Caso Fabio Laganà: quella sottile linea grigia – e non la sola – nel cuore della segreteria del presidente del Consiglio Regionale della Calabria Peppe Bova

15 10 2008

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“SPECIALE” SUL CASO FABIO LAGANA’

INTERVISTE, TESTIMONIANZE, ARTICOLI E COMMENTI DELL’ENNESIMA VERGOGNA CHE PARTE DALLE STANZE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA CALABRIA BOVA
Il dr. Fabio Laganà pesantemente coinvolto nell’inchiesta “100 anni” che ha visto finire in carcere i sindaci di Gioia Tauro e Rosarno, non è un semplice “fratello” dell’on. Maria Grazia Laganà vedova Fortugno: è componente di primissimo piano della struttura speciale del presidente del Consiglio regionale Peppe Bova, certo uno degli “aghi della bilancia” della politica calabrese: il fautore della corrente “A testa alta per la Calabria” che fece sfracelli il 14 ottobre 2007 alle Primarie per la Costituente regionale del Pd; l’uomo “in più” dei dalemiani calabresi di Red. “Quo usque tandem”, Veltroni? Cosa deve succedere ancora in quella presidenza di Consiglio Regionale della Calabria?

Così il sindaco dei Piromalli chiese aiuto ai Laganà-Fortugno

di Mario Meliadò

Uno strano regalo, per il terzo mesto anniversario dell’uccisione di Franco Fortugno a Palazzo Nieddu del Rio.
Infatti proprio mentre suona come ormai ogni anno dal 2005 una sorta di rintocco-a-morto la visita della delegazione calabrese a New York per il Columbus Day – quello in cui 3 anni fa l’allora vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria conobbe il Governatore (d’origine calabrese) Joe Manchin III poi destinato a suggellare un solenne Patto d’amicizia con questo sfortunato scampolo di Sud –, la Direzione distrettuale antimafia di Reggio ha messo a segno i pesantissimi arresti nella Piana.
E nell’ambito delle 700 gravose pagine dell’ordinanza di custodia cautelare ai danni – tra gli altri – dell’ex sindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione (Udc) e del primo cittadino di Rosarno Carlo Martelli (Forza Italia, partito in cui lo stesso Dal Torrione militò a lungo, con ruoli di responsabilità come quello di capogruppo alla Provincia) viene fuori un punto interrogativo. Che si piazza sul comportamento di Fabio Laganà: che altro non è che il fratello del deputato piddino Maria Grazia Laganà, vedova Fortugno ed ex componente della Commissione parlamentare antimafia e – dunque – cognato di Franco Fortugno.

Ma un po’ più di un “semplice” cognato: parliamo del giovane politico emergente della Margherita che fu, quella di Franco Marini però!, al tempo in cui la Calabria diellina era spaccata in due come una mela: da una parte chi stava con Fortugno il mancato assessore regionale alla Sanità e dunque con l’ex presidente del Senato, dall’altra chi stava con Demetrio Naccari Carlizzi l’attuale assessore regionale al Bilancio e in buona sostanza con l’ex vicepremier.

E però parliamo anche del componente della struttura speciale del presidente del Consiglio regionale Peppe Bova, certo uno degli “aghi della bilancia” della politica calabrese: il fautore della corrente “A testa alta per la Calabria” che fece sfracelli il 14 ottobre 2007 alle Primarie per la Costituente regionale del Pd; l’uomo “in più” dei dalemiani calabresi di Red proprio mentre il rapporto tra l’ex presidente del Consiglio e l’ex viceministro all’Interno Marco Minniti non è più fulgido com’era un tempo; il probabile candidato alla presidenza della Giunta per le Regionali 2010, quantomeno in sede di eventuali Primarie nelle quali contendere la “nomination” all’uscente Agazio Loiero («In Consiglio regionale la prossima legislatura non ci sarò, sento che il mio percorso deve cambiare» ha avuto modo di dire Bova).

