Omaggio a 50 anni dalla morte/ Don Luigi Nicoletti, lo Sturzo calabrese

4 09 2008

di MONS. LEONARDO BONANNO*

Don Luigi NicolettiNel clima di grande fermento politico, sociale e religioso, che caratterizza la Calabria agli inizi del Novecento il nome di Luigi Nicoletti, paragonato a don Sturzo, evoca una delle figure più rappresentative del Movimento Cattolico dell’Italia Meridionale per il suo impegno di uomo politico, giornalista, conferenziere, docente, scrittore, e pur sempre sacerdote.
In un territorio di particolare depressione sociale diventa punto di riferimento alla stregua di maestri e sacerdoti che con Francesco Caporale di Catanzaro, Paolo Albera, orionino ligure operante a Reggio Calabria
e tanti altri, hanno tracciato un solco profondo nel tessuto sociale della Calabria.
Nella prospettiva del Vangelo egli concepisce la politica nel senso più nobile del termine tanto da costituire
l’ideale del suo multiforme impegno, alla scuola di don Carlo De Cardona, apostolo e pioniere nell’opera di elevazione morale e sociale di contadini e operai in Calabria, mediante una azione democratica, secondo le direttive della Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII.

LA VITA
Nato il 6 dicembre 1883 a S. Giovanni in Fiore, popoloso centro della Sila, ricco della tradizione dell’abate
Gioacchino, Luigi era figlio dell’avvocato Antonio e di Teresa Zumbini, sorella dello scrittore Bonaventura
e cugina del giurista Bennardino Alimena.
La famiglia, dalle profonde radici cattoliche, è guidata dalla madre, rimasta vedova con quattordici figli, e
vive dalla rendita di alcuni fondi rurali silani.
Compiuti gli studi ginnasiali e liceali presso la Badia benedettina di Cava dei Tirreni, senza esami e con medaglia d’oro, si trasferisce a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana, dove nel 1905 consegue il
dottorato in Teologia, preceduto da don Carlo De Cardona.
Ordinato sacerdote a ventitrè anni, nel 1906, è chiamato a Cosenza dall’arcivescovo Camillo Sorgente, il
quale gli affida l’incarico di insegnante di Lettere e Filosofia nel Seminario Cosentino, che in quegli anni ospitava gli alunni del ginnasio-liceo e quelli del corso teologico, collega di De Cardona e di altri valenti maestri sacerdoti.

