Quella “lettera dal carcere”…

13 10 2008

Fuori dai denti, da “Il Dito”
  
 
Chissà se l’idea di incorniciare il messaggio di Santapaola junior con una testatina dal sapore tardoromantico, “Lettera dal carcere”, sia venuta ad un giornalista dalle buone letture. Oppure se sia stata una trovata leggera, senza significato profondo. Una cosa del tipo: “Facciamo che c’è una rubrica dedicata, và! Non si sa mai dovesse scriverci anche Riina dal carcere milanese di Opera”. Sì, facciamo che sia andata così. Che al giornale di viale Odorico da Pordenone il messaggio del figlio di “Nitto” sia sembrato davvero una cosa normale, persino uno scoop, anzi, di quei privilegi rari che possono capitare solo al giornale più letto dai catanesi.
Facciamo anche che il primo sferragliare di rotativa quella notte abbia concesso un brivido a chi non ne provava più da tanti anni, abituati come si è alle notizie tutte uguali e senza pepe.
Se così fosse si sarebbe assistito al primo scoop fuori dalle regole delle tre “S”. Di sesso Santapaola non scrive, impegnato com’è a farsi carico della sua stessa salute, di sangue neppure – perché avrebbe dovuto ricordare i massacri che in questa città, o fuori di essa, hanno bagnato circonvallazioni, giacchette di generali e giornalisti, sarebbe stato di cattivo gusto- e di soldi, meno che mai. La crisi investe tutto e tutti, è tempo di crollo di Borse e lo sanno anche i carcerati del 41 bis.
Oppure, facciamo che al Viale sia prevalso lo stile.

Perché la “Lettera dal carcere”, ben scritta, lieve e vibrante allo stesso tempo, è pure colta. Gli anni nel duro regime evidentemente fanno bene ai reclusi, e stimolano l’interesse a conoscere i romanzi di Cervantes e fare persino raffinate citazioni sull’“uomo qualunque”. Roba che neanche gli avvocati.

Rimane un’ultima ipotesi. Che al quotidiano “La Sicilia” si sia ceduti al fascino di un ritorno al passato, agli Ottanta, agli anni duri dei cento e passa omicidi all’anno, alla tiritera che la mafia non esiste. Anzi, che neppure Santapaola esiste. Facciamo così, facciamo.

Ma no. Concediamoci un’ultima via d’uscita. Che abbia organizzato tutto la De Filippi. Che sia tutto un sequel-reality-format di una nuova edizione di “C’ è posta per te”, con un pubblico di catanesi che grida: “Aapri la busta! Aprila”. Che sia tutta una burla per farci dimenticare il debito con l’Enel e gli stipendi dei nuovi direttori generali. Che sia tutto un Grande Fratello organizzato per vedere l’effetto che fa. Che sia un ultimo, disperato tentativo, di farci dimenticare il silenzio colpevole di questa splendida e puttanissima città nera.

 (fonte: http://www.ildito.it/articolo.asp?id_articolo=2277)

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