Be’, alle 10.40 del 21 febbraio scorso Dal Torrione è un uomo seriamente malato, come oggi. E un politico sotto inchiesta, come oggi. Ha davanti a sé giusto un paio di mesi di sindacatura: il 22 aprile, in piena prorogatio, il governo Prodi (di cui Minniti era viceministro all’Interno) scioglierà il Comune di Gioia Tauro per infiltrazioni mafiose.
Alle 10,40 di quel 21 febbraio l’allora primo cittadino gioiese sente squillare il telefonino e risponde: dall’altra parte c’è “Fabio” (come l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari identifica il giovane Laganà). E “Fabio” fornisce al politico udiccino una preziosa informazione riservata: l’accesso antimafia agli atti del Comune da parte della Commissione tarderà ancòra, per effetto di alcuni giorni di proroga «anche se non sa per quanti altri giorni» si legge nella sintesi riprodotta nell’ordinanza; avvisa Dal Torrione che «bisogna stare con gli occhi aperti»; sottolinea al sindaco di Gioia che «comunque è un dato positivo, altrimenti avrebbero già chiuso il discorso» («segno evidente – scriverà poi il gip – del fatto che ben sa come tale risultato fosse particolarmente desiderato dal Dal Torrione»). Mentre l’amministratore, dal canto suo, commenta: «…Se no, ci avrebbero fatto il culo a cappello di prete! »; e se questa chiosa, secondo il giudice per le indagini preliminari, è sufficientemente esplicativa di «come egli sia ben a conoscenza di tutti i motivi esistenti» per un simile operato da parte della Commissione d’accesso,  d’altro canto la dilazione gli consente «di mettere a posto le cose nei limiti del possibile».

Ma per la verità, l’ordinanza dice anche altro.
Dice che Giorgio Dal Torrione, fiutando che il canale era (chissà perché) quello giusto, ha poi tentato (28 febbraio, telefonata al suo ex assessore Nicola Zagarella – già membro della segreteria politica di Franco Fortugno – che  assicura al sindaco che la parlamentare «lo chiamerà per mettersi d’accordo dove si dovranno incontrare» a Roma; 7 minuti dopo, stesso giorno, telefonata a Dal Torrione da parte di Fabio Laganà, che riferisce «che lei ha il telefono spento, appena lui (Fabio, ndc) riuscirà a rintracciarla farà chiamare Giorgio»; e alla fine, circa tre ore dopo, stesso giorno, telefonata ancora del fratello della Laganà per comunicare al primo cittadino di Gioia Tauro che la sorella parlamentare lo attende in via Pozzetto.

Che dire?

Il primo “question mark” si piazza sul motivo – apparentemente incomprensibile – per il quale dovrebbero conversare in modo così accorato, e nel merito scambiandosi peraltro informazioni riservate, due esponenti politici di partiti (e schieramenti) assai distanti; almeno all’epoca delle telefonate intercettate…
Il secondo punto di domanda grava sull’opportunità che il cognato di un vicepresidente del Consiglio regionale assassinato dalla ‘ndrangheta intrattenga questo tipo di rapporti con un amministratore ormai palesemente indagato per reati di mafia (e che a margine di ciò, un mese prima, aveva azzerato il suo esecutivo).

Adesso i pm potrebbero chiamare Fabio Laganà a testimoniare in relazione alla posizione dello stesso Giorgio Dal Torrione.
Ma c’è chi ha fatto di più. Indignato l’ex vicepresidente dell’Antimafia Peppino Lumìa (Pd): «La politica non può vere relazioni ambigue, né tantomeno può averle Fabio Laganà che ha avuto nella propria famiglia un delitto grave». Sicché, per il politico palermitano, c’è da auspicare «che Fabio Laganà venga allontanato da qualunque attività politica fino a quando non sarà chiarito il suo ruolo in questa vicenda».