L’IMPEGNO POLITICO
Nel primo decennio di permanenza a Cosenza sul giovane sacerdote si appuntano le speranze e le trepide certezze dei cattolici, che trovano nella Lega del Lavoro la loro unità e si raccolgono intorno a “L’ Unione”, giornale fondato dal De Cardona, che ravvisa i segni forieri delle imminenti competizioni elettorali.
Nel 1910 don Luigi è eletto Consigliere provinciale per il Mandamento di S. Giovanni in Fiore (il De Cardona
lo era già per quello di Rose); è una vittoria popolare, che ha il significato di una rottura con l’immobilismo
del passato (durato venti anni) per un popolo che vuole vivere da protagonista la sua storia.
I buoni montanari, iscritti alla Lega Cattolica, conquistano l’anno successivo il Comune Silano, che viene amministrato su un piano di civile moralizzazione all’insegna dei grandi ideali e senza preoccupazioni particolaristiche.
Sul nuovo periodico “L’Unione-Lavoro”si appunta l’ironia del Nicoletti sull’annosa polemica tra  l’Amministrazione leghista e i nuovi personaggi, che si affacciano sulla scena di una nuova fase amministrativa, che si prodigano nel diffondere i giornali “La Parola Repubblicana” e “La Cooperazione”,
di tendenze anticlericali e massoniche.
Ritornato dell’esperienza militare sul fronte del Trentino, all’Isonzo e a Gorizia, il Nicoletti alla nascita del
Partito Popolare ne diventa Segretario per la provincia di Cosenza. Guida i Popolari nella resistenza al Fascismo nel ’24 e durante il ventennio svolge in diocesi gli incarichi di Assistente di Azione Cattolica, della Fuci e dei Laureati Cattolici.
A partire dal giugno 1937 il Nicoletti, con Bassorilievi, scrive una serie di articoli contro l’invadenza della
propaganda nazista in odio alla Chiesa, che avversava i piani criminali di Hitler.
Più che le ragioni di fede egli analizza le ragioni storiche che inducano a pensare che la vittoria sarà della
Chiesa, avendo essa subito, nel corso dei secoli, ben altre bufere, rimanendo sempre ben salda dove l’ha posta il suo fondatore. Agli italiani smemorati don Luigi fa capire che passerà anche questa raffica devastatrice, demoniaca e forsennata del Nazismo.
Alla fine degli anni ’30 il settimanale cattolico “Parola di Vita”, diretto dal sacerdote, fu una voce solitaria
nel panorama giornalistico calabrese nel condannare l’antisemitismo e l’etica neomanichea del Nazismo.
Quando i bagliori sinistri del secondo conflitto mondiale si affacciano all’orizzonte giunge il trasferimento
d’ufficio del reverendo professore dal Liceo “Telesio” di Cosenza a quello di Galatina, nelle Puglie.
L’arcivescovo Roberto Nogara, arcivescovo a Cosenza dal ’35 affida la direzione del giornale al giovane sacerdote Eugenio Romano, che già nel suo primo articolo, dal titolo significativo “L’Azione Cattolica non è scuola di debolezza”, manifesta la continuità nel condannare la discriminazione razziale tanto che “Calabria Fascista” definisce “Parola di Vita” “piccola succursale dell’Osservatore Romano”.
Alla caduta del Fascismo, nel ’43, don Luigi venne eletto Segretario Provinciale della DC di Cosenza, unico
sacerdote in Italia, che profuse l’impegno e l’entusiasmo degli anni giovanili nel riproporre i principi cristiani
nelle mutate condizione della società civile; in quello stesso anno fondò e diresse “Democrazia Cristiana”,
settimanale del Partito. Nello stesso anno ha fatto parte del Comitato Provinciale di Liberazione, insieme con
Pietro Mancini e Fausto Gullo in questo ruolo si è mostrato equilibrato rasserenando gli animi.
L’uomo così, irrobustito dalle lotte, ha partecipato ai primi risvegli delle “idee ricostruttive” di Alcide De Gasperi.

L’OPERA EDUCATIVA
Con il suo insegnamento delle Lettere al Liceo “Telesio” di Cosenza, per cinquanta anni, raggiungeva il vasto pubblico dei ragazzi e dallo studio dei grandi maestri del passato partiva il suo bisogno di dialogare con la gente attraverso la sua opera di scrittore e pubblicista.
Il Manzoni è stato il suo autore preferito ed apprezzava il romanzo manzoniano perché era “ la glorificazione della povera gente” .
“ I Personaggi dei Promessi Sposi “opera a cura del Nicoletti, ha avuto una diffusione nazionale.
Don Luigi morì povero, il 3 settembre 1958, presso l’Ospedale Civile di Cosenza e le sue spoglie vennero
accompagnate da un tripudio di folla nella sua San Giovanni.
A cinquant’anni dalla sua scomparsa sono tanti ancora oggi a ricordare quella figura di sacerdote, che ha lasciato un segno indelebile nel tessuto sociale e religioso della nostra terra.
Il ricordo più ricorrente in quanti l’hanno conosciuto ed ascoltato nei pubblici comizi è la sua vis oratoria, con la quale elettrizzava le folle, quando, la sua persona, come si esprime il confratello scrittore Eugenio Serravalle, “si stagliava davanti alle moltitudini dominatrice e magnifica con la voce della Verità che si serve”.

* Vicario Generale Arcidiocesi Cosenza -Bisignano

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2 responses

17 03 2010
Wanda Nicoletti

Sono la signora Wanda Nicoletti, abitante a Roma ,ma originaria di Cosenza.
Per puro caso,sono venuta (sebbene con molto ritardo) a conoscenza dell’omaggio a 50 anni della morte di Don Luigi Nicoletti. Anche mio nonno è nato a San Giovanni in Fiore prov. Cosenza. Mio papà Eugenio Nicoletti ora defunto,ne ha sempre parlato in famiglia di questo illustre parente.
Veramente intensa la sua opera educativa, personalità attiva con un senso del dovere immenso.Sono veramente onorata di avere questo cognome!

5 03 2011
SILVANA NICOLETTI

mio padre Umberto Nicoletti è nato a Caccuri il 14.03.1921, suo nonno Giovanni coniugato con Oliverio, era originario di San Giovanni in Fiore, mi piacerebbe sapere le origini e i parenti che non conosco. Grazie

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