Legami tra politica e ‘ndrangheta: arrestato sindaco di Gioia Tauro

13 10 2008

Ordine di custodia anche per il vicesindaco e per il primo cittadino di Rosarno
In manette il boss dei Piromalli e suo nipote contattato dai comuni come consulente legale
Loiero, presidente Regione: “Collusioni tra enti locali e malavita ce ne sono parecchie”

da “Repuibblica”

GIOIA TAURO – “Il sindaco di Gioia Tauro era disponibile ad uniformare le scelte del Comune agli interessi della cosca Piromalli”. Sono pesanti le accuse che i magistrati della Direzione antimafia della Calabria rivolgono al sindaco e al vicesindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione e Rosario Schiavone, e al sindaco di Rosarno Carlo Martelli, arrestati stamane per concorso esterno in associazione mafiosa.

In manette anche Gioacchino Piromalli, l’anziano mediatore tra il clan e le amministrazioni pubbliche, e suo nipote avvocato, omonimo del boss, già condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso, condannato a risarcire 10 milioni di euro.
“In spregio a qualunque norma giuridica e morale, nonché del buon senso”, scrivono i procuratori, le due amministrazioni locali avevano espresso la volontà di pagare consulenze all’avvocato Piromalli. “Sarebbe stato così concesso alla cosca – scrivono i giudici – di entrare ufficialmente all’interno dei municipi agevolando le possibilità, già ingenti, di controllo e di indirizzo della pubblica amministrazione”.
Il presidente della giunta regionale calabrese Agazio Loiero non nasconde che “collusioni tra enti locali e malavita organizzata ce ne sono parecchie” nella sua regione: “Ci sono zone dove l’intensità mafiosa è più forte che in altre, dove la collusione è quasi inevitabile. Ma ci sono tanti politici locali che resistono alle pressioni della ‘ndrangheta, eroi che si mantengono puliti”.
Gli arresti di stamani seguono quelli del luglio scorso con cui la polizia annunciò di aver decapitato la cosca Piromalli. Dalla fine dell’aprile scorso, il consiglio comunale di Gioia Tauro era sciolto ma già nel 1991, e sempre per presunti condizionamenti tra la criminalità organizzata e amministrazione locale, i politici locali erano stati sollevati dall’incarico di amministrare il Comune.

iorgio Dal Torrione, sindaco dell’Udc al momento dello scioglimento, era stato eletto a capo di una coalizione di centrodestra, dopo il ballottaggio del maggio 2006. Gridò allo scandalo quando la Prefettura ordinò lo scioglimento del consiglio comunale. Chiamò in causa l’allora viceministro dell’Interno Marco Minniti, accusandolo di avere architettato il tutto per una questione politica, ma i giudici, nell’ordinanza di arresto firmata stamane, spiegano che la cosca Piromalli era giunta addirittura a chiedere la variazione del progetto della A3.
Dalle intercettazioni ambientali ordinate nei confronti di Dal Torrione, scrivono i pm, è emersa “la disponibilità a sposare le esigenze di un imprenditore, rappresentante di un più ampio gruppo notoriamente vicino ai Piromalli, uniformando le scelte della pubblica amministrazione agli interessi della cosca”.

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