Mentre l’ex ministro di An Maurizio Gasparri – oggi capogruppo pidiellino al Senato – ha accusato la Laganà per aver omesso nelle sue dichiarazioni «il fatto che questo Fabio sia in realtà il fratello».

Ai punti interrogativi, verrebbe sinceramente da aggiungerne un altro: ma perché neppure una parola su questa torbida vicenda da Pierferdinando Casini, “padre nobile” dell’Udc (che tra Calabria e Sicilia può vantare sinceramente l’en plein d’indagati e arrestati per reati gravissimi: basterà ricordare l’ex presidente siciliano Totò Cuffaro e, sull’altra sponda dello Stretto, il non remoto arresto dell’ex candidato al Senato Pasquale Inzitari, cognato di Nino Princi, l’imprenditore di Gioia Tauro che i Piromalli fecero saltare in aria con un’autobomba), da Walter Veltroni (il segretario nazionale del Pd, ma soprattutto colui che più di tutti volle la candidatura a Montecitorio nel 2005 e l’osteggiata ricandidatura nel 2007 di Maria Grazia Laganà) e, ancor più, dal presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi (visto che la “sua” Forza Italia sta facendo incetta d’avvisi di garanzia per reati gravissimi in terra di mafia)?

Intanto domani, giovedì 16 ottobre, a Locri sarà ricordata l’uccisione di Fortugno, freddato mentre si svolgevano le primarie che incoronarono Romano Prodi candidato-premier del centrosinistra: tra le presenze annunciate, il presidente del Senato Renato Schifani, il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, il superprocuratore antimafia Piero Grasso, la vedova di Antonino Caponnetto, Elisabetta.
A proposito: su iniziativa del presidente dell’Assemblea Bova e voto unanime del Consiglio regionale, sempre domani, in quella triste ricorrenza, si celebrerà la Giornata della memoria delle vittime di mafia solennemente sancita dalla legge regionale antiusura e antiracket appena varata.
Peccato non avere avuto memoria anche qualche mese prima, al telefono.

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CALABRIA NOTIZIE 15 Ottobre 2008

 

ESPLODE UN CASO DELICATO – Gli ambienti politici della Piana sono ancora sotto choc per l’operazione di lunedì scorso che ha portato agli arresti dell’ex sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione (nella foto), del suo vice Rosario Schiavone, del primo cittadino di Rosarno, Carlo Martelli e di due Piromall

GIOIA TAURO – Gli ambienti politici della Piana sono ancora sotto choc per l’operazione di lunedì scorso che ha portato agli arresti dell’ex sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione, del suo vice Rosario Schiavone, del primo cittadino di Rosarno, Carlo Martelli e di due Piromalli: Gioacchino classe 1934 e Gioacchino, classe 1969, detto l’”avvocato”. Secondo le indagini della polizia coordinate dalla Dda i Piromalli erano “entrati” nei Palazzi comunali. In particolare Gioacchino Piromalli (l’”avvocato”), condannato a risarcire i comuni di Gioia, Rosarno e San Ferdinando (10 milioni di euro a Comune) aveva ottenuto di poter pagare l’ingente debito con le sue prestazioni personali. L’indagine, soprattutto per quanto riguarda Gioia, si allarga al Porto (dove emerge il tentativo di imporre una ditta per il servizio di pulizia), all’A3 (dove viene pilotata la scelta per lo svincolo). Dal Torrione, Schiavone e Martelli debbono rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa. Solo indagato il sindaco di San Ferdinando, Francesco Barbieri perché la sua posizione, secondo gli inquirenti, è risultata meno grave. Oggi i cinque arrestati, assistiti dai loro avvocati, saranno sottoposti all’interrogatorio di garanzia da parte del gip Kate Tassone.

Sul fronte politico le reazioni e le conseguenze sono scontate: l’amministrazione comunale di Rosarno va verso lo scioglimento. Il prefetto Franco Musolino, nella giornata di oggi, dovrebbe procedere alla sospensione del sindaco e avviare le procedure dello scioglimento del Consiglio. Non si esclude che lo stesso avvocato Martelli decida di annunciare le sue dimissioni durante l’odierno interrogatorio.

