Devastante dichiarazione di De Magistris «Una parte dei magistrati calabresi non estranea al sistema criminale»

19 10 2008

L’intervista originale: De Magistris a Sky Tg24

Dopo il trasferimento da Catanzaro a Napoli, parla l’ex sostituto procuratore Luigi De Magistris 
 
di Gemma Contin (Ansa)         (clicca qui per scoltare su questa vicenda Carlo Vulpio del Corriere della sera)
Luigi De Magistris«Quello che è successo a me è molto grave. E’ un messaggio negativo nei confronti di un territorio che avrebbe avuto bisogno di ricevere ben altri messaggi. Il Consiglio superiore della magistratura anziché rimuovermi avrebbe dovuto starmi vicino e dare così un segnale positivo alla Calabria».


Così parlò Luigi De Magistris, l’ex pm dell’inchiesta “Why Not” che tanti guai ha portato a imprenditori calabresi, consiglieri regionali, ex assessori, coinvolgendo persino il vicepresidente diessino Nicola Adamo, rivelando l’esistenza di un “comitato d’affari” che avrebbe gestito in modo illecito i finanziamenti pubblici.
Nelle indagini di De Magistris, come si ricorderà, vennero coinvolti, con un elenco reso pubblico mentre l’inchiesta era ancora in corso, anche l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, il presidente calabrese della Compagnia delle Opere e lo stesso ex presidente del Consiglio Romano Prodi.
Quell’indagine, assieme all’arresto e poi al domicilio coatto della moglie del ministro Mastella signora Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania, provocarono una valanga politica che portò prima alle dimissioni del guardasigilli e poi alla caduta del governo di centrosinistra, ma anche una slavina giudiziaria finita nell’allontanamento da Catanzaro di De Magistris, quasi in contemporanea ad analogo provvedimento contro Clementina Forleo, pm di Milano che si era occupata delle intercettazioni telefoniche nelle vicende Unipol-Consorte e Antonveneta-Fiorani.
Nei confronti di De Magistris, nonostante l’appassionata difesa svolta a Palazzo dei Marescialli dal collega palermitano Antonio Ingroia, il Csm si pronunciò per il trasferimento disciplinare perché il magistrato – che intanto era stato ospite di vari talsk show televisivi, assieme alla Forleo, in cui aveva raccontato la rava e la fava delle sue indagini e delle “persecuzioni politiche” di cui sarebbe stato oggetto – avrebbe «violato regole di particolare rilievo, dimostrando insufficiente diligenza, correttezza e rispetto della dignità delle persone». Ragione per cui il Csm «non può non prender atto, come dato meramente oggettivo, che le considerazioni del dottor De Magistris hanno riguardato più magistrati in servizio a Catanzaro in uffici diversi», si legge nella sentenza numero 3 del 2008 della Sezione disciplinare, e che tali circostanze, «anche per i rapporti tra magistrati dello stesso ufficio e di uffici diversi che l’esercizio delle funzioni necessariamente comporta, inducono a ritenere che allo stato pure la permanenza dell’interessato in un altro ufficio di Catanzaro non favorisca – secondo il Csm – il buon andamento dell’amministrazione della giustizia».
Luigi De Magistris, nominato il 9 settembre scorso giudice del riesame a Napoli con un decreto dell’attuale ministro della Giustizia Angelino Alfano, è ritornato all’attacco mediatico attraverso un’intervista rilasciata ieri a SkyNews24 in cui ha ripreso antiche convinzioni già introdotte con l’inchiesta sulle cosiddette “toghe lucane”. Storie di collusioni, corruzioni, collegamenti oscuri con la massoneria, rapporti inconfessabili con la criminalità organizzata.
L’ex pm di Catanzaro ha dichiarato che «una parte rilevante della magistratura calabrese non è affatto estranea al sistema criminale che gestisce affari di particolare rilevanza in Calabria». E ha rincarato la dose, rinfocolando una polemica che è già destinata a trasformarsi in un nuovo casus belli: «Sono dell’idea che se la magistratura avesse remato tutta da una stessa parte e se la legalità, alla quale ogni magistrato si dovrebbe attenere, rappresentasse un patrimonio vero di tutta la magistratura calabrese, non staremmo qui a discutere come mai in dieci anni non è cambiato proprio nulla. Senza una parte della magistratura collusa la criminalità organizzata sarebbe stata sconfitta. E il collante in questo sistema sono i poteri occulti che gestiscono le istituzioni. Io stavo indagando su questo fronte e ritengo che uno dei motivi principali del fatto che io sia stato allontanato dalla Calabria risiede proprio in questi fatti».
E in un’intervista rilasciata il 29 settembre a un quotidiano online siculo-calabro, l’ex pm ha precisato: «Il discorso riguarda soprattutto i poteri occulti, nel senso che il problema che si pone è quanto è ramificato, quanto è consolidato il potere occulto all’interno delle Istituzioni di questo Paese. Dal lavoro che ho fatto in questi anni, ho percepito che all’interno delle Istituzioni ci sia anche un governo occulto delle stesse e che all’interno di questo governo occulto delle Istituzioni ci sia una componente di un certo rilievo, che è quella di tipo massonico. Ovviamente, si tratta di una massoneria deviata, cioè di personaggi che hanno fatto parte nel passato o che tuttora fanno parte della massoneria».

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