FAMIGLIA CRISTIANA – 2/ RIFORME, IL PROGETTO SUL FEDERALISMO FISCALE DEL GOVERNO

4 09 2008

CARA ROMA FATTI PIÙ IN LÀ
Sull’autonomia tributaria delle Regioni Calderoli e Bossi hanno scelto la linea aperta del dialogo, aprendo in Parlamento anche all’opposizione. Ma qualche rischio c’è…

di Francesco Anfossi

A parole, lo vogliono tutti. Nei fatti, ci sono molti distinguo. È il federalismo fiscale, parola che è rimbalzata in molti dibattiti di mezza estate. Sarà, comunque, il Parlamento a mostrare chi è effettivamente a favore e chi è contro il progetto messo in atto dal ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, che prevede la gestione diretta del gettito fiscale da parte delle Regioni su materie come sanità, istruzione, pubblica sicurezza. Un modo per controllare meglio dove vanno a finire le tasse dei cittadini, assicura il ministro, e soprattutto per evitare sprechi o addirittura malversazioni. La bozza si compone di 19 articoli, scanditi con chiarezza (autonomia fiscale del territorio, incentivi agli enti virtuosi, collegamento tra tributi pagati e servizi erogati ai cittadini, perequazione e solidarietà), e un calendario prefissato che va da oggi a oltre il 2009.

Il federalismo fiscale è uno dei temi politici che ci accompagnerà nella ripresa di autunno. I ministri del Governo Berlusconi, con la rigguardevole eccezione di quelli di Alleanza nazionale, sono tutti entusiasti, a cominciare dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi: «Se diamo alle Regioni gli stessi mezzi per garantire i servizi a costi standard, la catena diventa virtuosa, perché ognuno sa che deve operare entro quei limiti, altrimenti si va incontro al commissariamento e al fallimento politico».

Per il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, da sempre vicino alla Lega, «il federalismo va attuato, anche nella parte fiscale. Ci guadagneranno tutti. Chi perderà sarà la cattiva politica». Piace anche al governatore della Lombardia Roberto Formigoni, purché faccia rima con sussidiarietà. Dal canto suo, Calderoli ha scelto la strada della “riforma dal basso” e del disegno di legge. Continua a presentare il suo progetto a dibattiti ed eventi culturali, tende la mano all’opposizione e assicura che il suo progetto contiene interventi perequativi, che non faranno scivolare nel baratro le Regioni meno ricche, in particolare nel Mezzogiorno. L’altro ministro leghista, il leader del Carroccio Umberto Bossi, dichiara di preferire il dialogo alla spallata. Il ruolino di marcia del federalismo è questo: un pre-esame del ddl nei primi giorni di settembre, in Consiglio dei ministri, poi, a metà settembre, una conferenza unificata. Infine, l’approvazione con la Legge finanziaria. Nel frattempo, ci sarà persino un dibattito a Napoli, in occasione della festa nazionale del Movimento per l’autonomia, dal 19 al 21 settembre. Tra gli ospiti, oltre al padrone di casa Bassolino e al leader del Mpa Lombardo, anche Calderoli e il sindaco di Torino Chiamparino.

Ma c’è qualcuno, se non contrario, almeno perplesso sul progetto? A ben guardare qualcuno c’è. I governatori delle Regioni a statuto speciale, ad esempio, timorosi di vedersi ridurre i trasferimenti. Il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, risponde che «ognuno deve essere disponibile a mettersi in discussione, e anche le regioni a statuto speciale devono fare la loro parte». Anche Rocco Buttiglione, a nome dell’Udc, è preoccupato, «al pari di Confindustria». Buttiglione teme «un federalismo pasticciato, che si tramuti in un aumento della spesa e in una diminuzione dell’efficienza». Il rischio, insomma, che gli italiani si ritrovino con due apparati da mantenere, quello regionale e quello statale.

Francesco Anfossi

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