Sempre dal versante politico, monta il caso di Fabio Laganà, esponente provinciale e regionale del Pd, fratello dell’on. Maria Grazia e cognato del defunto Franco Fortugno, nonché capo struttura della segreteria generale del Consiglio regionale.

Il dott. Fabio Laganà, dal telefono cellulare della sorella parlamentare, vedova Fortugno, aveva comunicato a Dal Torrione la proroga della commissione d’accesso e lo invitava a nominare assessore un certo Nicola. Dal Torrione, sindaco Udc, guidava un’amministrazione di Centrodestra mentre Fabio Laganà è del Pd. Nell’ordinanza non si specifica il cognome di Fabio, ma è la stessa on. Laganà a indicarlo attraverso una nota diffusa dall’Ansa. «Anche se non è detto esplicitamente ritengo che il Fabio di cui si parla nelle carte dell’inchiesta sia mio fratello. Sarà lui, comunque, a chiarire tutto». Il dott. Laganà, dalla stessa serata di lunedì, colto da malore, è ricoverato nella divisione di Cardiologia degli Ospedali Riuniti, da dove spera di uscire quanto prima per essere presente domani a Locri alla cerimonia dedicata alla ricorrenza della morte del cognato Franco Fortugno.

La sua posizione, ritenuta comunque irrilevante sul piano penale, provoca un caso di natura morale sul piano politico. Il senatore Giuseppe Lumia del suo stesso partito, il Pd è categorico: «Fabio Laganà venga allontanato da qualunque attività politica fino a quando non sarà chiarito il suo ruolo in questa vicenda». E aggiunge poi Lumia: «Mi auguro che la Magistratura chiarisca sino in fondo ogni aspetto di questa vicenda. Quanto emerso non può essere sottaciuto o minimizzato. Prendo atto della chiara presa di distanza dall’on. Maria Grazia Laganà. Ma è il momento che la politica sia netta, non lasci margini d’ombra».

Il senatore Maurizio Gasparri (Pdl) chiede che sulla questione si faccia luce «sino in fondo». E aggiunge: «L’on. Laganà ha dichiarato alla stampa di non sapere come mai questo Fabio avesse notizie riservate. Forse potrebbe non essere ininfluente il fatto che questo Fabio sia in realtà fratello dell’on. Laganà e che la telefonata in questione sia avvenuta dal suo cellulare»

TONIO LICORDARI GAZZETTA DEL SUD

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ARRESTI CLAN PIROMALLI: COINVOLTO NELL’INCHIESTA FABIO LAGANA’ FRATELLO DELLA VEDOVA FORTUGNO

NDRANGHETA TODAY 14 Ottobre 2008

MARIA GRAZIA LAGANA’

MIO FRATELLO CHIARIRA’ LA QUESTIONE – Lo ha detto il deputato del Pd Maria Grazia Laganà a proposito dei contatti avuti dal fratello Fabio con l’ex sindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione, arrestato ieri per concorso esterno in associazione mafiosa.

reggio calabria – In particolare, secondo quanto riferisce la Polizia in un’informativa alla Dda di Reggio Calabria, Fabio Laganà, nel febbraio del 2008, avrebbe informato Dal Torrione della proroga della Commissione d’accesso nel Comune di Gioia Tauro. Maria Grazia Laganà è la vedova di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso in un agguato a Locri il 16 ottobre del 2005. “Anche se non è detto esplicitamente – ha detto Maria Grazia Laganà – ritengo che il Fabio di cui si parla nelle carte dell’inchiesta sia mio fratello. Sarà lui, comunque, a chiarire tutto”. “Tutti sono a conoscenza – ha poi aggiunto Maria Grazia Laganà – dell’azione di contrasto che ho svolto nei confronti della criminalità organizzata, anche quella della Piana di Gioia Tauro. Pertanto, esprimo la mia più ferma disapprovazione in ordine al comportamento di mio fratello Fabio, connotato da assoluta leggerezza e da scarsa ponderazione nel contesto nel quale ha agito”

