Don Ciotti: “La lotta alle mafie non è una priorità del paese”

13 10 2008

Al via oggi la dodicesima edizione della Carovana antimafie
Cento tappe in due mesi per parlare dell’emergenza criminalità organizzata
Il fondatore di Libera: “Inquietante che in questo clima la Commissione antimafia
non sia ancora insediata e operativa”. Beni (Arci): “Pericoloso arretramento”

di CLAUDIA FUSANI su “Repubblica”

ROMA – “E’ inquietante che in un paese dove governo e parlamento sono velocissimi nell’approvare provvedimenti che riguardano gruppi ristretti di persone, lo stesso governo e lo stesso parlamento, ad oltre cinque mesi dal loro insediamento, non siano ancora riusciti a far partire la Commissione parlamentare Antimafia. Come se la politica non sentisse la necessità di avere voce su quello che accade ogni giorno, su un’emergenza come quella della criminalità organizzata”. Come se non ci si stupisse più, come se tutto fosse statistica, con quell’assuefazione lenta che è il primo passo per non indignarsi più.

Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, parla davanti a studenti e insegnanti. Continua a farlo, non ha mai smesso anche se qualche anno fa la sua era una voce tra tante e oggi è una delle poche che ancora trova la forza di alzarsi contro il potere delle mafie. L’occasione è la partenza della Carovana nazionale antimafie, edizione numero 12, dodici viaggi suddivisi in oltre cento tappe attraverso paesi, cittadine e città. Un modo, dice Paolo Beni, presidente dell’Arci, con Libera, Banca Etica, Fondazione Unipolis, Unipol, Avviso pubblico, Cgil e Cisl tra i promotori della Carovana, “per coinvolgere le persone a parlare e a confrontarsi su un tema come quello dell’emergenza criminale che sembra scomparso dalle priorità del paese. Le persone non parlano più, non comunicano più, ricevono solo messaggi dalla tivù con cui non possono interagire”.
Due sindaci calabresi, di Gioia Tauro e Rosarno – è cronaca di stamani – arrestati perchè collusi con il clan Piromalli, uno dei più spietati della ‘ndrangheta. Il Parlamento tace, la Commissione Antimafia ancora non è in funzione. I casalesi sparano, uccidono, per dare una lezione, ” a caso contro i neri”, diciassette “azioni”, come le definiscono i verbali di polizia, tra omicidi realizzati e tentati dal 2 maggio al 5 ottobre. Il Parlamento tace, la Commissione Antimafia non si è ancora convocata, non è stato nominato neppure il presidente. Le mafie, tutte, allungano le mani sugli appalti miliardari dell’Expo, la magistratura ingada e il Parlamento, di nuovo, tace.
Così vanno le cose. L’insediamento dell’Antimafia è tradizionalmente una faccenda lunga, all’inizio di ogni legislatura deve essere approvata la legge che conferisce i poteri e individua deputati e senatori membri dell’organismo bicamerale. Qualcosa che accade quasi sempre dopo la pausa estiva. In questa sedicesima legislatura, però, c’è un di più di lento e farraginoso, soprattutto rispetto alla velocità con cui invece il Parlamento legifera e il governo decide.

“Il ruolo dell’Antimafia dovrebbe essere proprio quello di chi chiede e pretende la responsabilità della politica rispetto a questi temi così urgenti per il paese e per il rispetto della legalità” insiste il fondatore di Libera. Un silenzio che pesa e che denuncia, aggiunge Paolo Beni, “un pericoloso arretramento nella lotta alle mafie, un abbassamento della guardia nonchè il progressivo svuotamento dei poteri parlamentari”.
E’ come se in Italia ci fossero due codici penali, “uno – dice don Ciotti – per i cittadini italiani, un altro per i diversi, i poveri, gli stranieri”. Non solo: “Ci preoccupiamo di punire le prostitute ma la lotta alla criminalità organizzata non è una priorità”. Per il fondatore di Libera “l’ordinanza anti-lucciole a Roma.
favorirà gestioni mafiose della prostituzione”. E’ sbagliato “far sì che le ragazze vengano confinate negli appartamenti, per aiutarle abbiamo bisogno di incontrarle sulla strada”. Con la Turco-Napolitano, la legge sull’immigrazione precedente alla Bossi-Fini, “7.500 ragazze hanno lasciato il giro e lo sfruttamento grazie alla regolarizzazione prevista per chi denuncia il proprio sfruttatore”.
Con queste premesse, la Carovana si mette in cammino oggi dalla Casa del jazz di Roma, una bellissima villa ricavata dalla confisca dei beni della banda della Magliana. Cento tappe che toccheranno tutte le regioni d’Italia in due diversi percorsi, verso il Nord e verso il Sud per ricongiungersi a metà dicembre nella tappa finale di Ragusa. “‘Le mafie non moriranno mai se non cambia il modo di fare politica e non si creano politiche sociali nei territori” dice don Ciotti. Finchè lo Stato non proverà a dare in quanto diritto ciò che le mafie danno come favore.

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