quanto geniale. Secondo le indagini della Guardia di Finanza sarebbero state 161 le aziende controllate, di cui 45 sottoposte a sequestro, perchè erano quelle dove finivano i soldi ricaricati abusivamente alla Tim.
A supervisionare l’intero affare alcuni clan camorristici, cui spettava una parte del guadagno. Sequestrati
anche una settantina di conti correnti, di cui una decina all’estero, mentre una parte delle sim illegali appartiene ad organizzazioni criminali pakistane. Tra le aziende sequestrate ci sono società come la NewVas SpA, la Webcom, la Bphone, la City Carrier SpA.

L’AFFARE PIU’ GRANDE
L’affare principe resta però l’usura. E ieri si è discusso molto del fondo di prevenzione antiracket ed antiusura. Il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano si è detto favorevole alla proposta di Confesercenti di passare al Viminale la competenza. «Spero che ciò venga realizzato in tempi rapidi –
ha precisato Mantovano – perchè significa migliore prontezza e minori difficoltà nell’erogare somme
destinate alla prevenzione senza fare tanti passaggi. Si tratta solo di razionalizzare la gestione dei fondi, che comunque sono già in piedi da oltre dieci anni».

CHI DENUNCIA SIA FAVORITO IN APPALTI 
«Lo Stato deve mettere in atto tutte quelle procedure necessarie affinchè le aziende che denunciano il pizzo abbiano una corsia preferenziale negli appalti ». Lo chiede Vincenzo Conticello, imprenditore antimafia e titolare di una focacceria di Palermo. Oggi, spiega l’imprenditore, «le leggi ci sono, le agevolazioni per accedere al fondo di solidarietà esistono, ma manca un elemento importantissimo per chi vuole fare
impresa: la certezza del credito e dei tempi di erogazione».

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