MIE BATTAGLIE CONTRO LA ‘NDRNAGHETA PALESI. Rivendica le sue battaglie contro la ‘ndrangheta Maria Grazia Lagana’, deputato del Pd, a proposito dei suoi presunti contatti e del fratello Fabio con il sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione, arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa. “I miei atteggiamenti di contrasto e le mie battaglie contro la criminalità organizzata – ha detto Maria Grazia Laganà – compresa quella della Piana di Gioia Tauro, sono chiari e palesi. E su questo non faccio sconti a nessuno”. “Non credo sia una novità – ha detto ancora il deputato del Pd – che qualche amministratore possa contattare i parlamentari. L’importante è sapere distinguere e sapere valutare i comportamenti. Dalle carte dell’inchiesta non si evince alcun contatto sulla questione tra me ed il sindaco di Gioia Tauro. Non mi sono mai interessata dello scioglimento del Comune di Gioia Tauro. Con Dal Torrione ho avuto un incontro casuale a Roma. L’ex sindaco di Gioia Tauro, in quell’occasione, aveva problemi di salute e mi disse che si trovava nella capitale per questo motivo. Era preoccupato dell’accesso nel Comune, ma io non gli ho fatto alcuna promessa di interessamento da parte mia, né lui mi ha rivolto alcuna richiesta in tal senso”

GIUSEPPE LUMIA

FABIO LAGANA’ ESCA DALLA POLITICA – “Laganà venga allontanato da qualunque attività politica fino a quando non sarà chiarito il suo ruolo in questa vicenda”. E’ quanto si augura il senatore Giuseppe Lumia in relazione all’inchiesta della Dda di Reggio Calabria sulla cosca Piromalli.

LE DICHIARAZIONI DI GIUSEPPE LUMIA – Il riferimento di Lumia è ai presunti rapporti di Laganà, fratello del deputato del Pd Maria Grazia Laganà, con l’ex sindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione, arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa. “Mi auguro – dice ancora Lumia – che la magistratura chiarisca fino in fondo ogni aspetto di questa vicenda. Quanto emerso in questa inchiesta non può essere sottaciuto o minimizzato. La politica non può avere relazioni ambigue, né tanto meno può averle Fabio Laganà, che ha avuto nella propria famiglia un delitto grave come quello di Franco Fortugno”. “Prendo atto – conclude Lumia – della chiara presa di distanza dell’on. Maria Grazia Laganà Fortugno. Ma è il momento che la politica sia netta, non lasci margini d’ombra ed esprima un supplemento di coerenza e di determinazione, visto che la ‘ndrangheta e gli esponenti politici collusi, come i sindaci incriminati, si nutrono di queste relazioni”

MAURIZIO GASPARRI

SIA FATTA LUCE FINO IN FONDO – Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, chiede che sia fatta luce “fino in fondo” sulle vicende della Locride e sui fatti che riguardano l’onorevole Maria Grazia Laganà, vedova di Francesco Fortugno, ed in passato componente della commissione Antimafia.

LA REAZIONE DI GASPARRI : “Dalle notizie relative agli ultimi arresti di ex amministratori in Calabria, si evince – spiega Gasparri – che un tale Fabio avrebbe dato informazioni riservate ad una delle persone attualmente arrestate. L’on. Laganà oggi ha dichiarato alla stampa di non sapere come mai questo Fabio avesse notizie riservate. Forse potrebbe non essere ininfluente il fatto che questo Fabio sia in realtà il fratello dell’on. Laganà. La circostanza è riportata da diversi giornali, ma non dalle puntuali cronache dell’Unità. Qualcuno avverta la De Gregorio – é la conclusione sarcastica di Gasparri – della stretta parentela del citato Fabio con una deputata del partito di Veltroni”.

