LE URGENZE DEL MINISTRO ALFANO: QUI CASCA L’ASINO

13 09 2008

di Nicola Piccenna

Cosa abbia spinto S.E. Angelino Alfano, avvocato e Ministro pro-tempore della Giustizia, a disporre il trasferimento d’urgenza del Sost. Proc. di Catanzaro Luigi De Magistris possiamo solo immaginarlo (poiché a scriverlo si commetterebbe reato). Ma una domanda urgentissima, nel senso che necessita di una risposta (questa sì) veramente urgente, la dobbiamo scrivere. E l’utilità di sollevare pubblicamente la questione è facilmente comprensibile: porre il Ministro Alfano, il CSM ed il Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione di fronte alle gravissime responsabilità di un mancato intervento e chiamare l’opinione pubblica (comprendente anche quella dei magistrati in servizio attivo) alle sue non meno gravi responsabilità di controllo e vigilanza sulla vita democratica del nostro paese, cioè dell’Italia.

Con il trasferimento del Dr. Luigi De Magistris a Napoli, i procedimenti che egli curava dovranno essere assegnati ad altro magistrato anzi, visti i carichi di lavoro del Dr. De Magistris, ad altri tre o quattro magistrati (come è già accaduto per le inchieste Poseidone e Why Not). A decidere le assegnazioni dovrebbe essere il Procuratore della Repubblica di Catanzaro e qui casca l’asino. E’ infatti accertato che diversi magistrati con funzioni apicali presso la Procura della Repubblica di Catanzaro abbiano sviluppato (nel tempo e sino ai giorni nostri) una fitta rete di rapporti con alcuni degli indagati dalla Procura di Catanzaro e, beffa del destino, proprio con gli indagati dal Dr. Luigi De Magistris nelle inchieste Why Not, Poseidone e Toghe Lucane. E’ anche accertato che la fitta rete di rapporti abbia finito per condizionare il buon esito di alcuni provvedimenti cautelari emessi dal Gip di Catanzaro su richiesta del “solito” De Magistris. E’, in ultimo, accertato che più d’uno, fra i magistrati oggi in servizio a Catanzaro, è indagato dalla Procura della Repubblica di Salerno perché ha concordato, organizzato e messo in opera attività finalizzate alla delegittimazione ed al trasferimento del Dr. Luigi De Magistris (cattivo magistrato, come ebbe a dire di lui una certa d.ssa Vacca, membro del CSM, ben prima che il plenum ne disponesse il trasferimento). Quando diciamo “accertato”, è evidente che non ci riferiamo alla verità processuale poiché le indagini ed i procedimenti sono pendenti.
Ci riferiamo alla verità storica, fattuale, alle telefonate che ci hanno fatto apprendere dalla viva voce dell’ex magistrato ed ex-governatore calabro, Chiaravalloti, che De Magistris avrebbe passato il resto dei suoi giorni a difendersi; che avrebbero passato (Chiaravalloti & C.) l’incombenza di punire De Magistris direttamente alla Camorra (nota consorteria filantropica); agli interventi mirati (e documentati) degli avvocati in odor di “grembiulini” che rassicurano indagati eccellenti e producono interventi mirati al Senato ed alla Camera. Ci riferiamo alla verità storica e fattuale di cui parlano i magistrati di Salerno che, speriamo a breve, concluderanno altre clamorose indagini e daranno evidenza pubblica ai comportamenti moralmente e deontologicamente riprorevoli delle alte sfere della magistratura Catanzarese (e non), dei funzionari ministeriali e degli indagati eccellenti che continuano a strepitare per ogni virgola è pagliuzza mente incedono ingombri di faldoni di prove a loro carico e travi d’ogni foggia e dimensione.

Ebbene, Eccellentissimo Signor Ministro (pro-tempore) della Giustizia, vogliamo lasciare che siano questi magistrati a decidere a chi assegnare i procedimenti a carico dei propri amici e, chissà, sodali in ipotesi di gravissime imprese criminose?

Sarebbe come affidare al cassiere della mafia le risorse sequestrate al mafioso, sarebbe come se il sequestro non fosse mai avvenuto. O Lei non condivide, nonostante l’estrema sensibilità mostrata nel trasferire il Dr. De Magistris, che Le fa onore e di cui potrà menar vanto?
Ecco perché adesso S.E. il Ministro (pro-tempore) della Giustizia deve intervenire con la massima urgenza, diversamente compirebbe un reato di favoreggiamento verso gli indagati.
Reato di cui i magistrati ligi al dovere ed alla Legge (solo a quella devono sottomissione) dovrebbero chiedergli conto iscrivendolo nel registro degli indagati e procedendo in ossequio all’obbligatorietà dell’azione penale. E qui voglio essere esplicito al massimo.

Non è più sufficiente che, lodevolmente, alcuni magistrati intervengano sui blog, in televisione e sui giornali a parlare di Costituzione violata, Legge vilipesa e simili gravi questioni. Occorre che si assumano la responsabilità personale di avviare azioni penali anche attraverso la formale denuncia (ove non abbiano direttamente la competenza per procedere). Non possono lasciare il peso della “prima linea” a cinque giornalisti, quattro magistrati e una sparuta pattuglia di marescialli e ufficiali di Polizia Giudiziaria (i numeri non sono casuali).

Si è parlato troppo, anche dicendo cose giuste e scomode verità, ma troppo!
Adesso occorre agire attraverso gli strumenti giurisprudenziali e ordinamentali che già ci sono, che non bisogna inventare ma che, se non adeguatamente e tempestivamente utilizzati verranno smantellati (cosa che sembra imminente e sulla cui urgenza lo stesso Ministro por-tempore si è ampiamente speso. Visti gli antecedenti, c’è da prestargli la massima attenzione).

Del resto, qualcuno mi sa spiegare perché una denuncia/querela presentata presso la Caserma dei Carabinieri di Matera il 22 settembre 2007, contro l’allora Ministro della Giustizia (On. Clemente Mastella) sia finita nel limbo nebbioso della Procura Generale presso la Suprema Corte di Cassazione senza produrre alcun atto (ad oggi) noto al denunciante?

Il Governo Berlusconi, attraverso il brillante Ministro (pro-tempore) Angelino Alfano, altro non vuol far altro se non “sanare” questi incresciosi equivoci, eliminando l’obbligatorietà formale (costituzionale) dell’azione penale e riconducendola alla discrezionalità dei magistrati, come è tuttora di fatto.

Un’ultima preghiera, ma potrebbe essere anche intesa come esposto-denuncia, bisogna rivolgerla alla Procura della Repubblica di Salerno che indaga sui magistrati calabresi e lucani impegnati ad intercettare, controllare, delegittimare e trasferire De Magistris. Qualora dalle evidenze d’indagine (che essendo nella fase preliminare non sono note) emergessero coinvolgimenti significativi dei magistrati catanzaresi chiamati a “gestire” la successione al Dr. De Magistris, sarebbe doveroso anche la valutazione della richiesta di provvedimenti cautelari a tutela del procedimento “Toghe Lucane”. O vogliamo aspettare che si ripeta quanto denunciò pubblicamente il PM. Dr. Pierpaolo Bruni, chiamato nel pool che ha ereditato “Poseidone” e “Why Not”?

Rinnoviamo l’invito a sottoscrivere la petizione per il trasferimento immediato delle Toghe Indegne: www.firmiamo.it/togheindegne

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