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‘Ndrangheta: Lumia, Fabio Laganà via da politica       
Martedì 14 Ottobre 2008 17:10 
”Fabio Lagana’ venga allontanato da qualunque attivita’ politica fino a quando non sara’ chiarito il suo ruolo in questa vicenda”. E’ quanto si augura il senatore Giuseppe Lumia in relazione all’inchiesta della Dda di Reggio Calabria sulla cosca Piromalli. Il riferimento di Lumia e’ ai presunti rapporti di Lagana’, fratello del deputato del Pd Maria Grazia Lagana’, con l’ex sindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione, arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa. ”Mi auguro – dice ancora Lumia – che la magistratura chiarisca fino in fondo ogni aspetto di questa vicenda. Quanto emerso in questa inchiesta non puo’ essere sottaciuto o minimizzato. La politica non puo’ avere relazioni ambigue, ne’ tanto meno puo’ averle Fabio Lagana’, che ha avuto nella propria famiglia un delitto grave come quello di Franco Fortugno”. ”Prendo atto – conclude Lumia – della chiara presa di distanza dell’on. Maria Grazia Lagana’ Fortugno. Ma e’ il momento che la politica sia netta, non lasci margini d’ombra ed esprima un supplemento di coerenza e di determinazione, visto che la ‘ndrangheta e gli esponenti politici collusi, come i sindaci incriminati, si nutrono di queste relazioni”. (ANSA). 

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‘NDRANGHETA: PIROMALLI: LAGANA’ “MIO FRATELLO CHIARIRA’ TUTTO” 
  
“Mio fratello chiarirà la questione”

Lo ha detto il deputato del Pd Maria Grazia Laganà a proposito dei contatti avuti dal fratello Fabio con l’ex sindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione, arrestato ieri per concorso esterno in associazione mafiosa. In particolare, secondo quanto riferisce la Polizia in un’informativa alla Dda di Reggio Calabria, Fabio Laganà, nel febbraio del 2008, avrebbe informato Dal Torrione della proroga della Commissione d’accesso nel Comune di Gioia Tauro. Maria Grazia Laganà è la vedova di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso in un agguato a Locri il 16 ottobre del 2005.

“Anche se non è detto esplicitamente – ha detto Maria Grazia Laganà – ritengo che il Fabio di cui si parla nelle carte dell’inchiesta sia mio fratello. Sarà lui, comunque, a chiarire tutto”. (ANSA).
 
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Martedì 14 ottobre 2008, 18:57
‘Ndrangheta: Laganà, ferma disapprovazione per il comportamento del fratello 
 
 
Il deputato del Pd Maria Grazia Laganà, con una dichiarazione, è tornata sui presunti rapporti del fratello Fabio con l’ex sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione, arrestato ieri per concorso esterno in associazione mafiosa. “Tutti sono a conoscenza – afferma Maria Grazia Laganà – dell’azione di contrasto che ho svolto nei confronti della criminalità organizzata, anche quella della Piana di Gioia Tauro. Pertanto, esprimo la mia più ferma disapprovazione in ordine al comportamento di mio fratello Fabio, connotato da assoluta leggerezza e da scarsa ponderazione nel contesto nel quale ha agito”. (ANSA).
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‘NDRANGHETA: GASPARRI, SI CHIARISCA COINVOLGIMENTO FRATELLI LAGANA’ 
 
(ASCA) – Roma, 14 ott – ”Piu’ volte nel passato ho sollecitato l’urgenza di far luce fino in fondo sulle vicende della Locride e sui fatti che riguardano l’onorevole Maria Grazia Lagana’, vedova di Francesco Fortugno, in passato componente della commissione Antimafia. Dalle notizie relative agli ultimi arresti di ex amministratori in Calabria, si evince che un tale Fabio avrebbe dato informazioni riservate ad una delle persone attualmente arrestate. L’onorevole Lagana’ oggi ha dichiarato alla stampa di non sapere come mai questo Fabio avesse notizie riservate.

Forse potrebbe non essere ininfluente il fatto che questo Fabio sia in realta’ il fratello della stessa Lagana’. La circostanza e’ riportata da diversi giornali, ma non dalle puntuali cronache dell’Unita’. Qualcuno avverta la De Gregorio della stretta parentela del citato Fabio con una deputata del partito di Veltroni”. Lo dichiara il presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.

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 ‘Ndrangheta: un pentito racconta i rapporti con i sindaci
 
Roma, 14 ott (Velino) – C’è anche la testimonianza del collaboratore di giustizia Salvatore Facchinetti tra le accuse contro il sindaco di Rosarno, Carlo Martelli, arrestato ieri nell’operazione della Dda di Reggio Calabria insieme con gli ex sindaco e vicesindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torriono e Rosario Schiavone. Facchinetti, in un verbale di interrogatorio, sostiene che “‘sti ragazzi erano quelli che portavano i voti p’ ‘o sindacu Martelli perché a Martelli l’hanno messo loro”.

Le ragioni della scelta di Carlo Martelli come candidato sindaco le spiega il pentito, specificando che si trattava di una persona che un tempo poteva contare su discrete possibilità finanziarie e che, successivamente, sarebbe “andato in disgrazia”, forse per il vizio del gioco.

Una circostanza che, secondo i pm, spiegherebbe più facilmente la disponibilità dell’amministratore locale ad accogliere le richieste della cosca Piromalli.
“E hanno messo a Martelli – prosegue, infatti, il pentito – pecchì siccome Rao (un altro esponente politico locale, n.d.r.), non lo so perché non si è messo lui direttamente come sindaco, però era lui quello che ha messo a Martelli che prima stava benissimo a livello di soldi e poi è sceso proprio giù”.

“Ho saputo pure che era sotto usura – aggiunge Facchinetti nell’interrogatorio – che aveva il vizio delle carte e hanno messo a lui come il sindaco di Rosarno, e di cui ci sono stati pure dei voti falsi”.

In particolare, sulla vicenda dei voti falsi Facchinetti aggiunge che “avivano diversi carti d’identità e firmavano loro o postu i ‘sti persone qua”. (segue)

Per quanto riguarda, infine, il ruolo dell’ex sindaco di Gioia Tauro, Dal Torrione, non è escluso che i pm ascolteranno, come testimone, Fabio Laganà, il fratello della parlamentare del Pd Maria Grazia Laganà, per ricostruire i contatti tra l’ex sindaco e lo stesso Fabio Laganà. All’inizio di quest’anno, infatti, Fabio Laganà avrebbe avvertito il sindaco che la visita della Commissione d’accesso incaricata dalla Prefettura sarebbe slittata. Una notizia che ha consentito a Dal Torrione di tentare di sistemare alcune pratiche per tentare di evitare contestazioni sulla gestione (il Comune però è stato ugualmente sciolto nell’aprile scorso) e lo ha indotto a cercare contatti istituzionali con alcuni componenti della Commissione parlamentare antimafia.

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Il sottile confine tra mafia e “Antimafia”

di Giuseppe Baldessarro   
mercoledì 15 ottobre 2008
Dopo gli arresti dei sindaci di Gioia Tauro e Rosarno emergono nuovi particolari inquetanti: nei fascicoli degli inquirenti alcune intercettazioni telefoniche tra Fabio Laganà, segretario particolare di Franco Fortugno nonchè fratello della vedova Fortugno e parlamentare del PD Maria Grazia Laganà, ed il sindaco di Gioia Tauro arrestato nei giorni scorsi, Giorgio Dal Torrione.
Dato che la notizia è rimasta quasi sottaciuta da parte di tutta la stampa che conta, vi riproponiamo qui un pezzo scritto per il Quotidiano della Calabria dal bravo Peppe Baldessarro.

Una sponda parlamentare

Nelle carte i contatti di Dal Torrione con Tassone e Maria Grazia Laganà

Governo Ombra REGGIO CALABRIA – Il sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione, era preoccupato per l’arrivo della commissione d’accesso agli atti amministrativi che il Viminale gli aveva mandato. Temeva che gli ispettori ministeriali mettessero il  naso nella corte del Comune. In qui documenti che potevano svelare gli affari dei clan, i favori fatti ai Piromalli. Le sue responsabilità e le sue connivenze. Dal Torrione aveva paura che la pentola fosse scoperchiata e che lui e la sua amministrazione rimanesse impigliato nelle maglie della giustizia. Per questo nel febbraio scorso, dopo che nel dicembre precedente nel suo comune era arrivata la commissione di accesso antimafia, cercò di prendere tempo, di trovare una sponda politica. A dicembre si era già incontrato con Mario Tassone, suo compagno di partito nell’Udc, e il 28 febbraio si reca a Roma per incontrare nuovamente sue rappresentanti istituzionali, componenti della Commissione parlamentare nazionale antimafia, Mario Tassone di nuovo, e Maria Grazia Laganà, del Pd.

Il 21 febbraio 2008, riferisce la polizia ai magistrati, Del Torrione sente Fabio, un componente della segretaria della Laganà, che da un telefono intestato all’onorevole gli portava «buone notizie».
Fabio chiamava il sindaco «per dirgli della proroga firmata ieri (il 20 febbraio, ndr)», anche se non sapeva di quanti giorni.
E aggiunge: «bisogna stare con gli occhi aperti, comunque è un dato positivo altrimenti avrebbero già chiuso il discorso».
Dal Torrione completava la frase aggiungendo «se no ci avrebbero già fatto il culo a cappello di prete». Fabio chiede anche del reintegro in giunta dell’assessore Nicola Zagarella (a suo tempo componente della segretaria di Francesco Fortugno, il vice presidente del consiglio regionale ucciso a Locri nel 2006). L’esecutivo di Gioia era stato sciolto da poco dalo stesso primo cittadino, e per rifare la squadra il primo cittadino dice di «aspettare che si chiarisca il problema».

La conversazione, a giudizio dei pm che hanno condotto l’inchiesta, è «particolarmente significativa per due motivi. Il primo è relativo alla esigenza e alle iniziative che Dal Torrione ha adottato per ritardare al l’accesso della Commissione, al punto che “Fabio” si affretta a chiamarlo per comunicargli della proroga. E non manca di sottolineare il valore positivo della cosa, segno evidente del fatto che ben sa come tale risultato fosse particolarmente desiderato da Dal Torrione. Il secondo è quello relativo al timore manifestato da entrambi con riferimento agli esiti del lavoro della Commissione, su cui mostrano di voler intervenire, quanto meno per ritardarne l’inizio dei lavori».

Per gli inquirenti «il ritardo consente a Dal Torrione di mettere a posto le cose nei limiti del possibile. E una prima cosa la
mette senz’altro a posto: modifica la composizione della Giunta allo scopo di eliminare “il personaggio equivoco”, cioè il vice sindaco Rosario Schiavone, colpevole di non essersi dimesso, sicchè è chiaro il riferimento alla vicenda relativa al parere favorevole espresso nei confronti di Piromalli».

Alla luce dei risultati investigativi acquisiti in ordine alla vicenda – aggiungo – no i pm – «non c’è che da concludere che il
vero personaggio equivoco per bocca dello stesso interessato è proprio lui, il Dal Torrione». Il sindaco che cerca di metterci una pezza e che per farlo, non esita a rivolgersi ai componenti calabresi dell’antimafia nazionale.

Giuseppe Baldessarro
(Il Quotidiano della Calabria, 24/10/2008)

SPECIALE “CASO FABIO LAGANA’ ” 

 

 

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